L'istruzione a Gerusalemme est: la discriminazione israeliana sottrae i bambini alle scuole

Qalandiya – The Electronic Intifada. Un bambino palestinese di circa dieci anni fa lo slalom nel traffico di automobili e di autobus in fila. Si muove svelto tra macerie e rifiuti nei pressi del checkpoint militare israeliano di Qaladiya che separa Ramallah da al-Quds (Gerusalemme).

Si aggrappa ai finestrini delle automobili e sale sugli autobus per vendere qualche gomma da masticare.

Sono decine i bambini che conducono questa vita; gran parte delle famiglie palestinesi vive sotto la soglia di povertà e questi bambini – in età scolastica – cercano di contribuire alla sopravvivenza di tutti.

Jamal Zahalqah, parlamentare palestinese presso la Knesset (parlamento israeliano) fa il punto sullo stato dell'educazione: “Le disposizioni applicabili all'istruzione dei bambini palestinesi a Gerusalemme est sono preoccupanti e s'incontra la stessa realtà nel resto dei Territori palestinesi occupati, nella Striscia di Gaza, per non parlare dell'educazione per i rifugiati palestinesi in Medio Oriente”.

Sono oltre cinque mila i bambini palestinesi, residenti a Gerusalemme est, che non frequentano la scuola. La cifra costituisce il 50% dell'infanzia palestinese della città contro il 12% di quella ebraica.

Orly Noy, attivista del gruppo israeliano per i diritti umani, Ir Amim, riferisce a Inter Press Service (Ips) che i dati sull'abbandono delle scuole sono alti e che lo stato di povertà degli scolari palestinesi gerosolimitani è impressionante.

“Lo stato di abbandono del sistema educativo a Gerusalemme est è sull'orlo del disastro”, aggiunge Tali Nir, legale dell'associazione israeliana per i diritti civili (Acri).

Entrambe le organizzazioni ritengono responsabili le autorità israeliane e affermano che la loro sia una discriminazione deliberata.

I dati e le conclusioni sono stati raccolti in un rapporto dal titolo “Livelli fallimentari – lo stato del sistema scolastico a Gerusalemme est”.

Mentre la legge israeliana sull'istruzione dispone che si garantisca un'istruzione equa a tutti i residenti della città, i dati sulla spesa per l'istruzione dello stato d'Israele mostrano che una realtà ben diversa.

Per l'anno scolastico 2008-2009 lo stato d'Israele ha speso 2.300 shekel (Nis), pari circa a 604 dollari per ciascun bambino ebreo delle elementari, mentre 577 Nis, circa 151 dollari, è quanto ha ricevuto uno studente palestinese.

Stando al rapporto, nonostante i vari impegni assunti in materia, lo scorso anno sono state costruite 39 aule per gli studenti palestinesi. Un tribunale israeliano ne aveva richieste 644 entro il 2011.

Su un totale di 1.398 aule, 647 sono fatiscenti e non hanno rispettato gli standard edilizi, sono emersi casi di mancata ventilazione, assenza di biblioteche, laboratori e cortili.

Questa situazione costringe molti studenti palestinesi a dover ripiegare in strutture di fortuna, alternative: spesso devono percorrere lunghe distanze, attraversare i numerosi checkpoint israeliani e devono sostenere un'ulteriore spesa per i trasporti.

Nel maggio 2001, il tribunale israeliano aveva ordinato che il ministero per l'Istruzione e il comune di Gerusalemme garantissero questo diritto a tutti i bambini palestinesi in città.

A oggi però, 40 mila bambini palestinesi sono obbligati a frequentare scuole private, sono numerosi coloro che non possono permetterselo e devono rinunciare a detto diritto.

Su 82.250 studenti, solo 39.523 (il 48,05%) frequenta la scuola pubblica.

Un 8% riceve l'istruzione dalle organizzazioni islamiche della città e molti altri frequentano le scuole dell'Unwra (agenzia Onu per la creazione del lavoro e il soccorso ai rifugiati palestinesi in Palestina e in Medio Oriente).

Noy dichiara che il suo gruppo lavora costantemente nel monitoraggio sulle attività delle autorità israeliane competenti le quali, puntualmente, rispondono ricorrendo a scusanti e lamentando di dover lavorare tra numerosi ostacoli.

Tuttavia, l'ultima disposizione giudiziaria non è stata la sola ad essere disattesa.

Mentre la burocrazia continua a perdersi nel proprio circolo legale, i bambini palestinesi di Gerusalemme est restano fuori dalle scuole o sono per strada. Il futuro che li attende non è particolarmente roseo.

“Si tratta di un ambito molto sensibile perché alla radice della società palestinese che di fronte a discriminazioni di questa natura viene privata della possibilità – oltreché del diritto – di dare corpo ad una comunità forte e stabile”, conclude Noy.

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