L’Italia spegne le luci per il soldato israeliano Shalit mentre 199 palestinesi hanno perso la vita per ‘tortura politica’

Gaza – Pal-Info. Il Centro per la difesa dei prigionieri palestinesi ricorda: ‘Israele pratica sistematicamente la tortura contro detenuti e prigionieri palestinesi’.

In occasione della Giornata Internazionale contro la Tortura, il 26 giugno, il Centro ha ripetuto al mondo che Israele è, ancora oggi, uno dei pochi paesi al mondo che pratica la tortura ‘in maniera sistematica’ in ognuna delle sue 25 prigioni e centri di detenzione.

Si fa beffa della legislazione sui diritti umani, prima fra tutte, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (1984) e pratica una ‘tortura politica’.

Si tratta di abusi e metodi che godono della copertura delle autorità di governo israeliane e che non risparmiano nessuno dei prigionieri palestinesi.

Non solo si concede mano libera ma s’incoraggia la tortura per ‘vie legali’ atte all’inasprimento del trattamento dei prigionieri palestinesi.

La ‘Legge Shalit’ ha appena un mese di vita.

Torture fisiche e psicologiche. Punizione fisica, tortura e abusi psicologici, percosse fino a provocare svenimenti o per estorcere confessioni (che a volte si ottengono nonostante l’innocenza), isolamenti, privazione del sonno, divieto di incontrare un legale, di comunicare con i familiari, trasferimenti non resi noti, negazione dell’igiene e ad un’alimentazione dignitosa e sufficiente.

Esporre il prigioniero ad oscenità, insulti e abusi verbali, minacce rivolte ai familiari (di arrestare o di abusare dei familiari), di deportazione fuori dal paese, di demolire la sua abitazione, confinamento del prigioniero nella stanza dei collaboratori come potente metodo di pressione psicologica.  

Decine di metodi di tortura. Da quando esiste una ‘questione palestinese’ esistono anche i prigionieri palestinesi’, punto sensibile e al centro della contesta politica.

Oggetto per infuocare i Territori Palestinesi Occupati ogni qualvolta si intravede la possibilità reale di dialogo.

Da sempre e da lungo tempo ormai, esistono informazioni, rapporti ufficiali e l’impegno di numerose organizzazioni per i diritti umani.

Ad oggi i dati parlano di 80 metodi di tortura differenti; il 95% dei prigionieri palestinesi è stato sottoposto a queste pratiche.

L’88% ha raccontato di essere stato costretto al metodo dello ‘Shabah’ (fantasma) che consiste nell’obbligare il prigioniero a stare per ore in posizioni dolorose (legati ad una sedia con la schiena piegata e gli arti legati, in piedi su vetri, o appesi al soffitto). È una posizione che causa ferimenti e perdita della coscienza.

Il 70 % è stato messo in isolamento, in una cella di 50 cm x 50 cm a temperature anche sotto zero.

199 prigionieri palestinesi hanno ceduto alla tortura e sono morti, nel dato però, si contano anche chi è stato assassinato a sangue freddo in prigione.

Negligenza medica deliberata: una politica. Attualmente sono 1,600 i prigionieri palestinesi sofferenti e/o malati e che necessitano con urgenza di cure mediche.

Nella maggioranza dei casi il loro stato di salute si è aggravato nelle prigioni israeliane, a seguito dei metodi di tortura a cui sono stati sottoposti o a causa della mancanza di visite e cure mediche.

Sono frequenti gli scioperi della fame che i prigionieri palestinesi organizzano per ricevere adeguate cure ma Israele non ritiene umanamente (oltreché un diritto e un dovere) opportuno aprire le celle agli ispettori che dovrebbero indagare sulle morti.

L’ultimo caso di morte di un detenuto palestinese risale solo pochi giorni fa.

La tortura non fa distinzione: uomini, donne, anziani, bambini, sofferenti e malati sono stati attraversati da storie di abusi e tortura e, le carceri israeliani, sono state vissute anche da detenute palestinesi in attesa di partorire. Qualcuna è stata costretta a farlo in prigione.

Appello del Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR). È forte l’appello lanciato questa volta dal PCHR perché è forte e radicata l’apprensione di tutto il popolo palestinese verso i connazionali reclusi.

‘Affinché siano liberati prigionieri e per compiere maggiori sforzi per i casi più gravi come quelli dei numerosi prigionieri sofferenti che si trovano nelle prigioni di Israele, perché il loro stato non si aggravi.

Si rivolge a tutti il PCHR; funzionari palestinesi (in patria e in diaspora), arabi e internazionali perché lavorino alla loro liberazione, perché lo facciano in tutte le lingue del mondo, per porre fine alla disparità e all’ingiustizia che si consuma all’interno delle prigioni di Israele.

Ai media il PCHR riconosce un importante ruolo; quello di raccontare lo stato dei prigionieri palestinesi e di svelare i crimini di guerra di Israele.

 

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