Missione di inchiesta sulla guerra su Gaza ‘Rapporto Goldstone’:

Palestinian Center for Human Rights (Pchr)

Ref: 29/2011

Data: 4 Aprile 2011

Il PCHR evidenzia le questioni chiave relative al rapporto delle Nazioni Unite sulla missione di inchiesta del conflitto di Gaza (il rapporto Goldstone)

Alla luce del dibattito dei media e della confusione innescata dall'articolo del 1° Aprile sul Washington Post del giudice Richard Goldstone, il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) desidera evidenziare alcune questioni chiave per quanto riguarda lo stato attuale del rapporto delle Nazioni Unite, e la ricerca di responsabilità a seguito dell'offensiva di Israele sulla Striscia di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009.

Il PCHR rappresenta 1046 vittime dell'offensiva, e ha presentato 490 denunce penali all'autorità israeliana per conto di questi individui.

Come osservato dal giudice Goldstone, la missione d'inchiesta delle Nazioni Unite non era un organo giudiziario. Piuttosto, si trattava di una missione d'inchiesta incaricata di svolgere indagini preliminari sul territorio, e di formulare raccomandazioni su questa base. La missione ha trovato prove sufficienti da presentare alla più ampia commissione sui crimini di guerra, e dei possibili crimini contro l'umanità. Questo risultato è stato coerente con il risultato delle indagini condotte da altre organizzazioni, tra cui PCHR, Amnesty International, Human Right Watch, la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite, e la Missione d'Inchiesta della Lega Araba.

In modo appropriato e coerente con i requisiti del diritto internazionale, la Missione d'Inchiesta raccomanda che tali dichiarazioni siano verificate. La Missione ha osservato che se l'autorità nazionale non è riuscita a condurre indagini efficaci, il forum più appropriato per indagare su questa gravi accuse è la Corte Penale Internazionale. La responsabilità dovrebbe quindi ricadere sul Consiglio di Sicurezza per attivare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale, in accordo con l'articolo 13 (b) dello statuto della Corte. Secondo i tempi stabiliti dalla Missione, questo rinvio avrebbe dovuto aver luogo circa un anno fa. Il Consiglio di Sicurezza ha preso tali provvedimenti recentemente, rispetto all'attuale situazione in Libia.

Le accuse più gravi in materia di condotta di Israele durante l'offensiva, si riferiscono all'individuazione dei civili come obiettivo diretto; diffusi attacchi indiscriminati; scelta di obiettivi e metodi di combattimento, e la completa distruzione di infrastrutture pubbliche e private, tra cui la totale o parziale distruzione di 7872 unità abitative civili (rese inabitabili). Alcuni casi significativi a riguardo includono l'attacco al quartier generale del UNRWA, l'attacco alla scuola Fakhoura, il caso Abdul Dayem, il caso Al-Daia, il caso Abu Halima, e l'attacco al complesso “Arafat Police”.

Le linee politiche, tra cui quelle relative alla condotta delle ostilità, la scelta degli obiettivi, l'uso del fosforo bianco, e il bombardamento di aree civili possono anche dare luogo a responsabilità penali individuali. Nessuno di questi casi è stato affrontato in maniera efficace, e non è stato ‘riconsiderato’ dal giudice Goldstone.

Il diritto internazionale richiede chiaramente che le accuse di crimini internazionali, come spiegato dettagliatamente nel Rapporto della Missione d'Inchiesta e altrove, devono essere oggetto di indagini vere, e i responsabili perseguibili penalmente.

La giurisprudenza internazionale ha sempre identificato quattro componenti essenziali per condurre una vera indagine. [1] Un'indagine deve essere: efficace (capace di condurre “all'individuazione e alla punizione dei responsabili” [2], e “intrapresa in modo serio e non come una mera formalità predestinata ad essere inefficace” [3]); indipendente (basata, tra l'altro, sull' “esistenza di garanzie contro pressioni esterne”, [4] in particolare “le persone responsabili delle lesioni e coloro che conducono le indagini devono essere indipendenti dalle persone coinvolte negli eventi” [5]); rapida; [6] e coinvolgere un elemento di controllo pubblico. [7] Significativamente, l'intera operazione deve essere esaminata, e non solamente nei dettagli immediati di un qualsiasi incidente, e deve essere analizzato il progetto generale nonché la sua applicazione. [8]

