L’esercito israeliano verso la sconfitta in Libano?

Un esperto di cose militari argomenta e documenta la condizione dell’esercito sionista in Libano. Si spiega in tal modo la fretta di Bush di ottenere il voto della risoluzione che congelerebbe la situazione e garantirebbe ad Israele un successo che non può ottenere sul piano militare.

Tre brigate di Tsahal, tra cui la "Golani", 10.000-11.000 uomini, 2 Reggimenti di Merkava 3-4, circa 65 carri da battaglia da 63 tonnellate, forti aliquote di buldozer apripista e mezzi blindati, sostenuti da uno spaventoso e  incessante fuoco di copertura terrestre ed aerea stanno per essere ricacciate dal Libano.

Davanti e ai fianchi, attestati su posizioni mobili, Israele ha non più di  750-900 combattenti di  Hezbollah, con unità composte da 7-8 miliziani  armati di controcarro, mortai leggeri e armi individuali.

L’Ansa, in un dispaccio, comunica che lunedì 7 agosto, a 24 giorni dall’inizio delle ostilità (leggi guerra di aggressione ) e a 18 dall’avvio dell’invasione via terra, Tsahal combatte ancora con estrema durezza a Bint Jbeil, un villaggio di 4.000 abitanti, adagiato sulla prima fila di colline, ad appena 2,5 km dal confine di stato. Le perdite subite da Israele a oggi sono: 27 carri Merkava, 9 buldozer, 3 elicotteri Apache, 4 blindati, 110 morti e 200 feriti.

L’obiettivo di Olmert e di Amin Peretz di arrivare a Tiro e al fiume Litani per consegnare a una forza Onu a guida Nato una fascia di territorio liberata dalla presenza di Hezbollah si sta dimostrando, oltre che devastante in termini perdite sul campo, nei fatti,   irrangiungibile. Per Tsahal è una imprevista e umiliante battuta di arresto e  Bint Jbeil è un preoccupante campanello di allarme per i Comandi Generali di Israele.

Le sue unità più agguerrite sul terreno si dimostrano inadatte a contenere il nemico anche in condizioni di enorme superiorità militare, si disuniscono, risultano demotivate e incapaci di depotenziare la forza di Hezbollah.

In più, per la prima volta dal 1967, Tsahal deve registrare un rapporto di perdite straordinariamente invertito. Nella guerra dei "6 giorni" i caduti arabi e di Israele erano 7 a 1, in quella del Kippur 2,5 a 1; i danni materiali, rispettivamente 15 a 1 e 3 a 1.

Ai confini del Libano, anche se è presto per fornire dati definitivi, contro una milizia ben organizzata  e motivata, che conosce perfettamente il terreno, dotata di armamento leggero, che adatta tecniche di contrasto flessibile come Hezbollah, Tsahal conosce il punto più basso della sua efficacia militare.

Anche se questo rovesciamento di risultati non può essere definito di portata strategica per la particolare morfologia del  terreno e la limitata estensione del territorio in osservazione, i dati, depurati il più possibile dalla propaganda di parte, dimostrano senza ombra di dubbio che è in atto un fortissimo ridimensionamento della deterrenza terrestre di Israele nel  Medio Oriente, mentre quella navale è incorsa in un autentica “debacle” davanti anche a una modestissima aliquota di missili antinave lanciati da batterie costiere di Hezbollah come già è stato documentato. Rimane un accentuato  squilibrio aereo tra Israele e Siria che sta per essere pressoché annullato  da Damasco con la messa in linea di sofisticate e micidiali batterie di missili antiaerei a lunga, media e corta gittata forniti da Mosca.

Un argomento che merita un approfondimento a parte.

Un’ultima considerazione. Un Libano militarmente debolissimo sta dimostrando una insospettata capacità di resistenza morale e una grande intelligenza politica contro l’aggressione di Tsahal, le pressioni USA, la vergognosa partigianeria dell’ONU e la sostanziale complicità dell’Europa nel sostegno a Israele. Disperato e coraggioso come il popolo palestinese, forte delle sue ragioni, con l’aiuto di  Hezbollah, il Libano si sta trasformando in una brutta gatta da pelare.

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