Manifestazioni non-violente in Cisgiordania per commemorare la Nakba

Ramallah – Imemc. Anche ieri, venerdì 13 maggio, sono partite le proteste settimanali contro il Muro d'Apartheid voluto da Israele nel villaggio palestinese di Bil'in (Ramallah). L'esercito israeliano ha bloccato tutte le strade che conducono al centro per contenere la partecipazione alla protesta.

A Bil'in, la protesta ha puntualmente provocato scontri fra i manifestanti e l'esercito israeliano e, con altrettanta puntualità, i militari fanno ricorso all'uso di gas lacrimogeni e granate assordanti.

In occasione della commemorazione della Nakba, le forze d'occupazione israeliane ha potenziato la presenza dei militari e la sorveglianza in Cisgiordania. Molti politici palestinesi e attivisti hanno accolto con entusiasmo la possibilità di una “Terza Intifada” in concomitanza con il 63° anniversario della Catastrofe palestinese.

Questo potrebbe essere il segnale della possibile perdita di fiducia dei palestinesi nel processo di pace e di sfruttamento degli eventi del fine settimana per dare vigore a un nuovo periodo di resistenza di massa contro l'occupazione israeliana. Mahmoud 'Abbas, presidente dell'Autorità palestinese (Anp), ha escluso l'eventualità di una Terza Intifada.

Sugli scontri: tre civili sono stati feriti nel villaggio di Bil'in. Da sei anni, ogni venerdì, sostenitori israeliani e internazionali si uniscono agli abitanti palestinesi dopo la preghiera del mezzogiorno per marciare in direzione del Muro d'Apartheid.
Ieri, non appena la protesta ha raggiunto il passaggio del Muro, i soldati d'occupazione israeliani hanno lanciato gas lacrimogeni e hanno sparato proiettili di acciaio rivestiti di gomma contro i manifestanti, ferendone tre. I feriti sono stati soccorsi sul posto e hanno riportato ferite di lieve entità. A decine sono rimasti intossicati dai gas lacrimogeni.

Gli abitanti del villaggio di Bil'in hanno marciato portando una grande chiave con il numero 63, per ricordare i 63 anni di espulsioni e furto delle terre palestinese. Un carro trainato da un asino ha invece voluto simboleggiare il ritorno dai campi profughi verso le proprie terre.

Nonostante la stretta fisica dei militari intorno al villaggio, sostenitori israeliani e internazionali sono riusciti ad unirsi alle proteste.

Venerdì, dopo la preghiera di mezzogiorno, un grande corteo è partito alla volta di un cantiere per un nuovo insediamento che Israele sta costruendo sulle terre del villaggio di Nabi Saleh (Ramallah).
I soldati israeliani hanno sparato una serie di candelotti di gas lacrimogeni e di proiettili di acciaio rivestiti di gomma contro i manifestanti. Almeno 22 civili sono stati feriti.

Un manifestante di nazionalità statunitense è stato colpito alla capo da un candelotto ed è stato portato in ospedale. Le sue condizioni risultano critiche.

Le truppe israeliane hanno anche arrestato Nida e Iqbal Tamimi. Testimoni oculari hanno dichiarato che le due donne sono state dapprima ammanettate, bendate per essere portate verso una destinazione sconosciuta. Anche due israeliani tra gli arrestati.

Decine di altri manifestanti sono stati soccorsi dall'intossicazione dei gas lacrimogeni e per le ferite delle percosse subite dai soldati israeliani.

Anche il fotoreporter Hilmi Tamimi è stato aggredito dai militari israeliani, che gli hanno danneggiato la macchina fotografica.

http://www.imemc.org/article/61235

http://www.imemc.org/article/61237

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