Lettera ai presidi, ai direttori didattici, agli studenti e alle organizzazioni sindacali della Scuola.

Da ISM-Italia  

Lettera aperta ai Presidi – ai Direttori Didattici – ai Professori – agli Studenti – alle Organizzazioni Sindacali della Scuola – della Provincia di Milano. 

E’ in corso a Milano l’iniziativa Israele arte e vita 19062006 che prevede una serie di attività didattiche con le scuole di ogni ordine e grado (www.israelearte.org).

“Israele arte e vita 1906 -2006” non ha le caratteristiche di un evento artistico né di un evento culturale, ma è semplicemente una delle più studiate iniziative attraverso le quali si realizza la guerra israeliana dell’informazione. Propaganda bellica che, come è noto, non è mai andata, in ogni campo, molto per il sottile. 

Il 22 ottobre a Palazzo Reale si è addirittura svolto un concerto degli archi dell’orchestra dell’IDF (Israeli Defence Force), l’esercito israeliano che, dopo i massacri compiuti in Libano, prosegue, giorno dopo giorno, nell’indifferenza del mondo, a Gaza e in Cisgiordania, la pulizia etnica del popolo palestinese, iniziata nel 1947(1) 

Mentre gli archi dell’IDF suonavano a Milano, Jacob Edery, ministro israeliano per i rapporti con la Knesset (il Parlamento israeliano), ammetteva l’uso di bombe al fosforo in Libano, come era già stato fatto dagli USA a Falluja in Iraq nel novembre 2004.(2) Inchieste sono in corso per accertare la natura di altre armi sperimentali che sono state utilizzate dall’IDF sia in Libano che nella striscia di Gaza, riconducibili secondo le prime valutazione alle cosiddette DIME (Dense Inert Metal Esplosive), armi che hanno effetti devastanti sui corpi umani.(3) 

Tra gli sponsor della discutibile iniziativa c’è, oltre la Regione Lombardia e il Comune di Milano, anche la Provincia di Milano.  Una delegazione della Provincia di Milano guidata dal presidente, Filippo Penati, si è recata in Israele dal 30 maggio al 2 giugno 2006 per siglare un accordo con il Matimop, il Centro di ricerca e sviluppo del Ministero dell’industria e commercio israeliano.

“E’ il primo accordo di questo tipo che Israele sigla con un ente europeo – recita un comunicato della Provincia-  e sancisce la comune collaborazione nell’attività di ricerca e sviluppo tecnologico nelle seguenti aree: biotecnologie, bioinformatica, sperimentazioni cliniche, apparecchiature mediche,  micro e nano tecnologie(4)

Le nanotecnologie sono  indicate da Shimon Peres , vicepresidente del Governo di Israele, come lo sviluppo necessario dei sistemi d’arma israeliani: “In una guerra di questo tipo, è necessario poter utilizzare una tecnologia completamente nuova, come la nanotecnologia – una nuova dimensione, e non semplicemente un miglioramento delle tecnologie esistenti”, scrive il premio Nobel per la “Pace”(!), che così prosegue: “A suo tempo, io ho avuto il privilegio di introdurre nuovi sistemi d’arma nell’esercito israeliano che hanno assicurato a Israele la capacità di deterrenza di cui ancora oggi gode, cioè a dire, una capacità che è durata per circa 50 anni. Io sono convinto che è possibile farlo di nuovo e per un lungo periodo. La rivoluzione tecnologica (compreso l’arsenale nucleare, nda) avvenne su iniziativa del Ministro della Difesa e costituì la base per l’industria high-tech israeliana di oggi. Le persone che cureranno la nuova generazione della tecnologia di difesa possono oggi gettare basi che si rifletteranno anche negli aspetti civili della vita: salute, trasporti, comunicazioni, ambiente, agricoltura, acqua e  energia.”(5)

La Provincia di Milano si preoccupa anche della formazione delle giovani generazioni milanesi: “Per le scuole superiori sono in programma conversazioni su Israele con esperti: si parlerà di pace e di diritti dell’Uomo e del bambino, applicati alla società israeliana, unica democrazia compiuta del Medio Oriente. Inoltre, grazie al patrocinio della Provincia di Milano, ai ragazzi verranno donati i libri “Democrazia e diritti umani in Israele” e “Israele e Palestina la lunga via verso la pace” e agli insegnanti il testo “I diritti del bambino”, editi per l’occasione da Proedi Editore”(6), che è la casa editrice anche del catalogo della mostra. 

ISM-Italia invita il mondo della scuola, professori e studenti, a rifiutare questa iniziativa che tende solo a manipolare le coscienze  e a sostenere la politica di un governo, quello israeliano,  che si rende ogni giorno responsabile di crimini contro l’umanità, che da oltre 50 anni opprime e perseguita il popolo palestinese e che con la costruzione del Muro attua una sistematica azione di pulizia etnica e di Apartheid.  

