Lettera: ‘Israele, unica democrazia del Medio Oriente’.

Riceviamo dal sig. Elvio Arancio, e pubblichiamo. Precisiamo che Arancio fa parte del nostro Comitato dei Consulenti e che per noi segue l’ambito delle "strategie nonviolente nella risoluzione dei conflitti".

Stamattina s’è svolta un’altra liberazione di un ostaggio, al riparo dall’attenzione – o dall’interesse – dei nostri media.

E’ tornato  finalmente dal suo esilio in Giordania, un bambino palestinese di circa tre-quattro anni. Per mesi e mesi le autorità israeliane non hanno voluto farlo tornare da suo padre e dalle sue sorelle, che abitano nella Striscia di Gaza, con la "scusa" che egli, essendo uscito dalla Striscia di Gaza attraverso Rafah, cioè il confine con l’Egitto, avrebbe dovuto ritornare da Rafah. Non poteva, secondo loro, rientrare direttamente dalla Giordania.

Ma come mai, ci si chiede: un bambino che viaggia dalla Striscia di Gaza in Egitto, da lì verso la Giordania, per presentarsi al Ponte di Allenby (il confine tra Cisgiordania, territorio palestinese, e Stato giordano, guarda un po’, è controllato da Israele ) come poteva fare diversamente?

I fatti sono questi: una giovane donna, ammalata di cancro, si era recata dalla Striscia di Gaza al Cairo, per vedere se per il suo tumore al cervello si potesse fare qualcosa. ( In realtà avrebbe dovuto recarsi in ospedali israeliani, come suo diritto, ma l’embargo criminale e illegale d’Israele nei confronti di Gaza e causa di centinaia di malati palestinesi morti per mancanza di cure appropriate, lo ha reso impossibile ). Porta con sé il più piccolo dei suoi figli, il maschietto, mentre le figlie, ormai di circa dieci e dodici anni, rimangono con il padre. A loro non era stato concesso accompagnare la moglie/madre.

Al Cairo non possono fare nulla, e la mandano in un’ospedale di Amman in Giordania. I medici giordani le fanno capire che ormai non si poteva più operare e che avrebbe avuto qualche mese di vita. A questo punto la donna decide di tornare a casa, per passare gli ultimi mesi assieme ai suoi. Ma non può tornare, perché l’unica-democrazia-in-Medioriente, nel frattempo aveva deciso che una parte della popolazione, sulla quale esercita il dominio, non possa più spostarsi dalla prigione nella quale è rinchiusa,
nemmeno per tornare a casa. La donna resta in Giordania e muore lì, lontana dal marito, dalle figlie e dai propri genitori nel febbraio di  quest’anno.
Dopo la sua morte, i parenti lontani che l’avevano ospitata ad Amman, cercano di fare tornare il bambino dal padre portandolo al Ponte di Allenby, dove il padre avrebbe potuto ricongiungersi con lui. Ma gli israeliani, che presiedono il Ponte Allenby, insistono che il piccolo debba rientrare nella Striscia di Gaza via l’Egitto, cioè dal confine di Rafah. Un bambino di tre-quattro anni, che aveva appena perso la mamma e che doveva ricongiungersi con il papà e le sorelle ed i nonni! un rischio per la sicurezza dell’unica-democrazia-in-Medioriente!

 

Sono abituato a dire quel che penso, per cui affermo che non è casuale o comunque non si spiega con ragioni di sicurezza israeliane questo accanimento contro i bambini e in generale i giovani palestinesi, si tratta in realtà di una scelta, per quanto scellerata, strategica e scientemente applicata: la violazione di questi diritti, le repressioni selvagge, gli arresti immotivati e le numerose uccisioni, in realtà, sono finalizzate a suscitare un odio infinito, una rabbia irrefrenabile, un’offesa che si radica nella carne e nelle menti, presupposti necessari alla creazione di nuovi combattenti pronti a tutto, di kamikaze, di uomini e donne palestinesi che assorbiti dall’odio giustificheranno, ancora, la necessità di sicurezza d’Israele e quindi l’occupazione,  in un cerchio maleficamente vizioso che offre allo stato ebraico la possibilità d’esistere senza nulla concedere, semmai depredare.

Il padre, disperato, si rivolge alla Croce Rossa Internazionale e stamattina, dopo mesi e mesi di guerra burocratica, finalmente una collaboratrice della ICRC è riuscita a varcare il Ponte di Allenby con il bambino e, ore dopo, anche il passagio di Eretz, dove il padre e le sorelle hanno potuto abbracciare il piccolo.

Della liberazione del piccolo palestinese, stamattina, i nostri media non hanno parlato per niente, perché se l’avessero fatto, avrebbero rischiato di mettere a nudo la disumanità spietata, il sadismo che ispira il comportamento dello stato d’Israele nei confronti dei palestinesi occupati, anche se piccoli ed inermi.

 

Sarà perché i Debenedetti ( Repubblica ed Espresso ), gli Elkan ( La Stampa ), i Paolo Mieli (Corriere della Sera ), i Murdoch ( Sky ), i Clemente Minum ( TG 5 ), gli Enrico Mentana, i Giuliano Ferrara, i Gad Lerner, i Furio Colombo e le Elena Lowenthal e Fiamma Nierenstein sono molto di parte e sostenitori dello stato razzista e

criminale d’Israele?

 

(La notizia di cronaca è stata presa da Al-Awda-Italia)

 

Buona giornata, Elvio Arancio

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