Lettera del prof. Pallavidini e le accuse di anti-semitismo.

Pubblichiamo qui di seguito la lettera con cui il prof. Renato Pallavidini, docente di Storia presso il Liceo Cavour di Torino, ha ricostruito il suo "caso" e le accuse di anti-semitismo mossegli in primis dalla giornalista Elena Loewenthal e poi da giornali, ispettori, politici, ecc. 

 

I fatti, che hanno scatenato contro di me le ire delle comunità ebraiche e delle autorità scolastiche, sono i seguenti:  nella classe I E del Liceo Cavour (e solo in essa, perché le altre mie classi si sono ripetutamente schierate in pubblico a mio favore), frequentata dalla figlia della nota giornalista Elena Loewenthal, appena entrato in classe, alle ore 8 di venerdì 26 gennaio, una studentessa mi chiese, senza per altro atteggiamento polemico, perché io fossi ostile a celebrare la giornata della memoria.

Da chi abbia avuto questa notizia la ragazza non si è mai saputo con certezza. Ma lo si può ipotizzare con un alto indice di verosimiglianza. La loro insegnante di Greco e Latino e coordinatrice di classe è uno dei “quadri dirigenti” del Cavour, con tessera sindacale CGIL, con la quale avevo avuto, ad inizio anno, uno specifico e violento alterco proprio sul problema della giornata della memoria.

Di fronte alla domanda, ho dapprima cercato di svicolare (perfettamente consapevole della pericolosità politica di un personaggio come la Loewenthal), poi mi sono lasciato andare ed ho affermato che la consideravo strumentale a giustificare la politica aggressiva dello Stato d’Israele in Medio Oriente, con l’intenzione di non andare oltre sulla questione. Dopo l’intervento di due studenti sul fumoso problema del “terrorismo” di Hamas e di Hezbollah, non potei esimermi dall’affermare che il recente bombardamento israeliano sul Libano è stato la peggiore porcata storica compiuta dal Governo di Tel Aviv, che le milizie Hezbollah, lungi dall’essere una formazione terrorista, erano un esercito partigiano di popolo che ha fermato sul terreno l’esercito israeliano e che il Presidente iraniano “aveva ragione” (senza alludere minimamente alle sue prese di posizioni negazioniste, che mi lasciano indifferente, ma  alludendo in generale alla sua politica antimperialista e antiamericana, che lo ha portato a cercare una convergenza con Il Presidente Chavez) Dopo chiusi completamente la discussione (durata non più di 10 minuti) e passai alle lezioni del giorno.

Lunedì 29, alle due e trenta, la Preside mi ha convocato per farmi presente l’ “indignazione” delle famiglie (che in seguito ho scoperto essere solo due: la Loewenthal e una vice procuratore di Torino). Nel pomeriggio, come una bomba ad orologeria, ho cominciato ad essere bombardato da telefonate di giornalisti e si è scatenato tutto il can can mass mediatico. La sera stessa il TG regionale ha parlato dell’indignazione delle famiglie, per le gravi affermazioni di un professore negazionista e antisemita. Il giorno dopo sulla Stampa la Maria Teresa Martinengo titola «Prof. In cattedra: “Israele va distrutto”»; sottotitolo «”Consiglierò la lettura del Mein Kampf di Hitler ai miei allievi”, scrive in forum» (Forum della “Stampa” in Internet, del mese di settembre sui fatti del Libano, dove le mie parole esatte, dettate da esasperazione e gusto della provocazione erano: “Di fronte alla brutale aggressione al Libano, Israele ha uno solo diritto, farsi distruggere come il Terzo Reich; mi viene voglia di far leggere ai miei studenti il Mein Kampf”; il mio presunto desiderio è subito diventato sui giornali un fatto reale!). Sono poi apparsi articoli su Repubblica, Libero, Il Giornale (in cronaca del Piemonte). Nel giro di 72 ore si è mosso persino il ministero, e giovedì 1 febbraio ho avuto già il colloquio con l’ispettore ministeriale.

Cito ancora l’articolo di Pezzana su Libero del 31 gennaio, che sollecita il mio licenziamento, e le dichiarazioni rilasciate dal Provveditore Francesco De Sanctis a Repubblica del 7 febbraio, che annuncia una “visita medica collegiale”, proprio nello stile totalitario che, a parole, si vorrebbe prevenire!