ISM-Italia  invita il mondo della scuola  a respingere questa operazione che vuole presentare Israele come unica democrazia in Medio Oriente e come unico paese che vuole la pace ma che non trova partner per la pace tra i palestinesi(7). Questa immagine  è uscita notevolmente compromessa dalla aggressione in Libano e da quanto sta accadendo nella striscia di Gaza (un genocidio secondo lo storico israeliano Ilan Pappe(8)), malgrado i media occidentali si facciano portavoce delle veline del governo e dell’esercito israeliani oscurandone i crimini di guerra. 

In allegato due articoli di giornalisti del quotidiano israeliano Haaretz, il secondo per tiratura in Israele, che suggeriscono interpretazioni assai diverse da quelle del governo israeliano e dei suoi sostenitori in Italia:

  • Con un po’ di aiuto da fuori di Gideon Levy, Haaretz 2006 06 04

  • È possibile che non vediate? di Amira Hass, Haaretz 2006 08 30

La diapositiva in allegato indica  come Israele progressivamente si è impadronito, con la forza, della terra palestinese.

Rispetto al 1998 la situazione con la costruzione del Muro è ancora più grave. 

Una bibliografia può essere trovata all’indirizzo:  http://www.frammenti.it/ScuolaDanza/italiano/bibliografia.asp. 

ISM-Italia è a disposizione per ogni ulteriore informazione.  

Ism-Italia, 25 ottobre 2006  

info@ism-italia.it www.ism-italia.it under construction 

ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM.

L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001,  ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione. 

(1)“The ethnic cleansing of Palestine” – La pulizia etnica della Palestina, Ilan Pappe, Oneworld Oxford 2006

(2) Haaretz 22/10/2006 “Israel admits using phosphorus bombs during war in Lebanon”

By Meron Rappaport, Haaretz Correspondent

(3) “Gaza doctors say patients suffering mystery injuries after Israeli attacks”, The Guardian October 18, 2006

(4) http://www.provincia.milano.it/scopronews/Multimedia/eventi/index.html

(5) “Upgrading war, privatizing peace” by Shimon Peres, Haaretz 31 08 06

(6) http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp/idelemento/34643

(7) secondo lo storico israeliano Avi Shlaim, “Il muro di ferro”, Il Ponte 2003, è vero il contrario, è in Israele che non esistono partner per la pace

(8) “Genocide in Gaza”,  Ilan Pappe, The Electronic Intifada, 2 September 2006 


Con un po’ di aiuto da fuori di Gideon Levy Haaretz 2006 06 04 

Gli scherzi del destino: lo stato che sta lanciando un’ampia campagna internazionale per il boicottaggio ne sta simultaneamente lanciando un’altra parallela, non meno determinata, contro il boicottaggio. Un boicottaggio che seriamente danneggia la vita di milioni di persone si legittima ai propri occhi in quanto diretta contro coloro che vengono definiti come nemici, mentre un boicottaggio responsabile di ferire la propria torre di avorio accademica si legittima ai propri occhi soltanto per che è volta contro se stessa.  Questo è un duplice standard morale. Perché la campagna di boicottaggio contro l’Autorità Palestinese, includendo il blocco agli aiuti economici essenziali e il boicottaggio dei leader eletti democraticamente in elezioni legali, è una misura permissibile da parte israeliana mentre il boicottaggio delle sue università è vietato? 

Israele non può dichiarare che le armi del boicottaggio sono illegittime. Ne fa un uso estensivo lei per prima, e le sue vittime stanno soffrendo, in condizioni di privazioni estreme, da Rafah a Jenin. In passato Israele ha richiamato il mondo affinché boicottasse Yasser Arafat, e adesso richiama al boicottaggio del governo di Hamas – e attraverso questo governo, di tutti i palestinesi dei territori. E Israele non guarda a tutto ciò come a un problema etico. Decine di migliaia di palestinesi non hanno ancora  ricevuto il loro salario, ormai da quattro mesi, a causa del boicottaggio, ma quando c’e un richiamo a boicottare le università a israeliane, il boicottaggio diventa immediatamente un’arma illegittima. 

Anche coloro che richiamano per un boicottaggio di Israele sono contaminati da un duplice standard morale. L’Associazione degl’insegnati per l’educazione superiore in Inghilterra (National Association of Teachers in Further and Higher Education – NATFHE) e il Sindacato canadese dei dipendenti pubblici dell’Ontario (Canadian Union of Public Employees in Ontario), che hanno entrambi deciso di boicottare Israele, non hanno agito in modo simile per protestare contro i crimini di guerra e le occupazioni attuate dai loro stessi paesi – l’esercito britannico in Iraq e quello canadese in Afghanistan. Nondimeno, coloro che lavorano per il rispetto dei diritti umani e che si oppongono all’occupazione israeliana dovrebbero ringraziare queste due organizzazioni per la posizione che hanno preso, nonostante i loro doppi standard difettosi.

