L’Occidente si straccia le vesti per Shalit, ma migliaia di palestinesi languono nelle carceri d’Israele.

Mentre a Roma si consuma l'ennesimo indecente teatrino di manifestazioni di solidarietà per l'unico prigioniero israeliano in mani palestinesi – il cap. Gilad Shalit, catturato mentre si trovava con la propria truppa di occupazione in territorio altrui -, nelle carceri d'Israele migliaia e migliaia di detenuti politici vivono in condizioni disumane, senza che alcuna autorità occidentale lanci proclami o organizzi simposi.

Si guardi questo video: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-018c88b0-5489-4a7f-9fe3-1c59ff6b0c46.html?p=5

Prigionieri politici palestinesi: da 25 anni nelle carceri d’Israele

L’Associazione di Gaza City per i detenuti ha annunciato che Ibrahim Barud ha compiuto ieri i suoi 25 anni di prigionia, dei quali gli ultimi 14 senza poter essere visitato dalla madre, a causa del divieto della direzione del carcere. 

Abdel Nasser Farawneh, esperto dell’associazione sulle questioni dei detenuti, ha riferito che Umm Ibrahim [la madre d’Ibrahim] teme di morire senza rivedere suo figlio.

Ibrahim si trova in cella da quando aveva 22 anni, con l’accusa di aver minacciato lo stato d’Israele – o di aver “resistito all’occupazione”, per usare le parole di Farawneh – e sta scontando una sentenza di 27 anni.

Lo scorso 1 aprile, i palestinesi delle prigioni israeliane hanno dichiarato uno sciopero contro i casi come quello d’Ibrahim Barud: i detenuti politicamente allineati e con alte condanne, infatti, sono spesso soggetti a trattamenti discriminanti, soprattutto riguardo alle visite familiari.

Lo sciopero, che dovrebbe durare un mese, ha incluso finora il boicottaggio di tutte le visite familiari e due giornate di sciopero della fame, delle quali la seconda è stata dichiarata mercoledì, a una settimana dall’inizio della protesta.

I rappresentanti dei detenuti affermano che tutte le fazioni hanno aderito allo sciopero, al quale parteciperebbero quindi circa 10.000 prigionieri in 13 centri di detenzione. La loro richiesta principale è un trattamento equo per tutti i palestinesi incarcerati in Israele.

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