Questa è una prova di democrazia? Sono sicuro che se avessi insultato il Papa e il Vaticano, e, meglio ancora, Maometto e l’Islam, non sarebbe successo nulla! Anzi! Un tempo eravamo un paese a sovranità limitata dagli americani, adesso anche del governo israeliano, che si può permettere tutto quello che fa nell’impunità totale, ricattando l’Europa intera con il ricordo dell’Olocausto? Ci sono persino intellettuali della sinistra ebraica, anche ebrei integralisti, che sono spaventati da questo uso strumentale che Israele fa dei suoi morti e su cui si sono appiattite quasi tutte le comunità ebraiche. E una persona normale non può neppure esprimere la propria opinione su quanto succede in Medio Oriente?

Venerdì 9 marzo, quando già pensavo che la cosa si fosse insabbiata per mancanza del reato, la Preside mi consegnò copia della relazione dell’Ispettore Favro sul mio caso, gli addebiti che mi sono stati mossi e le proposte di provvedimenti a mio carico: visita di idoneità, sospensione sino a sei mesi, trasferimento d’ufficio. L’ispettore Favro, nella verbalizzazione del colloquio avuto con lui, mi attribuisce persino affermazioni che non ho fatto, come quelle sulla distruzione di Israele e sul fatto che sarei un “marxista leninista convertito a destra” (io avevo tentato di spiegargli il concetto di nazionalcomunismo!).

La relazione è una raccolta di immondizie, roba da denuncia penale, tramite la quale mi si vuol far pagare non solo le affermazioni contro Israele (venendo incontro servilmente alle richieste della dott. Loewenthal e della dott. De Masia), ma anni di ostentata e orgogliosa indipendenza di pensiero e di comportamenti rispetto alle strutture della scuola berlingueriana e ai suoi gerarchi con tessera sindacale. Ciò che ha sempre dato fastidio è la tradizionale libertà culturale e didattica che mi prendevo nel decidere l’approfondimento di Hegel e della Filosofia Classica Tedesca, nel terzo anno, o il rapporto fra mito indoeuropeo e pensiero razionale in prima, senza preavvisare e “concordare”, “limare” ecc. con i capi dipartimento o i responsabili del POF, che spesso degli argomenti da me trattati e studiati scientificamente non capivano assolutamente nulla.

Favro ha persino utilizzato i giudizi di una commissione di concorso universitaria sulle mie pubblicazioni per stroncarle di netto. Si tratta di un concorso per Docente associato in Storia della filosofia, all’Università di Torino.

In primo luogo, proprio in base la tipologia di concorso, il fatto che io sia stato ammesso alla "lezione simulata" è già una promozione dei miei titoli. In secondo luogo, la valutazione sulla scientificità, attinenza settoriale, proprietà delle categorie usate, ecc. procede secondo criteri di valutazione tutti interni al settore disciplinare storico-filosofico, ove, a Torino, pretendono un’estrema attinenza a testi e linguaggio degli autori studiati e poche rielaborazioni ermeneutiche e di secondo livello. Il giudizio sarebbe stato molto diverso se fosse stato un concorso di filosofia morale o filosofia della storia. Infatti, se l’Ispettore si fosse preso la briga di cercare più a fondo su internet, avrebbe trovato altri verbali di concorso universitario che mi riguardavano (es. un concorso per ricercatore in filosofia morale sempre a Torino del 2000), le cui valutazioni sui miei titoli e le mie prove erano decisamente più positive! In terzo luogo la valutazione dei titoli, ad un concorso per docente associato, non ha niente a che fare con l’idoneità all’insegnamento nei licei! E’ stata citata solo con intento chiaramente diffamatorio nei miei confronti!!!

Ora si è però messo in movimento un meccanismo giuridico e politico a mia difesa, anche sul piano nazionale, grazie all’aiuto del Prof. Moffa dell’Università di Teramo. Difficilmente dichiareranno la mia inidoneità all’insegnamento. Per le altre sanzioni si vedrà! Ma la mia intenzione è quella di ribattere colpo su colpo e, alla fine di tutto, portare in tribunale per mobbing la Preside del Cavour (che, per inciso, tollera che nelle sezioni ginnasiali siano trascurate grammatica e sintassi italiana, greco e latino, in modo da qualificare l’Istituto come Liceo sperimentale, con il risultato che stanno crescendo classi liceali incapaci di scrivere in un italiano accettabile e naturalmente di tradurre; avrebbe quindi ben altri problemi cui interessarsi che non il controllo del sottoscritto!).

 

 

 Torino 25 aprile ’07                 Prof. Renato Pallavidini

 

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