Sarebbe stato preferibile averli in Israele, gli avversari dell’occupazione, e non aver bisogno dell’intervento di gruppi esterni per combattere l’occupazione. Non è facile lanciare un appello al mondo affinché boicotti il tuo stesso paese. Sarebbe stato meglio non avere bisogno di Rachel Corrie, James Miller e Tom Hurndall, persone con una coscienza, coraggiose, che hanno pagato con la loro vita l’essere rimasti in piedi contro i bulldozer a Rafah, che tutto distruggono. Questi giovani stranieri hanno fatto il lavoro che gli israeliani avrebbero dovuto fare.

La stessa cosa è vera per i pochi attivisti per la pace che ancora riescono a muoversi per i territori, per protestare e offrire assistenza alle vittime dell’occupazione all’interno di organizzazioni come l’International Solidarity Movement (ISM) – che Israele combatte rendendo impossibile ai suoi membri l’entrata attraverso i propri confini. Sarebbe stato meglio se gli israeliani si fossero mobilitati per combattere al posto loro. Ma eccetto alcuni pochi e modesti gruppi, non vi è alcuna protesta in Israele e nessuna reale mobilitazione. E così non rimane altra speranza che l’aiuto del resto del mondo.

Il mondo può aiutare Israele, in modo limitato, a salvarsi da se stessa. In una situazione in cui i Governi occidentali di fatto sostengono il perdurare dell’occupazione, anche se si dichiarano contrari, questo ruolo passa alle organizzazioni della società civile. Quando un gruppo di avvocati americani, ebrei inclusi, si appellano al boicottaggio della società Caterpillar, i cui bulldozer hanno raso al suolo interi quartieri a Khan Yunis e Rafah, dovrebbero essere ringraziati per questo.

Lo stesso dovrebbe essere per il boicottaggio delle Università: quando un’associazione di docenti di un’università britannica boicotta i colleghi Israeliani che non sono disposti almeno a dichiarare la loro opposizione all’occupazione, noi dovremmo apprezzarli. Ogni gruppo nel suo campo, e forse questo, un giorno, riguarderà anche funzionari del turismo, gli uomini d’affari, artisti e atleti.

Se tutti boicottano Israele, forse Israele comincerà a capire, anche se con sforzo, che c’è un prezzo da pagare per l’occupazione – un prezzo per le sue tasche e per il suo status.

L’occupazione non è solo una prerogativa del governo, dell’esercito e delle organizzazioni per la sicurezza. Ogni cosa ne viene contaminata: le istituzioni per la giustizia e la legge, i medici che rimangono in silenzio quando cure mediche e trattamenti sono ostacolati nei territori, gli insegnanti che non protestano contro la chiusura di istituti per l’educazione e per la difesa del libero movimento dei loro colleghi, i giornalisti che non fanno il loro dovere di cronaca, gli scrittori e gli artisti che rimangono silenziosi, gli architetti e gli ingegneri che danno una mano alle imprese dell’occupazione, – le colonie e il muro, le barriere e le bypass road- e anche i docenti delle università, che non fanno nulla per i loro colleghi imprigionati nei territori, ma portano avanti invece programmi di studi speciali per le forze di sicurezza. Se tutti costoro boicottassero l’occupazione, non ci sarebbe bisogno di un’azione di boicottaggio internazionale.

Il mondo sta assistendo ad una grande e crescente ingiustizia. Dovrebbe forse rimanere in silenzio? Certo non si tratta dell’unica ingiustizia nel mondo. Non è neanche la più terribile. Ma ciò rende forse meno necessario combatterla? 

E’ facile assolverci dalla nostra responsabilità morale e attribuire ogni critica all’antisemitismo. Ci potrebbero anche essere alcuni elementi di antisemitismo tra coloro che invocano il boicottaggio. Ma tra loro ci sono anche gruppi e individui, inclusi alcuni Ebrei, che hanno Israele nel cuore. Persone che vogliono uno Stato d’Israele più giusto, e vedono invece uno Stato che occupa ed è palesemente ingiusto. Perciò credono che si dovrebbe fare qualcosa. Noi dovremmo ringraziarli, per questo, dal profondo dei nostri cuori.  

È possibile che non vediate? di Amira Hass, Haaretz 2006 08 30 

Lasciamo perdere gli israeliani la cui ideologia sostiene l’espropriazioni nei confronti del popolo palestinese solo perchè "Dio ha scelto noi". Non parliamo dei giudici che nascondono e ripuliscono la politica militare delle uccisioni e della distruzione. Trascuriamo i comandanti militari che consapevolmente imprigionano un’intera nazione in un recinto fatto di mura, torri d’osservazione fortificate, mitragliatrici, filo spinato e fari accecanti. Omettiamo di parlare dei ministri. Tutte queste persone non vengono considerate collaboratori. Queste persone sono autori, pianificatori, analisti, esecutori. 

