Manifestazione contro il Muro di Separazione: la polizia israeliana reprime pacifisti con la violenza.

Uno spiegamento di polizia, rinforzata da unità militari, ieri ha fatto irruzione e ha disperso una manifestazione pacifica e nonviolenta che aveva l’obiettivo di portare l’uva raccolta dalle terre intorno a Al-Khader, nei pressi di Betlemme, al villaggio.

Circa 40 tra palestinesi, israeliani e attivisti internazionali, hanno tentato di portare cestini di uva dai terreni agricoli appartenenti a Al-Khader, ubicato dietro il cantiere illegale del Muro di Separazione, al villaggio stesso.

Tuttavia, la polizia israeliana ha impedito loro di passare usando mezzi violenti: numerosi manifestanti pacifici sono stati picchiati. La protesta è finita con i cesti di uva lasciati ai soldati israeliani.

Sono stati arrestati 2 palestinesi, Ahmed e Mohammed Salah, 3 israeliani e 1 pacifista straniero.

Fonti locali hanno raccontato che Mohammed Salah è stato duramente picchiato dai soldati israeliani e ricoverato all’ospedale di Betlemme. Suo fratello Ahmad e un israeliano sono stati rilasciati quasi subito.

Al momento, un quarantenne israeliano del movimento pacifista Ta’ayush, un connazionale ventenne e uno straniero sono ancora in stato di detenzione.

Il percorso del Muro di Separazione corre lungo la "Road 60", la principale strada di comunicazione tra Gerusalemme e Hebron, spezzando le terre del villaggio di Al-Khader.

Si trovano con analoghi problemi decine di villaggi lungo la strada che corre a fianco del muro, nella West Bank: migliaia di ettari di terre agricole palestinesi e migliaia di cittadini sono intrappolati nella parte israeliana del muro, bloccati fuori dai territori palestinesi e, di fatto, annessi a quelli israeliani.

La polizia israeliana ha affermato che 3 attivisti sono stati arrestati con l’accusa di "assembramento illegale" e per aver lanciato "ceste di uva" sulla strada (forse era marcia…).

I dimostranti hanno rilasciato il seguente comunicato: "Sollevate l’assedio contro l’uva!"

Al-Khader è un centro di produzione di uva, come tutta l’area di Betlemme. Ogni anno, le sue terre fertili producono 11.000 tonnellate di uva. Non molto termpo fa, queste uve era commercializzate in tutta la West Bank, in Giordania, a Gaza e in Israele. Oggi, chE le strade sono bloccate e nuovi decreti impediscono la consegna dell’uva, la produzione locale non ha mercato. Il prezzo si è così abbassato che i contadini non riescono più a guadagnare da vivere. Molti lasciano marcire i raccolti sulle viti. In poche settimane, quando il Muro avrà raggiunto quest’area, l’assedio alle viti sarà completo.

Dove le viti sono la fonte primaria di reddito, e quando la disoccupazione avanza, questa è la strada verso la morte per fame.
Tutto ciò fa parte di una politica elaborata? Il muro lungo la Road 60 porterà via 20.000 ettari di terra agricola di al-Khader ai contadini. Inoltre, altra terra è confiscata dall’espansione degli insediamenti israeliani – di recente a Beitar Illit, Neve Daniel e Elazar.

La perdita della terra è solo uno degli elementi: 19.000 palestinesi imprigionati tra il Muro e la Linea Verde (il confine riconosciuto a livello internazionale nel 1967) saranno presto separati da Betlemme, la città principale del distretto, dai loro familiari e dall’intera West Bank.

Poiché un muro è già stato costruito sulla Linea Verde, qual è la ragione di questo altro che taglia la terra palestinese e blocca a questa gente l’accesso ai mercati, al lavoro, all’istruzione e alle cure sanitarie? E’ per spezzare il loro morale, per fornire al mercato nero manodopera in schiavitù, per costringere la gente alla disperazione e obbligarli a lasciare le proprie terre e case, così che Israele possa annetterle ai suoi territori?

Ci sono due nazioni su questa terra e entrambe hanno diritto alle proprie vite e ai propri fichi.

Togliete l’assedio. Fermate il muro. Fermate la confisca di terra. Fermate l’occupazione.

(Fonte: Maan News)

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