Libano e dintorni

Libano e dintorni
  .: Miscelarabica / articoli  
di Giancarlo Chetoni
venerdì, 08 settembre 2006
http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=841&Itemid=1

Al di là della "sindrome di Crimea" ostentata da chi ha inviato i nostri soldati in Libano, esistono serie preoccupazioni per il verificarsi di operazioni ostili da parte di "terroristi islamici". Ma la presenza della Francia dà qualche garanzia…

 

Appena l’altroieri, il baffo di Gallipoli, durante una conferenza stampa, si è detto molto, molto preoccupato per  la possibile presenza di cellule di Al-Qa‘ida in Libano come di altri nuclei di terroristi senza volto, pronti, come ha affermato, a far deragliare Unifil 2.

Dichiarazioni che riflettono una presa d’atto dei guai in cui si è voluto cacciare, a passo di corsa, morso dalla tarantola ONU, in perfetta sincronia con Prodi.

Possiamo solo supporre che le  sue fonti d’informazione arrivino dal Sismi. In ogni caso non bisognava certo essere dei gran cervelli per sapere che andavamo a metter elmetto e “scarponi” sui cilindretti esplosivi delle cluster-bomb. “Unifil 2”, dicevamo, perché così è, come continuazione e rafforzamento di Unifil 1, guidata dal francese Pellegrini.

“Israele” voleva una  “missione” nuova di zecca, muscolare, armatissima e a comando NATO, strabica. Olmert dovrà accontentarsi di quello che passa la mutua. Nemmeno Kofi Annan, nonostante ne avesse, e ne abbia, una gran voglia, riesce a dargli una mano. I numeri nel Medio Oriente sono cambiati, insieme ai rapporti di forza.

La Siria durante l’attacco al Libano non si è allarmata più di tanto. Per bocca di Al-Asad ha confermato che sarebbe stata pronta, prontissima, se necessario, a entrare in guerra. Evidentemente sente di avere le spalle coperte, molto più coperte di quelle che aveva nel  ’67, e braccia lunghe, lunghissime per colpir duro, per abbattere tutto quello che “Israele” riuscirebbe a far volare. Inutile entrare nei dettagli.

Un contingente al 6 di Settembre di non più di 1.000 uomini a terra, fanteria di marina, tra francesi e italiani. Meno, 15 volte, dei 15.000 pretesi da Tsahal,  appena 20 giorni fa, per  completare il ritiro dalla “linea di confine”.

Alle 17.00  del 7 settembre, ora italiana, è ufficialmente finito anche il blocco navale, molto ma molto al largo, oltre le 60 miglia marine, imposto da “Israele” al Governo Siniora. I missili antinave di Hezbollah a distanze inferiori hanno fatto una strage. Su “Repubblica” l’hanno definita una minaccia araba, sulla carta, a vuoto.

I 320 km della linea di confine con la Siria e tutti i valichi di frontiera con il Libano saranno presidiati, lo ha detto alla BBC un funzionario del ministero degli Esteri di Beirut, da non più di 300 soldati libanesi, uno ogni 3.2 Km. Dovranno occuparsi di bloccare eventuali trasferimenti di armi a Nasrallah.

La richiesta di “Israele” di schierare truppe Onu lungo la fascia di demarcazione tra Beirut e Damasco è andata buca. La risoluzione 1701 non  prevede pattugliamenti sul confine per Unifil  2, né il disarmo di Hezbollah. Sarà l’esercito di Beirut che dovrà provvedere al sequestro di eventuali depositi di armi e al fermo di nuclei combattenti del Partito di Dio nella Fascia Sud del Libano.

Un esercito, a base sciita, leggermente indispettito da più di un mese di raid aerei sul Libano, mandato sul campo da un governo che ha dichiarato, più volte, che  il Libano sarà l’ultimo Paese del Medio Oriente che firmerà accordi di pace con Tel Aviv.

Attenzione, Tel Aviv.

Come si vede, al di là dell’enfasi spesa dai media italiani per far apparire “Israele” vincente a livello diplomatico vista l’impossibilità, senza cadere nel ridicolo, di assegnarle la vittoria sul campo, per Olmert e amici di Gerusalemme, capitale unica, eterna ed indivisibile dello stato di “Israele”, le cose non vanno affatto bene.

L’italietta di D’Alema non dava dopotutto molta noia. Il viaggio allo Yad Vashem anche del nuovo Ministro degli Esteri delle garanzie le offriva. Anche se era risaputo  che qualche simpatia per l’A.N.P. il Vice-Primoministro la manteneva, non sarebbero stati  certo i bersaglieri con le penne che Berlusconi aveva mandato in Iraq che avrebbero potuto ostacolare le manovre di “Israele” in Libano.

Solo che… tutte le ciambelle non riescono col buco.

A Olmert e alla Livni potevano andar bene in aggiunta al contingente di Roma truppe giordane, egiziane, turche, anche  “irachene” di Al-Maliki, senegalesi, e perfino una compagnia di  “indio- paranà” del Brasile, ma che la Francia entrasse in campo è stato un imprevisto.

Bolton, ambasciatore Usa all’Onu ha fatto il possibile e l’impossibile per tenere fuori Parigi dal Libano. Non ci è riuscito. Ha dovuto trattare con Blazy e Chirac.

Un tipino questo Chirac. Qualche mese prima, nel bel mezzo di una rivolta, il Governo (USA) della Costa D’Avorio  si era permesso di attaccare con dei vecchi Mig il contingente Onu a guida francese facendo qualche morto. Dopo 6 ore, dell’intera aviazione ivoriana, dagli aerei ai carretti a tre ruote, non restava a terra che qualche carcassa scalcinata.

Un signore che ha messo a cuccia Al-Qa‘ida con sede a Langley in Virginia minacciando il ricorso al nucleare tattico in caso di aggressione di Bin Laden o Al-Zawahiri a Parigi o ai suoi interessi nel mondo. E’ bastato un annuncio un  po’ criptato da Tolone per far sparire da giro lo sceicco del terrore. Naturalmente i media italiani non hanno perso l’occasione di indicare quelle mezze frasi di Chirac come una minaccia rivolta a Teheran.

“Israele” si accorgerà presto che avere la Francia in Libano sarà molto peggio di quello che poteva temere.

Parleremo del R.I.S. di Parma, quello che dà la caccia, senza troppa fortuna da qualche anno, alla Franzoni e di altri Centri di Ricerca sulla spettrografia di massa.

 

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