Marwan Barghouthi: ‘Non siamo lontani dalla libertà e dall’indipendenza’.

15 aprile 2010 – Al-Quds

Il ledaer dei prigionieri palestinesi, Marwan Al-Barghouthi ha invitato il suo popolo a “proseguire nella lotta nazionale; per rivendicare il sangue di martiri e feriti, per i prigionieri, per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi e per la difesa di Gerusalemme, corona del popolo palestinese”.

All’ottavo anno di detenzione, Al-Barghouthi, membro del Comitato Centrale di Fatah e del Consiglio Legislativo palestinese, si è rivolto ai giornalisti dal carcere israeliano Hadarim, alla presenza del suo avvocato difensore Khader Al-Shaiqarat.

“Sono certo che il popolo palestinese sconfiggerà presto la più lunga e crudele delle occupazioni. Libertà ed indipendenza non sono lontane”.

Usa & Israele. Quando gli è stato chiesto di esprimersi in merito alle attuali manovre statunitensi nei confronti di Israele, Al-Barghouthi ha sostenuto che oggi, tra Usa e Israele, non vi è alcuna crisi.

I due paesi sono legati da sempre e senza il sostegno degli Stati Uniti, Israele non avrebbe potuto condurre la sua occupazione per 43 lunghi anni e vorrei ricordare anche il discorso che, un anno fa, il Presidente Obama tenne al Cairo e dopo il quale nulla è stato fatto”.

Al-Barghouthi esprime comunque la personale speranza che gli Usa possano cambiare atteggiamento, appellandosi perchè, lo stato amico di Israele, dimostri di attenersi e di rispettare le decisioni internazionali che puniscono i crimini israeliani.

Dal ritiro entro le linee di confine del 1967 ad una soluzione al problema dei rifugiati palestinesi – in base alla risoluzione Onu n° 194 – alla costituzione dello stato palestinese con piena sovranità sulla sua capitale, Gerusalemme est.

Questa è l’unica soluzione per la pace regionale e, se lo volessero, gli Usa lo potrebbero ottenere in pochi mesi. D’altra parte Israele deve tutto a questo paese, a partire dalla sua stessa esistenza”.

Quartetto Internazionale. Non crede Al-Barghouthi nelle capacità risolutive del Quartetto Internazionale, il quale ultimamente si è espresso per una soluzione entro 24 mesi.

“Come se ne possono sostenere le intenzioni se, negli ultimi due anni, questo ha permesso ad Israele di proseguire con la sua politica di distruzione?”.

Pertanto, il leader dei prigionieri palestinesi ha chiesto che si trasferisca la piena autorità decisionale al Consiglio di Sicurezza, perchè applichi sanzioni verso Israele, contro i suoi piani di giudeizzazione della Palestina, contro i suoi insediamenti illegali e per porre fine all’assedio imposto da Israele sulla stremata Striscia di Gaza.

A tal proposito, ha ricordato gli effetti dell’azione internazionale di boicottaggio:

“Oggi Israele è in uno stato di assedio popolare a livello internazionale e i successi del boicottaggio all’estero sulla sua produzione, ne sono la prova tangibile”.

I negoziati con Israele. Al-Barghouthi abbatte ogni reale possibilità di raggiungere un accordo con Israele: “Come si può concepire un dialogo o un accordo con il governo di occupazione e distruttivo per eccellenza che è sempre l’unico beneficiario di qualunque negoziato?”

Rinconciliazione nazionale. Si è concluso da poco il sesto congresso del suo partito, Fatah e, pur non avendo ancora i dettagli di contenuti e decisioni, Al-Barghouthi sostiene di non intravedere in generale grandi cambiamenti deliberativi.

La riconciliazione è importante e vitale come lo sono acqua ed aria”.

Con queste parole Al-Barghouthi ha richiesto ad Hamas di firmare il documento egiziano e di rifarsi al documento di riconciliazione nazionale palestinese, anche nella speranza di non indurre il movimento dei prigionieri ad adottare continuamente iniziative di sollecitazione verso le varie fazioni palestinesi.

La legge dell’unità coincide con la vittoria dei popoli oppressi e dei movimenti di liberazione nazionale”.

Ha richiamato il popolo palestinese a resistere ma non crede che una terza Intifadha possa essere programmata.

L’Intifada non si puo prevedere, è come un vulcano che esplode. Viste le attuali circostanze in cui è relegato il popolo palestinese è però molto probabile che esploda la ribellione popolare: repressione, tortura, persecuzione, assassini, ingiustizie sono alla base della sofferenza del popolo palestinese e, in termini di resistenza, questa si converte in sacrificio che aumenta la forza di volontà popolare a resistere e a continuare la lotta di liberazione nazionale”.

Prossime elezioni palestinesi. In merito alle elezioni previste dall’autorità palestinese per il prossimo 17 luglio 2010, Al-Barghouthi si è dichiarato favorevole all’utilizzo di strumenti democratici di governo e si augurato che nel processo elettivo vengano coinvolte tutte le fazioni palestinesi.

Ha sostenuto la candidatura del suo partito, Fatah augurandosi la promozione di nuove figure di ogni estrazione sociale come pure nuove candidature di partiti e coalizioni.

Le prossime elezioni palestinesi saranno un importante test politico interno”.  

I prigionieri. “Purtroppo non sono oggetto di discussione all’ordine del giorno per la leadership palestinese e non vengono inclusi, nè coinvolti nei forum politici arabi e/o internazionali”. 

Ha ricordato chi e detenuto da lungo tempo come Na’el e Fakhri al-Barghouthi, Karim Younis, Akram Mansour, Haitham Musleh e Fu’ad Al-Razem ed altri tra gli oppositori al processo di Oslo.

Il rilascio dei prigionieri deve costituire il perequisito per qualunque negoziato come è stato per Sudafrica, Irlanda ed Algeria”.

A fine intervista, Al-Barghouthi ha ringraziato tutti coloro che lo hanno sostenuto nel conseguimento, tre settimane fa, del dottorato in Scienze Politiche.

Il testo integrale dell’intervista originale in lingua araba può essere consultato su:

http://www.alquds.com/node/250498

(Traduzione per Infopal a cura di Elisa Gennaro) 

 

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