L'opportunità di Ginevra.

 
 
L’opportunità di Ginevra
di Rami Khouri, 4 Aprile 2007

 

BEIRUT — Siamo di fronte ad un’opportunità storica per fare la pace tra Arabi ed israeliani questa settimana, o si tratta solo dell’ennesima esibizione di disonestà israeliana ed irresolutezza araba? Ho un suggerimento perché il mondo arabo scopra la risposta.
 
Lo scorso fine settimana, capi di stato arabi ad un vertice in Arabia Saudita ribadirono la loro offerta per arrivare ad una pace complessiva e permanente con Israele. Gli Israeliani rifiutarono l’invito, ma dissero di apprezzare alcuni dei suoi elementi. Una settimana dopo, il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha rivolto un invito all’Arabia Saudita di guidare una delegazione di leader arabi a Gerusalemme per negoziare la pace. I sauditi ed altri Arabi hanno subito respinto l’invito, insistendo perché Israele si ritiri dalle terre arabe occupate nel 1967 prima che ogni incontro o colloquio possa aver luogo.
 
Gli Americani e gli Europei, come al solito, hanno fatto dichiarazioni di routine, piuttosto blande, per incoraggiare colloqui di pace e compromessi, ma sembravano fare poco altro pubblicamente per capitalizzare su ciò che sembrava una possibile opportunità storica per interrompere lo stallo arabo-israeliano.
 
Io suggerisco un’audace mossa araba per uscire da questa secca e scoprire chi sta facendo sul serio e chi sta facendo giochetti. Gli Arabi dovrebbero rispondere positivamente all’invito di Olmert, accettando di sedersi e parlare, ma con una loro trovata. Il re dell’Arabia Saudita dovrebbe annunciare che il suo ministro degli esteri guiderà una delegazione di ministri esteri, compreso il ministro degli esteri palestinese Ziad Abu Amr, negli uffici delle Nazioni Unite a Ginevra il prossimo lunedì, 9 Aprile, ed attenderà per negoziare una accordo di pace complessivo e permanente tra Arabi ed israeliani. Gli Arabi andranno a Ginevra per fare la pace sulla base dei principi del loro piano di pace e di importanti risoluzioni delle Nazioni Unite — tutti elementi abbastanza validi per ottenere il sostegno Arabo ed invogliare abbastanza gli Israeliani.
 
Prima di partire per Ginevra, domenica, per il loro incontro di lunedì, i ministri degli esteri arabi dovrebbero fare una dichiarazione che chiarisca che loro sono molto motivati ad arrivare ad un accordo di pace con Israele, volenterosi nel raggiungere ragionevoli e mutui compromessi che soddisfino lo spirito delle risoluzioni ONU, e pronti per una permanente coesistenza con uno stato di Israele a predominanza ebraica — sul presupposto che Israele a sua volta si ritirerà dai territori occupati, coesisterà con uno stato palestinese sovrano, ed acconsentirà ad una soluzione negoziata sul problema dei rifugiati palestinesi, che è l’essenza del conflitto dal punto di vista arabo. Gli Arabi dovrebbero fare ciò per mostrare di essere flessibili e ben intenzionati, ma non disperati al punto di accettare la pace a qualunque condizione.
 
Gli Arabi e gli Israeliani non hanno fatto progressi per la pace quando ognuna delle parti ha spinto l’altra a fare concessioni unilaterali. Questo è ciò a cui abbiamo assistito la scorsa settimana con l’offerta di pace del vertice arabo che Israele ha rifiutato, e con l’invito di Olmert ad un incontro che gli Arabi hanno respinto. Possiamo solo scoprire quanto entrambi facciano sul serio nel negoziare una pace permanente e comprensiva facendoli sedere ad un tavolo negoziale e lavorando su posizioni, proposte e contro-proposte.
 
Gli Arabi fanno la figura di ingenui dilettanti e furbastri se continuano ad insistere sul piano di pace del 2002, ma lo lasciano fluttuare nell’aria come un’astratta dichiarazione di principi. Gli Israeliani sono ugualmente privi di credibilità quando si aspettano che gli Arabi volino nella Gerusalemme occupata ad un cenno di Olmert. Non è così che la politica, la diplomazia ed il lavoro di costruzione della pace funzionano nel mondo reale. Se gli Arabi fanno sul serio sulla loro storica offerta di colloqui e di una pace permanente sulla base delle risoluzioni ONU con un senso di equità e legittimità per tutti — ed io sono convinto che lo siano — devono andare oltre le dichiarazioni passive ed entrare nella prospettiva di un impegno politico dinamico.
 
Il piano di pace arabo fornisce una valida piattaforma per questo, dal momento che esso enfatizza le questioni chiave della terra, della sovranità, di Gerusalemme e dei rifugiati. E’ anche sufficientemente ampio ed attraente perché Israele lo faccia suo come un punto di partenza per colloqui seri, specialmente sulla questione cruciale dei rifugiati che chiaramente deve essere risolta sulla base delle risoluzioni ONU — la cui implementazione sarebbe negoziata per renderla accettabile ad entrambe le parti.
 
Sedersi a parlare di pace a Ginevra con Israele sulla base del piano di pace arabo e delle risoluzioni ONU è un atto onorevole, privo di trabocchetti, di rese e di concessioni a priori. Passa la palla agli Israeliani, e libera gli Arabi dalla accusa costante di perdere le opportunità e rifiutare di rispondere alle offerte israeliane. Gli Arabi e gli Israeliani si sono seduti in molte conferenze e negoziati di pace, soprattutto a partire dagli incontri di Madrid nel 1991. Fare di nuovo così sarebbe un atto coraggioso e responsabile per tutte le parti interessate.
 
E’ ora che il mondo arabo superi la propria incompetenza diplomatica e la propria immobilità, che smetta di essere sulla difensiva e passi all’offensiva. Quella di Ginevra il prossimo lunedì è una carta vincente per tutti coloro che tra Arabi ed Israeliani desiderano sinceramente la pace e la giustizia. 
 
Rami Khouri è un commentatore che scrive per diversi giornali nel mondo, è il direttore dell’Issam Fares Institute presso l’Università Americana di Beirut, è redattore del Daily Star di Beirut, ed è stato insignito del Premio per la pace di Pax Christi International.
Traduzione Gianluca Bifolchi
 

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