L’economia di Gaza, distrutta da embargo, assedio e guerre d’Israele.

Gaza – Speciale Infopal. L’economia di Gaza, già distrutta, sta vivendo una fase di forte declino a causa dei continui bombardamenti degli stabilimenti industriali della Striscia. Ciò mentre è in corso un duro embargo, in mezzo al quale vi è stata anche una tremenda aggressione a quel che restava delle attività industriali della Striscia di Gaza. 

Le ultime statistiche dimostrano che gli stabilimenti distrutti direttamente dai bombardamenti israeliani sono 700, con danni per 2,45 miliardi di dollari, mentre sono 3.900 le fabbriche che hanno smesso di lavorare. Per non parlare dei terreni agricoli devastati e degli allevamenti distrutti, e dell’unica fabbrica di cemento di Gaza…

La distruzione delle fabbriche

L’unica fabbrica di cemento si trova vicino al valico di al-Mintar, ad est di Gaza, ed è stata colpita da un razzo israeliano durante l’ultima aggressione, con il risultato che sono andati distrutti i macchinari più importanti, rovinando il lavoro di circa 100.000 operai del settore edilizio e di quelli dell’indotto.

Taysir Abu ‘Aydeh è un imprenditore di Gaza che ha raccontato al nostro corrispondente come la sua azienda è stata distrutta da Israele. “Gli aerei da guerra israeliani hanno distrutto la mia fabbrica, che si trova nel quartiere di as-Salam, nella parte orientale di Jabaliya, il 12 gennaio 2009, assieme ai macchinari e alle sue pertinenze”. Egli ci ha detto di non aver ricevuto alcun avvertimento prima del bombardamento, effettuato sebbene l'edificio fosse situato in mezzo ad una zona abitata. Le perdite da lui stimate sono di circa 450.000 dollari.

Anche dopo l’aggressione dell’inverno 2008-2009, Israele ha continuato a distruggere le industrie della Striscia. In questa maniera, Israele è riuscito a far diventare l’economia di Gaza completamente dipendente dalla sua, nonché dai suoi ‘umori’…

La chiusura del valichi

Per di più, le forze d’occupazione israeliane fanno in modo di far fallire ogni tentativo di ripresa dell’economia di Gaza. Ciò attraverso la chiusura e il controllo dei passaggi utilizzati per il passaggio delle merci: con l’embargo alla Striscia, che è imposto ormai da più di tre anni, viene impedito il passaggio di materiali da costruzione e del carburante ad uso industriale.

Mu‘in Rajab, docente di Economia all’Università al-Azhar di Gaza, ritiene che la situazione economica nella Striscia, ad un anno dall’ultima aggressione, sia la più negativa da quando è stata costituita l’Anp nel 1994.

Rajab afferma che tutte le attività economiche nella Striscia, a causa dell’embargo imposto dall’estate del 2007, si sono deteriorate nel corso del 2009 in una maniera senza precedenti, giungendo alla paralisi verificatasi durante l’ultima aggressione.

Ingenti perdite

Il prof. Rajab ci dice che il settore privato ha subito una perdita del 53%, con circa 70.000 operai che sono andati ad ingrossare le fila dei disoccupati. Si può tranquillamente affermare che il settore privato ha sopportato almeno il 50% delle perdite dell’economia di Gaza.

L’embargo, inoltre, ha danneggiato decine di progetti nel settore delle infrastrutture, con danni per circa 500 milioni di dollari. A ciò si aggiunga che circa l’80% degli abitanti della Striscia di Gaza vive sotto la soglia di povertà, con 1.100.000 persone che sopravvivono solo grazie agli aiuti dall’esterno. Qui la disoccupazione ha raggiunto una percentuale del 65% della forza lavoro.

Il prof. Rajab esclude che l’economia di Gaza possa ritornare com’era, poiché il settore industriale privato e tutto quello delle produzioni locali soffrono per un embargo che impedisce l’arrivo delle materie prime su cui queste attività di sostengono e che è molto difficile, se non impossibile, procurarsi in loco.

La distruzione dell’agricoltura

Il settore agricolo non sta certo meglio di quello industriale. Il rapporto annuale del ministero dell’Agricoltura palestinese considera che le perdite in questo settore sono, per quanto riguarda i danni diretti, nell’ordine di 174 milioni di dollari, mentre quelli indiretti vengono stimati in 413 milioni di dollari, a causa dell’aggressione militare israeliana.

Hasan Abu ‘Atiyya, che si occupa del settore sanitario presso il suddetto Ministero, afferma che la distruzione dei terreni agricoli al confine con Israele prosegue a ritmo quotidiano, con i mezzi meccanici israeliani che sradicano alberi da frutto e livellano ampie porzioni di terreni agricoli.

Abu ‘Atiyya fa notare che la distruzione dei frutteti, dei campi e delle strutture che vi si trovano è una cosa mai vista nella storia delle guerre, sia antiche che moderne: un crimine di guerra vietato dal diritto internazionale.

Il governo di  Gaza ha trovato i fondi per sostenere economicamente moltissimi agricoltori danneggiati dall’aggressione israeliana ed i cui campi sono stati devastati (aiuti in denaro, ma anche nuove piante ecc.).

File di disoccupati

Con la distruzione metodica di queste attività, decine di migliaia di operai sono rimasti senza lavoro, andando ad ingrossare le fila dei disoccupati. L’Istituto centrale di statistica palestinese riporta una percentuale di disoccupazione nella Striscia del 38,6%, distribuita in questo modo per l’anno 2009: il 37,3% degli uomini e il 45,8% delle donne.

Le percentuali più alte di disoccupati nel 2009 sono state registrate nelle province di Khan Younis (49,3%), Rafah (38,4%), la provincia del nord (36,6%), Deyr el-Balah (35,2%) e Gaza (34,4%).

L’economia di Gaza e dei suoi lavoratori resta in uno stato miserevole. Per contenere una disoccupazione che aumenta di giorno in giorno vi è solo la speranza che l’oppressivo embargo israeliano venga tolto, cosicché i valichi potranno essere riaperti, rendendo possibile la ricostruzione e la rinascita della Striscia di Gaza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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