Medioriente, la fiera dei piani di pace.

Da http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/18-Novembre-2006/art11.html

Medioriente, la fiera dei piani di pace.
L’idea italo-franco-spagnola, il Crisis Group, l’iniziativa dell’ex ministro Beilin e la proposta dello scrittore Yehoshua. Fioccano le iniziative, ma nessuno parla dell’unica soluzione possibile: applicare le risoluzioni Onu rimaste lettera morta
Michele Giorgio
Ormai siamo alla fiera dei piani di pace. Ma se la proposta di Spagna-Francia-Italia e quella dell’International Crisis Group puntano sulla fine delle ostilità, l’invio di caschi blu dell’Onu e un recupero della legalità internazionale che l’unilateralismo israeliano e statunitense hanno messo da parte, tutte le altre «soluzioni» non sono altro che minestre riscaldate, ovvero versioni, neppure tanto aggiornate, di iniziative presentate negli anni passati. Si continua a girare intorno al problema senza imboccare con decisione la strada della applicazione delle risoluzioni dell’Onu (e non solo) che appare l’unica in grado di condurre alla fine del conflitto. Non servono altre proposte di pace, nuove o riciclate. Il ritiro totale e immediato di Israele dai territori palestinesi (ma anche siriani) che ha occupato quasi 40 anni fa e l’assegnazione a Gerusalemme di uno status internazionale, così come prevedono alcune delle più importanti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu, sono l’unico «piano di pace» possibile. Gli altri non fanno altro che perpetuare e legittimare l’occupazione.
Non sorprende perciò il ritorno sulla scena dell’ex ministro laburista Yossi Beilin, oggi leader del partito della sinistra sionista «Meretz». Beilin, che è stato uno dei protagonisti degli anni della cosiddetta «pace di Oslo» (1993-2000) e che nel 2003 ha scritto con l’ex ministro palestinese Yasser Abed Rabbo il testo della «Iniziativa di pace di Ginevra», propone la cessazione immediata delle ostilità tra israeliani e palestinesi e l’avvio di uno scambio di prigionieri tra le due parti. In una seconda fase l’esponente politico pensa alla attuazione di un rispiegamento israeliano in Cisgiordania ma non in modo unilaterale – come avvenuto lo scorso anno a Gaza – ma concordato con l’Autorità nazionale palestinese. In seguito verrebbe proclamato uno Stato palestinese «provvisorio» e, dopo negoziati della durata di due anni, le due parti concorderanno il territorio definitivo dello Stato palestinese sulla base delle linee di armistizio precedenti alla guerra del 1967. Tenendo però conto dei «cambiamenti demografici» avvenuti sul terreno, ovvero dell’esistenza degli insediamenti colonici costruiti da Israele sulle terre confiscate ai palestinesi in violazione delle leggi e convenzioni internazionali. Beilin ha aggiunto che il suo è un tentativo di mettere insieme l’annunciato progetto del premier Ehud Olmert per un ritiro parziale dalla Cisgiordania con una «attiva partecipazione palestinese». Si riferisce alla disponibilità che Abu Mazen e un gruppo ben definito di dirigenti di Al-Fatah, guidati dall’ex ministro Mohammed Dahlan, hanno dato all’idea della proclamazione di uno Stato palestinese dai confini provvisori che, sospettano in tanti, finiranno per diventare permanenti, soprattutto se legati allo sviluppo del piano di Olmert che prevede annessioni di ampie porzioni della Cisgiordania a Israele e la creazione di fatto di «bantustan» palestinesi. Beilin ha aggiunto che la sua proposta è stata accolta con interesse da Abu Mazen. I due peraltro divennero noti nel 1993 per aver scritto a quattro mani una soluzione del problema di Gerusalemme che porta il nome di «Piano Beilin-Abu Mazen». Secondo quel piano i palestinesi dovrebbero proclamare il villaggio di Abu Dis, a tre km da Gerusalemme Est, capitale del loro futuro Stato e accontentarsi di raggiungere la spianata delle moschee nella Città Santa grazie un «corridoio» controllato da Israele. La proposta è finita nella pattumiera della storia, ma visti i tempi non è detto che non venga riciclata.
Ad una soluzione per Gerusalemme si è dedicato anche lo scrittore israeliano A.B. Yehoshua, che si vanta di essere tra coloro che hanno suggerito all’ex premier Ariel Sharon di costruire il muro in Cisgiordania. Yehoshua, durante un incontro con i giornalisti italiani promosso dal Console generale d’Italia, Nicola Manduzio – al quale hanno preso parte anche il suo collega David Grossman e la scrittrice palestinese Soad Umari – si è detto convinto che le tre fedi monoteistiche potranno gestire al meglio i luoghi santi, e mettere fine al conflitto. I palestinesi, ha aggiunto, avranno il diritto di esercitare la loro sovranità sui quartieri orientali di Gerusalemme mentre Israele su quelli occidentali. Un perplesso David Grossman ha definito «prematura» l’idea avuta da Yehoshua il quale, per motivi non del tutto chiari, ha detto di ritenere l’Italia il paese più adatto a portarla avanti.

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