Libano, se l'UNIFIL finisce nel pantano qaedista.

Libano, se l’UNIFIL finisce nel pantano qaedista

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu condanna l’attentato che domenica
ha ucciso sei caschi blu spagnoli. Nel Paese dei cedri la galassia dei
gruppi jihadisti potrebbe aver risposto all’appello di Zawahri. A chi
giova? C’è chi ipotizza lo zampino degli Hariri

di Michele Giorgio
Il Manifesto, 26 giugno 2007

Un coro di condanne è seguito all’attentato di domenica pomeriggio nel
sud del Libano in cui sono morti sei caschi blu dell’UNIFIL – tre
spagnoli e tre colombiani – e altri tre sono rimasti gravemente
feriti, mentre si cerca di capire chi e con quali intenti potrebbe
essere dietro l’autobomba fatta esplodere al passaggio dei blindati
del contingente spagnolo (1.100 uomini) che controlla il settore
orientale delle regione meridionale libanese (l’Italia, che ha il
comando della missione, invece presidia quello occidentale).

Il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon prima, e il Consiglio di
Sicurezza dell’Onu subito dopo, hanno condannato «nei termini più
forti» l’attentato e ribadito il pieno appoggio all’UNIFIL. Ma il CdS
ha anche aggiunto che le parti che la scorsa estate hanno accettato la
missione devono rispettare la sicurezza del personale Onu e assicurare
che l’UNIFIL abbia piena libertà di movimento in tutta l’area delle
operazioni.

Parole ambigue che sembrano chiamare in causa Hezbollah che controlla
quella zona. Ma pensare ad un coinvolgimento di Hezbollah
nell’attentato è assurdo. Il partito di Hassan Nasrallah non ha alcuna
intenzione di turbare il quadro sudlibanese emerso dopo la devastante
offensiva militare israeliana dello scorso anno.

Non ha bisogno di escalation – al contrario vuole evitarle – perché
vuole confermare il ruolo che si sta costruendo di forza politica
genuinamente libanese che guarda soltanto agli interessi del Paese,
come il Segretario generale Hassan Nasrallah ha fatto capire nelle
scorse settimane, nel caso dello scontro tra esercito e Fatah al
Islam, a Nahr al Bared).

Inoltre ha nelle mani una carta decisiva per la partita con Israele –
i due soldati dello Stato ebraico che ha catturato il 12 luglio 2006,
con un blitz lungo la frontiera – e ritiene che presto o tardi il
governo Olmert sarà costretto ad intavolare una nuova trattativa
segreta per ottenere il ritorno a casa dei due militari.

Il ministro libanese dell’informazione Ghazi Aridi da parte sua si è
detto certo che l’attentato contro la pattuglia dell’UNIFIL sia
direttamente collegato con gli scontri nel nord del Paese, a Nahr al
Bared e a Tripoli, dove i miliziani di Fatah al Islam continuano a
tenere in scacco l’esercito.

Il pensiero di molti corre veloce in queste ore proprio ad al-Qaeda, o
meglio al numero due dell’organizzazione, l’egiziano Ayman al-Zawahri,
che aveva minacciato di estendere al Libano la strategia in atto in Iraq.

Qualche mese fa al-Zawahri aveva peraltro invitato ad attaccare
l’UNIFIL e, all’inizio di giugno, un gruppo che si è autodefinito
«Ansar al-Qaida fi al-Iraq», (Partigiani di Al-Qaida in Iraq) ha
annunciato di aver costituito l’organizzazione sorella «Qaedat
al-Jihad fi al-Lubnan» (Base della guerra santa in Libano).

Potrebbero essere sigle dietro le quali si nasconde il nulla, ma è
vero che in Libano, negli ultimi due-tre anni, sono spuntati come i
funghi i gruppi «qaedisti» – come Fatah al Islam, Ousbat al-Ansar e
Jund al-Sham – che spesso si insediano nei campi profughi palestinesi,
mettendo i rifugiati in pericolo, approfittando di un accordo che dal
1969 garantisce ai palestinesi il diritto di autodifendersi.

Allo stesso tempo, pur riconoscendo che in Libano sono entrati, spesso
passando comodamente per l’aeroporto di Beirut, jihadisti sauditi,
kuwaitiani, yemeniti e di altri Paesi che avevano combattuto in Iraq,
è probabile che gli autori dell’attentato di domenica siano sunniti
salafiti di origine locale.

Manovrati da chi? Il governo filo-americano di Fuad Siniora punta
costantemente l’indice contro la Siria, ma questa ipotesi si scontra
con la logica. Una destabilizzazione del Libano del sud finirebbe per
spingere il Consiglio di Sicurezza dell’Onu (controllato dagli Stati
Uniti) ad estendere i compiti dell’UNIFIL e dell’esercito libanese in
un’area decisiva per gli interessi strategici di Hezbollah, il
principale alleato di Damasco in Libano.

Meglio sarebbe indagare sugli appoggi che esponenti del salafismo
sunnita di Tripoli e del nord del Paese, hanno ricevuto dal partito di
maggioranza «Mustaqbal» di Saad Hariri, come riferito all’inizio
dell’anno dal giornalista americano Seymour Hersh.

http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4632

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