Lo Shin Bet rivela che ci sono 21 mila prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

Tel Aviv – The Cradle. Il capo del Servizio di sicurezza israeliano Shin Bet, Ronen Bar, ha avvertito in una recente lettera al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir che 21 mila palestinesi sono imprigionati nelle carceri di Israele, definendo il problema come una “crisi di incarcerazione”.

La lettera è stata consegnata a Netanyahu e Ben Gvir la scorsa settimana. Il suo contenuto è stato rivelato da un articolo del sito di notizie ebraico Ynet il 2 luglio.

Nella lettera, inviata anche al comandante della polizia israeliana Kobi Yacovi e al procuratore generale Gali Baharav-Miara, Bar ha avvertito che “la crisi delle carceri costituisce una vera e propria crisi strategica”, secondo Ynet.

La situazione delle carceri israeliane è una “bomba a orologeria”, ha detto Bar. “Può anche mettere in pericolo alti israeliani all’estero ed esporli a tribunali internazionali”, dato che le condizioni e la condotta nei confronti dei palestinesi in queste carceri “rasentano l’abuso”.

Bar ha criticato fortemente Ben Gvir, responsabile del sistema carcerario, e ha chiesto “l’annullamento di varie misure che hanno danneggiato le condizioni dei prigionieri”.

Da quando il governo di Netanyahu è salito al potere, nel novembre 2022, Ben Gvir ha notevolmente inasprito le misure già brutali e restrittive nei confronti dei prigionieri palestinesi. Il ministro della Sicurezza nazionale ha anche recentemente chiesto l’esecuzione dei prigionieri palestinesi.

Nella sua lettera, il capo dello Shin Bet afferma che, dopo diversi mesi di guerra, il numero attuale di persone incarcerate è di 21 mila, nonostante la capacità delle carceri non consenta più di 14.500 persone.

In precedenza si era ipotizzato che circa 9.000-10.000 palestinesi fossero detenuti nelle carceri israeliane.

“La legislazione d’emergenza consente il sovraffollamento delle carceri quasi senza limiti. Questa crisi è emersa nonostante gli avvertimenti inviati al ministero della Sicurezza nazionale per prepararsi a questa situazione circa un anno fa”, ha affermato Bar nella sua lettera.

Bar ha anche criticato Ben Gvir per la cancellazione delle visite della Croce Rossa alla prigione.

“Dopo l’attacco del 7 ottobre, Israele ha negato ai prigionieri i diritti che erano accettabili prima della guerra, compresi quelli che sono obbligatori secondo il diritto internazionale [ad esempio, le visite della Croce Rossa]”, ha affermato Bar.

Bar ha inoltre avvertito che la questione delle carceri espone i singoli membri del governo israeliano a procedimenti giudiziari presso la Corte penale internazionale (ICC) dell’Aia, in particolare alla luce delle recenti richieste dell’ICC di mandati di arresto contro Netanyahu ed il suo ministro della Difesa per i crimini di guerra a Gaza.

“La questione delle condizioni di detenzione è ben regolamentata dal diritto internazionale”, ha sottolineato.

Ha inoltre avvertito che la crisi dell’incarceramento sta danneggiando in modo significativo “il ritmo e la qualità” della capacità di Israele di “contrastare il terrorismo”, e che negli ultimi mesi l’establishment della sicurezza è stato costretto a cancellare gli arresti di sospetti o di “coloro che sono definiti come un pericolo chiaro e immediato per la sicurezza”.

“In conclusione, la crisi dell’incarcerazione crea minacce alla sicurezza nazionale di Israele”.

Il direttore dell’ospedale al-Shifa a nord di Gaza, il dottor Mohammed Abu Salmiya, è stato rilasciato dalla detenzione israeliana il 1° luglio, scatenando l’indignazione di Israele e del suo gruppo politico. Abu Salmiya è considerato dagli israeliani come complice della presunta detenzione da parte di Hamas di prigionieri all’interno dell’ospedale al-Shifa – una delle tante affermazioni sulla struttura medica che Israele non è stato in grado di provare.

È stato rilasciato insieme a decine di altri prigionieri palestinesi. Dopo il rilascio, i dirigenti israeliani si sono accusati l’un l’altro di aver permesso la sua liberazione e Netanyahu ha detto di aver ordinato un’indagine sulla questione.

Secondo Ynet, Abu Salmiya “è stato incluso in un gruppo di detenuti ‘a basso rischio’ che sono stati rilasciati come parte della necessità di aiutare a risolvere la crisi degli incarceramenti”.

Traduzione per InfoPal di F.L.