Maltrattamenti e torture ai danni di minorenni palestinesi

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Infopal – Cisgiordania. In seguito all’arresto di diciassette minorenni, molti dei quali ancora bambini, avvenuto l’11 febbraio nel campo profughi di Jalazone, il Defense for Children International ha lanciato un appello affinché venga posta fine ai maltrattamenti sui minori palestinesi.

Nel frattempo, l’agenzia “Ma’an” riferisce dell’arresto di ventuno giovani del campo profughi di Jalazone, diciassette dei quali hanno meno di 18 anni.

Secondo il DCI, i ragazzi sono accusati di aver lanciato pietre contro militari israeliani. Essi sono stati condotti con la forza all’insediamento israeliano di Beit El, da cui sono stati trasferiti presso la locale stazione di polizia, e da qui alla prigione di Ofer, in Cisgiordania.

Nel suo rapporto, l’organizzazione che si occupa dei minorenni definisce l’arresto di ragazzini e adolescenti un “esempio del sistematico, istituzionalizzato maltrattamento di circa settecento ragazzini palestinesi all’anno da parte delle autorità israeliane nei Territori occupati palestinesi [Cisgiordania e Gaza, ovvero il c.d. “Stato palestinese”, sebbene tutto il territorio dal Giordano al mare sia da considerare “la Palestina”, Ndr]”.

La situazione non è migliorata affatto da quando il Comitato dell’Onu contro la tortura ha pubblicato, nel maggio 2009, le sue “Osservazioni finali” concernenti la tortura e i maltrattamenti in Israele e nei Territori occupati palestinesi”.

Secondo il DCI, “questi ragazzini sono stati interrogati in assenza di un avvocato e dei familiari; inoltre di questi interrogatori non esiste una registrazione video”.

Durante l’inchiesta sull’accaduto, il DCI ha raccolto testimonianze da cinque dei ragazzini rimasti in prigione.

Il quattordicenne Ahmad G ha riferito al DCI di quando si trovava nella stazione di polizia di Binyamin per essere interrogato: “Un militare mi ha portato in una stanza e mi ha tolto la benda. Così mi sono trovato davanti a tre inquirenti. All’improvviso, uno di loro mi ha colpito al collo, ma un altro l’ha allontanato dalla stanza”.

Secondo quanto riferisce il DCI, i militari hanno chiesto a Ahmad se egli avesse tirato delle pietre, bombe molotov o granate fatte in casa contro militari israeliani: nel frattempo gli avevano detto che altri avevano già confessato contro di lui… Ma Ahmad ha rigettato tutte queste accuse, riporta il  DCI.

A questo punto – riferisce ancora Ahmad – gli è stato detto che sarebbe stato sottoposto ad un secondo interrogatorio, durante i quale – hanno detto gli israeliani –  “sarai picchiato, così è meglio per te che racconti tutto”, riferisce ancora il rapporto del DCI.

Ma quando uno degli aguzzini l’ha colpito alla testa, Ahmad ha confessato di aver lanciato delle pietre: “Mi sono spaventato, perciò gli ho detto quello che voleva sentirsi dire, malgrado non avessi lanciato pietre, né molotov o altri ordigni esplosivi. Così ho firmato un foglio e un soldato mi ha portato fuori dalla stanza”.

Ahmad è comparso due volte di fronte alla Corte militare di Ofer, accusato di lancio di pietre e di molotov, nel febbraio del 2009 e del 2010, e anche per possesso di un coltello, nel giugno del 2009. Dovrà ricomparire davanti alla stessa Corte nel giugno del 2010, fa sapere il DCI.

Il DCI informa che otto dei diciassette ragazzini sono stati condotti di fronte a un giudice, mentre nove altri rimangono, senza un’accusa precisa, in “detenzione amministrativa”.

“Gli arresti di massa e i maltrattamenti di diciassette ragazzini del campo profughi di Jalazone, avvenuti l’11 febbraio 2010, non sono un fatto isolato”, afferma  l’organizzazione, che evidenzia inoltre molti altri casi di detenzione di minorenni già portati all’attenzione del Comitato dell’Onu sulla tortura.

Attualmente – riferisce il DCI – 318 ragazzini palestinesi, si trovano nelle carceri israeliane.

 

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