Le parole di Papa Ratzinger hanno scatenati reazioni in tutto il mondo.

Da www.repubblica.it

Il presidente iraniano si unisce al coro di attacchi a Benedetto XVI
dopo il discorso sull’Islam: "Spiegarla bene perché nessuno possa distorcerla"

Ahmadinejad: "Islam religione più bella"
E il Nyt critica il Papa: "Si scusi"

Anche il quotidiano Usa prende posizione: "Non è la prima volta
che Ratzinger semina discordia… E’ tragico e pericoloso"

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Mahmoud Ahmanidejad

TEHERAN – Ancora reazioni dal mondo islamico alle parole di Benedetto XVI su Maometto. La replica viene dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad: "L’Islam – ha detto, secondo l’agenzia Irna – è la religione più bella, la migliore per l’Umanità, l’unica via per la salvezza" e deve essere spiegata "molto bene" al mondo perchè "nessuno possa darne un’immagine distorta". E il leader del governo di Teheran, aggiunge: "Il pontefice deve rivedere e correggere rapidamente i suoi errori".

Ma la critica al Papa arriva anche dagli Stati Uniti. Il New York Times ha definito "tragiche e pericolose" le parole di Benedetto XVI e lo esorta a scusarsi.
In un editoriale, il quotidiano statunitense ha ricordato che non è la prima volta che Ratzinger "semina la discordia" tra cristianesimo e mondo musulmano: lo fece anche nel 2004, quando era ancora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e si pronunciò apertamente contro l’ingresso della Turchia in Europa.

"Il mondo – si legge ancora nell’editoriale – ascolta attentamente le parole di ogni papa. Ed è tragico e pericoloso quando un pontefice semina il dolore, in maniera deliberata o per negligenza. (Benedetto XVI) deve presentare scuse profonde e convincenti, mostrando che le parole posso anche essere strumento di pace", conclude il giornale.

E, mentre nel mondo musulmano continuano le manifestazioni di protesta, arriva la condanna dello sceicco Mohammed Sayyed, responsabile della prestigiosa Università ‘al-Azhar’ del Cairo e massima autorità religiosa sunnita: Sayyed si è detto "indignato" per le parole pronuciate dal Papa. Certe affermazioni, ha denunciato lo sceicco all’agenzia di stampa ufficiale egiziana ‘Mena’, "tradiscono ignoranza dell’Islam e attribuiscono a tale fede cose che nulla hanno a che fare con essa"; inoltre, ha rincarato lo sceicco Sayyed, "non fanno niente per favorire il dialogo tra le religioni e le civiltà del mondo".

Da www.ilmanifesto.it del 15 settembre

il commento
La dea ragione
di Benedetto Ratzinger

Ida Dominijanni
Hanno un bel dichiarare Federico Lombardi, direttore di radio vaticana, e Ludwig Ring-Eifel, direttore dell’agenzia cattolica tedesca, che il viaggio di Benedetto XVI in Baviera è stato un grande successo politico, culturale e mediatico spendibile tanto sul fronte dell’identità europea quanto su quello del dialogo con l’islam. Ma intanto il mondo musulmano è in rivolta per i suoi giudizi sull’islam e su Maometto. Ed è davvero un’ironia della storia che il gran muftì Alì Bardakoglu lanci un alt alla visita del papa XVI in Turchia dalla stessa città, Ankara, in cui in cui nel 1391 l’imperatore Manuele II Paleologo avrebbe pronunciato quelle sentenze sulla violenza di Maometto e sulla ragione del Dio cristiano su cui Ratzinger ha costruito il suo messaggio ai colti e agli incliti di Baviera e del mondo.
Quanto all’altro fronte, quello dell’identità europea, il bilancio del viaggio papale dovrebbe tenere presente che l’Europa non coincide con la Germania né tantomeno con la Baviera; e che se il messaggio teologico-filosofico del papa-professore bene si inserisce, garantisce chi ne sa, nel suo contesto accademico di provenienza, nonché nel contesto sociale del più tradizionalista fra i laender tedeschi, non altrettanto gradito e calzante si può presumere che suoni in altri contesti culturali e politici di cui pure l’Europa è fatta. Ciò non toglie che vada preso sul serio, e seriamente contrastato, per la sua valenza di manifesto politico e per il nocciolo filosofico che ne sostiene gli argomenti teologici.
Nella buona sostanza, al fondo della lunga dissertazione contro le tendenze di de-ellenizzazione del cristianesimo presenti nella storia della teologia dal tardo medioevo a oggi ci sono, nel discorso del papa-professore, due obiettivi, uno politico l’altro filosofico. L’obiettivo politico è l’affermazione delle radici greco-cristiane dell’Europa. L’obiettivo filosofico è la riabilitazione della ragione, o meglio del logos occidentale, come ragione superiore (e universale), a patto di «depurarla» dalle sue deviazioni scientiste, positiviste, soggettiviste degli ultimi tre secoli. I due obiettivi si tengono grazie alla cerniera teologica, secondo cui il Dio cristiano è ragione e parla la lingua della ragione (mentre il Dio musulmano è trascendenza svincolata dalla parola, e Maometto è un irragionevole profeta della violenza). E solo una lettura di superficie potrebbe cogliere Ratzinger due volte in flagranza di contraddizione: nei confronti dei suoi ripetuti attacchi all’illuminismo, e nei confronti della sua recente sottolineatura, sempre in Baviera, dell’istanza spirituale dell’islam contrapposta alla perdita del sacro nella vita occidentale. Letto con attenzione, il ragionamento quadra, sia pur tortuosamente, perchè il dio-ragione cui guarda il papa non è la ragione illuministica staccata dalla fede e diffidente della Verità bensì una ragione fondata nella fede e nella verità, e dunque aperta a quell’istanza spirituale che gli islamici, a differenza dei cristiani di oggi, non dimenticano, ma che nell’islam si scinde dalla ragione e prende la deriva della violenza. Con il che il cerchio si chiude; ma si chiude male.
Appellandosi al prologo del Vangelo di Giovanni «In principio era il logos», e precisando che «logos significa insieme ragione e parola», il professor Ratzinger sembra dimenticare che la parola e la ragione da molto tempo, e per fortuna, non coincidono nel pensiero occidentale: il tornante novecentesco che ha decretato la crisi della razionalità classica – e nel quale Ratzinger suole vedere un approssimativo demonio fatto di relativismo, irrazionalismo, decostruzionismo, soggettivismo, scientismo – ha separato le infinite possibilità della parola (o del simbolico che dir si voglia) dalla tragica onnipotenza della ragione. Non si è trattato, notoriamente, di un gioco accademico, ma di un processo storico, in cui il logos occidentale è stato messo sotto accusa da fatti enormi, dal nazismo (dimenticato nella visita in Baviera) al colonialismo fino allo stesso scontro di civiltà di oggi, sul quale sarebbe davvero arduo tentare di ripristinare una qualche sovranità della ragione.
Infatti non è ad essa in fondo che si appella Ratzinger, ma alla forza dell’identità, presupponendo che ci possa essere dialogo fra culture e religioni diverse solo se ciascuna si rafforza nella propria identità e nelle proprie radici. Cioè chiudendosi nella propria maschera di potenza, invece che aprendola all’interrogazione dell’altro. Il nocciolo reazionario della proposta papale sta qui, e c’è solo da sperare che l’Europa non ne resti sedotta.

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