MEMO: Intervista esclusiva a Carlos Latuff

Di Hanan Chehata. 

Memo. Carlos Latuff è un artista brasiliano le cui intense vignette ne hanno fatto un sostenitore e un ispiratore della difesa dei popoli palestinese, iracheno, afghano e di altri. Latuff si avvale di un'arte espressiva per rappresentare l'ingiustizia nel mondo tra cui crimini di guerra, apartheid, imperialismo, sfruttamento, il ventre molle del capitalismo e di altre forme di oppressione sparse nel mondo. I bersagli che più di frequente sono al centro delle sue vignette sono il governo degli Stati Uniti e quello di Israele, e Latuff non teme di svelare i ruoli che questi svolgono nello sfruttare e nell'opprimere popoli innocenti, in 'Iraq, in Palestina, in Afghanistan o altrove. Si dice che un'immagine racconti più di mille parole e, senza dubbio, le vignette di Latuff fanno questo. L'artista  è stato insignito dagli attivisti politici e dai popoli oppressi convinti che, per mezzo della sua arte, Latuff difenda i loro diritti umani. Tuttavia Latuff è anche oggetto di diffamazione da altri che la sua arte criticano.

Carlos Latuff – uno dei maggiori ispiratori e discussi vignettisti di satira contemporanei – ha rilasciato a MEMO un'intervista sulla sua arte, ciò che ispira i suoi disegni e il significato che questi hanno per lui.

Dott. Hanan Chehata: La sua arte è chiaramente guidata dal suo forte senso di giustizia e dalle sue opinioni personali in merito a questioni di una certa portata, quali imperialismo, capitalismo, guerre, violazioni ai diritti umani e altre ancora. Ha sempre avuto una coscienza politica, o è accaduto un qualche episodio, oppure qualcuno le ha ispirato un coinvolgimento politico?

Carlos Latuff: Credo che lavorare per un lungo periodo per la rivista di un sindacato della sinistra (dal 1990) abbia avuto un impatto sulle mie opinioni. Ho imparato il significato di solidarietà dalla sinistra.

HC: E' nato e cresciuto a Rio de Janeiro, in Brasile, ma la sua discendenza è libanese. Quanto crede che le sue origini arabe abbiano avuto un'influenza sul suo modo di vedere il mondo e sulla sua arte? 

CL: Credo in nessun modo. Non ho conosciuto mio nonno, deceduto prima che lo potessi incontrate. E' una questione di internazionalismo, proprio come sosteneva Che Guevara. Solidarietà con TUTTI i popoli del mondo. Devo ammette, tuttavia, che sin dalla mia visita nei Territori palestinesi occupati della Cisgiordania, ho sentito un attaccamento alla Palestina e al Medio Oriente.

HC: Lei ha visitato la Palestina alla fine degli anni '90. Qual è il suo ricordo più duraturo? Quell'esperienza ha, in qualche modo, cambiato il suo punto di vista sul conflitto israelo – palestinese?

CL: Ciò che ha catturato maggiormente la mia attenzione sono state le enormi difficoltà affrontate dai palestinesi sotto l'apartheid israeliana, e come siano forti e coraggiosi da combattere l'occupazione.

HC: Lei è stato incluso nella lista nera di Israele e quindi le è stato vietato di visitare i Territori palestinesi occupati un'altra volta. Questo conferma quanto potenti siano le sue vignette se un paese intende metterla al bando ponendo la questione sul piano della sua arte. Come si sente a causa di questo divieto?

CL: Mi sento nella stessa categoria dei palestinesi in esilio, ai quali è vietato entrare in Palestina. A volte, mi sento un po' palestinese. Prendo questo divieto come un complimento.


HC: Di certo lei non si tira indietro dalla controversia. Nessun argomento sembra porle ostacoli, ma in compenso lei è divenuto un bersaglio, riceve lettere di odio, insulti online e, a volte, anche minacce di morte. E' questo il prezzo che personalmente deve pagare per il valore della sua arte?

CL: Campagne denigratorie e minacce di morte non sono nulla di fronte a quanto devono sopportare i palestinesi. Quindi per me VA BENE.

HC: In passato è stato accusato di antisemitismo, un insulto sollevato contro molti che si esprimono in modo critico verso lo Stato di Israele. Queste accuse l'hanno resa più cauto nella sua arte?

CL: In nessun modo! Queste accuse continue di antisemitismo contro le mie vignette, contro gli attivisti della solidarietà palestinese e contro le campagne di boicottaggio, sono tutte collegate alla nota strategia della lobby sionista per mettere a tacere le critiche contro Israele.

HC: In un'intervista precedente, nella quale si era parlato di censura, tema presente su molte delle sue vignette, lei aveva detto che “se un sito proibisce le sue vignette, queste verranno pubblicate su altri dieci siti (…) il web è teatro per tattiche di una guerriglia virtuale”. Quanto è importante internet nel divulgare il suo messaggio al mondo?

CL: Senza internet, avrei potuto fare affidamento unicamente su fonti d'informazione convenzionali per diffondere i mie lavori e le mie opinioni. Oggi con internet posso condividere le mie vignette in ogni angolo del mondo. Senza internet non mi avreste mai conosciuto.

HC: Qual è la sua visione di libertà d'espressione e di arte? C'è qualcosa che è del tutto proibito?

CL: Rispetto, è tutto ciò che dovremmo ricordare tutti quanti. Esiste una GRANDE differenza tra criticare e attaccare. Le vignette su Maometto, ad esempio, sono odio puro contro i musulmani, e non sono un caso di critica o di libertà d'espressione.

HC: Lei sollecita la gente a divulgare la sua arte gratuitamente e non percepisce nessun diritto d'autore sul suo materiale. Questo sembra riconfermare la sua posizioni anticapitaliste. Ed è come se la sua arte voglia essere un dono per i popoli oppressi che lei rappresenta. Questo è ciò che sente anche lei?

CL: I lavori che eseguo per quella palestinese, egiziana e per altre cause non sono professionali, ma sono un esercizio di solidarietà. Ho bisogno che queste vignette raggiungano un pubblico vasto che diffonda un messaggio diverso da quello appreso dai media convenzionali.

HC: Uno degli aspetti meravigliosi dell'arte è il suo trascendere le barriere linguistiche, di razza, di classe e di altro tipo. La sua arte è ammirata in tutto il mondo. Dove è maggiormente ammirata e dove lo è meno? Ad esempio, la politica estera americana è spesso al centro della critica che emerge dai suoi lavori. Crede che la sua arte sia ben accetta laggiù?

CL: Gli oppressi sono i benvenuti nelle mie vignette. Gli oppressori non lo sono.

HC: Tra tutte le sue vignette di satira politica, ce n'è una che preferisce? Se sì, quale?

CL: E' la serie “We are all Palestinians” dove ho messo a confronto la sofferenze dei palestinesi con quelle di altri nella storia.

HC: Pensa di proseguire con questo tipo di arte nell'immediato futuro oppure ha in serbo qualcosa di diverso per i prossimi anni?

CL: L'unico programma che ho è quello di fare qualcosa di utile per le lotte dei popoli, ovunque.

 

LATUFF ON THE WEB:
http://latuff2.deviantart.com/
http://tales-of-iraq-war.blogspot.com/
http://artintifada.wordpress.com/2009/01/10/latuff-palestine-cartoons/

 

(Nella foto: Carlos Latuff. Memo)

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