Le ‘tranquille notti’ dei detenuti palestinesi nell’ospedale del carcere di al-Ramleh.

Nazareth – Infopal. Un Centro palestinese per i diritti umani ha affermato che la direzione dell'ospedale del carcere al-Ramleh ha fatto uscire i prigionieri malati, disabili e anziani, dalle loro stanze dopo la mezzanotte, per due volte consecutive nella stessa settimana, con il pretesto di un'ispezione, e senza curarsi dei malati cronici che giacciono nell'ospedale del carcere. Il Centro ha aggiunto che queste pratiche sono disumane e provocatorie, perciò non hanno nulla a che fare con la “sicurezza”, ma mirano solo a provocare i detenuti e a vessarli.

Il prigioniero malato Mohammad Mustafa Abu Lebda, dalla Striscia di Gaza, condannato a 12 anni di detenzione, in una lettera inviata al Centro dice: “Mi hanno fatto uscire dalla mia stanza dopo mezzanotte, mentre sono invalido perché sono reduce da un'operazione alla colonna vertebrale tra la terza e la quarta vertebra, e soffro ancora di un'infiammazione al midollo spinale… ho delle sonde nella schiena per drenare l'acqua e anche un forte mal di testa”.

Il detenuto Nahed al-Aqra', da Deir al-Balah, Striscia di Gaza, rischia l'amputazione della seconda gamba. Egli afferma che il silenzio sul disprezzo della salute delle persone col pretesto della “sicurezza” praticato dalla direzione delle carceri israeliane nell'ospedale della prigione al-Ramleh è una palese violazione dei principi della democrazia, dei diritti umani e delle convenzioni internazionali.

Invece il prigioniero Abu Ammar al-Tamimi ha detto: “Sono sorpreso di come possa un uomo, quali che siano la sua religione, l'ideologia o l'origine, essere trattato con tanta crudeltà. Io ancora soffro per un trapianto di rene donato da mio nipote, il figlio di mia sorella, ma ho paura che questi maltrattamenti possano sortire un effetto negativo dopo l'operazione”.

Il prigioniero Ammar Zu'rub, con un sospetto cancro allo stomaco, condannato all'ergastolo, ha affermato che “le condizioni dei prigionieri malati nell'ospedale della prigione al-Ramleh sono insostenibili, a causa della negligenza del personale medico e dei ritardi negli interventi chirurgici; inoltre il luogo non è affatto idoneo ad essere usato come ospedale”.

Il prigioniero Mahmoud Salman, del nord della Striscia di Gaza, che ha trascorso 19 anni consecutivi di detenzione, soffre di pressione, di diabete, d'asma e di cuore: “Ci sono decine di altri detenuti malati nelle carceri israeliane in pericolo di vita, in particolare quelli con malattie croniche”.

Un altro prigioniero malato, di Gerusalemme, Abu Hassan Shalaldah, ha dichiarato: “Quest'ospedale non assomiglia a nessun ospedale al mondo, tranne che nel nome ufficiale, dato che molti dei prigionieri, malati cronici, venuti qua hanno sperimentato condizioni sanitarie molto difficili, poiché la loro vita è praticamente nelle mani del personale medico carcerario: qualcuno di loro è morto poco dopo un intervento, come Rizk al-Arir, Abu Hadwan e altri”.

Mentre il prigioniero Mohammad Abu Walid Misbeh, proveniente dalla prigione del Negev, in un trasferimento all'ospedale della prigione al-Ramleh per un controllo delle lesioni alle gambe e allo stomaco, ha aggiunto che “chi ha consapevolezza delle condizioni dei malati in questo luogo non può che deprimersi”. Egli, ricoverato all'ospedale al-Ramleh, soffre per la sua malattia e per la negligenza medica, per le continue ispezioni, la penuria di visite e per tutti i sistemi escogitati per fare pressione sui detenuti, in uso anche nelle altre carceri.

Raf'at Hamdounah, direttore del Centro Studi sui prigionieri, ha chiesto a tutti coloro che s'interessano alla questione dei detenuti d'intervenire per salvare la vita dei prigionieri malati nell'ospedale della prigione di al-Ramleh.

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