Ma ci sono altri. Storici e matematici, caporedattori anziani, stelle dei media, psicologi e dottori di famiglia, avvocati, gente che non sostiene Gush Emunim e Kadima, insegnanti ed educatori, amanti delle escursioni solitarie in treno, maghi della tecnologia. Dove siete? E voi, studiosi del nazismo, dell’Olocausto e dei Gulag sovietici? Siete tutti a favore di leggi sistematicamente discriminatorie? Leggi che affermano che gli arabi di Galilea non verranno risarciti per i danni provocati dalla guerra nella stessa misura in cui invece lo saranno i vicini ebrei (Aryeh Dayan, Haaretz, 21 Agosto) 

Può essere che concordiate tutti con la razzista Legge sulla Cittadinanza che proibisce ad un arabo-israeliano di vivere con la sua famiglia in casa propria? Che approviate ulteriori espropriazioni di terra e demolizioni di frutteti, che permetteranno nuovi insediamenti o strade riservate agli ebrei? Che sosteniate i bombardamenti ed il lancio di missili nella striscia di Gaza?

Può essere che siate tutti concordi all’idea che un terzo della Cisgiordania (la valle del Giordano) debba essere interdetta ai palestinesi? Che siate dalla stessa parte della politica israeliana che proibisce a decine di migliaia di palestinesi che hanno ottenuto la cittadinanza estera di tornare dalle proprie famiglie nei territori occupati?

Il vostro cervello è stato lavato veramente a tal punto con la scusa della sicurezza, al punto di impedire agli studenti di Gaza di studiare terapia occupazionale a Betlemme e medicina ad Abu Dis ed ostacolare le gente malata di Rafah mentre cerca di ricevere un trattamento adatto a Ramallah? 

Anche voi troverete facile nascondervi dietro alla spiegazione "non ne avevamo idea": non avevamo idea della discriminazione praticata nella distribuzione dell’acqua -che viene esclusivamente controllata da Israele- e lascia migliaia di proprietari di casa palestinesi senza rifornimenti idrici durante i mesi caldi estivi. Non avevamo idea che quando l’IDF bloccava gli ingressi ai villaggi, bloccava gli accessi anche alle sorgenti ed ai serbatoi d’acqua. 

Ma non può essere che non vediate i cancelli d’acciaio lungo la statale 344 in Cisgiordania, cancelli che bloccano l’accesso ai e dai villaggi palestinesi. Non può essere che appoggiate il divieto di entrata nelle proprie terre e piantagioni a migliaia di contadini palestinesi o che sosteniate la quarantena su Gaza che blocca l’arrivo delle medicine per gli ospedali, interrompe la corrente elettrica e non rende utilizzabile le fonti idriche per un milione e quattrocento mila persone, chiudendo così per mesi il solo unico sbocco sul mondo. 

Veramente non sapete cosa accade ad appena 15 minuti dalle vostre facoltà ed uffici? E’ plausibile che vediate con favore un sistema nel quale soldati ebrei, ai posti di blocco nel cuore della Cisgiordania, possono lasciare decine di migliaia di persone ad aspettare sotto il sole cocente per ore. E nel mentre decidere: i residenti di Nablus e Tul Karm non possono passare, sotto ai 35 anni, yalla (via), tornate a Jenin, i residenti di Salem non dovrebbero neanche essere qua, una donna malata che ha superato la linea e deve imparare la lezione verrà scientemente detenuta per ore. Il sito Machsom Watch è visibile a tutti: ci sono infinite testimonianze simili o anche peggiori, una routine quotidiana. Ma non può essere che coloro che sono disgustati per ogni svastica disegnata su una tomba in Francia o per i titoli anti-semiti dei giornali locali in Spagna, non può essere che queste persone non sappiano come ottenere tali informazioni, e di conseguenza resteranno spaventati ed oltraggiati.

Come ebrei godiamo tutti del privilegio che Israele ci concede, e questo ci rende tutti collaboratori. Il punto è cosa fa ognuno di noi nelle piccole immediate situazioni quotidiane per minimizzare la cooperazione con un regime che espropria e sopprime e che sembra non averne mai abbastanza. Firmare petizioni e disapprovare non è sufficiente. Israele è una democrazia per gli ebrei. Non sono a rischio le nostre vite, non verremo imprigionati in campi di concentramento, la nostra esistenza non verrà danneggiata e le vacanze in campagna o all’estero non ci verranno negate. 

Di conseguenza il peso della collaborazione e della responsabilità diretta è enorme.

 

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