L’Esercito israeliano ammette che centinaia di soldati non conoscono l’ebraico.

L'organismo deputato all’educazione dei militari israeliani ha ammesso che a centinaia di nuovi immigrati in Israele viene concesso di far parte di unità da combattimento delle Forze armate attive in Cisgiordania e ai confini con Gaza, senza però che essi conoscano sufficientemente l’ebraico e, perciò, comprendano bene gli ordini.

Sebbene ai nuovi immigrati venga richiesta la partecipazione a un corso di due o tre mesi che comprende lezioni di ebraico (che, assieme all’arabo, è la lingua ufficiale dello Stato d’Israele), accade che anche se non superano il test finale viene concesso loro di svolgere servizio nelle Forze armate.

Un ufficiale in servizio presso il Corpo educativo militare ha raccontato al quotidiano “Ha’aretz” che “a causa del bisogno di doversi arruolare comunque, di un luogo sconosciuto, della lontananza dalla famiglia e dei problemi relativi all’apprendimento di una nuova lingua, molti finiscono il corso con un livello molto basso di ebraico”.

L’insufficiente livello di comprensione della lingua può avere (e l’esperienza lo conferma) tragiche conseguenze per i soldati. Secondo l’ufficiale di fanteria interpellato, “vi sono state varie situazioni a rischio generate dalla mancata comprensione del segnale di ‘cessate il fuoco’”.

Tutti i nuovi immigrati in Israele d’età compresa tra i 21 i 25 anni devono svolgere il servizio militare per almeno sei mesi. I palestinesi si lamentano particolarmente per il comportamento di questi neoimmigrati in servizio presso i checkpoint e che hanno un completo controllo della loro libertà di movimento. Tanto per dirne una, spesso non sono in grado di leggere i documenti rilasciati dalle autorità israeliane in possesso dei palestinesi che sono scritti in ebraico.

(Fonte: www.imemc.org)

 

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