Negli oltre due anni che sono passati dall'offensiva, tutte le parti non sono state in grado di condurre indagini che si conformino a tali norme. Più di recente, l'indagine interna del Comitato di Esperti Indipendenti delle Nazioni Unite, incaricato di 'monitorare' israeliani e palestinesi, ha scoperto che “non vi è alcuna indicazione che Israele abbia aperto indagini su coloro i quali hanno progettato, pianificato, ordinato e supervisionato ‘l'Operazione Piombo Fuso’.” Il Comitato ha inoltre rilevato problemi significativi per quanto riguarda il ruolo del Procuratore Generale Militare.

La stragrande maggioranza delle procedure di indagine avviata da Israele è stata chiusa al raggiungimento dell'apparentemente conclusione prestabilita dell'IDF che “durante tutti i combattimenti a Gaza, ha operato in conformità al diritto internazionale”

Negli oltre due anni che sono passati dall'Operazione Piombo Fuso, un soldato israeliano ha scontato 7 mesi e mezzo di carcere per il furto di una carta di credito e altri due hanno ricevuto una sentenza di tre mesi di sospensione per aver usato un bambino come scudo umano. Queste tre condanne, e il processo in corso di un quarto soldato, sono stati i soli concreti risultati delle indagini israeliane. Va notato che queste accuse non riflettono la gravità dei reali reati commessi, così come non la riflette la sentenza straordinariamente clemente nel caso degli scudi umani.

PCHR ha concluso che il sistema investigativo israeliano nel suo complesso, anche per quel che riguarda la sovrintendenza civile, è viziato sia legalmente sia praticamente.

Alla luce dei sistemi nazionali dimostratisi incapaci e riluttanti a condurre indagini serie, è assolutamente necessario e opportuno che queste accuse siano esaminate dalla Corte Penale Internazionale. Il 25 Marzo 2011, il Consiglio dei Diritti Umani ha rilasciato  la raccomandazione che l'Assemblea Generale sottoponga il rapporto della Missione d'Inchiesta delle Nazioni Unite al Consiglio di Sicurezza, per considerare l'idea di affidare alla Corte Penale Internazionale la situazione nei territori palestinesi occupati.

L'attuale dibattito deve concentrarsi sulle questioni fondamentali e rilevanti. Importanti testimonianze  indicano che molti crimini di guerra sono stati commessi nel contesto dell'Operazione Piombo Fuso, ma non sono mai stati oggetto di veri controlli giuridici. Questa situazione deve essere risolta con un affidamento alla Corte Penale Internazionale.

Tutte le considerazioni di natura politica devono essere messe da parte, e si deve sostenere il ruolo del diritto internazionale. Non vi è alcuna base per ritirare o riconsiderare il rapporto della Missione d'Inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto di Gaza. La equa applicazione della legge è il minimo che meritano le vittime di tutte le parti in causa. Il giudice Goldstone, se tutto va bene, si unirà all'appello del Consiglio dei Diritti Umani, appoggiato dalle Ong dei diritti umani a livello globale, nel chiedere al Consiglio di Sicurezza di sottoporre la situazione in Israele e nei Territori Occupati della Palestina alla Corte Penale Internazionale.

Tutte le parti interessate devono attenersi alle norme universali così che la legge possa essere in grado di proteggere i civili da future atrocità, e in modo che le vittime dei crimini passati possano finalmente ottenere giustizia.

[1] Si veda, PCHR, Genuinely Unwilling: aggiornamento, Sezione 2.4.

[2] Hugh Jordan v. the United Kingdom, ECtHR, Application No. 24746/94, 4 Agosto 2001, §107.

[3] Chumbivilcas v. Peru, Inter-American Commission on Human Rights, Caso 10.559, 1 Marzo 1996.

[4] Findlay v. the  United Kingdom, ECtHR, Application No. 22107/93, 25 Febbraio 1997, §73.

[5] Bati v. Turkey, ECtHR, Application No. 33097/96, 57834/00, 3 Settembre 2004, §135.

[6] Ibid. §136.

[7] Finucane v. the United Kingdom, ECtHR, Application No. 29178/95, 1 Ottobre 2003, §213.

[8] McCann and Others v. the United Kingdom, ECtHR, Application No. 18984/91, 27 Settembre 1995.

 

 

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