Miti sionisti: l’invenzione israeliana di simboli nazionali

Palestinechronicle.com. Di Jamal Kanj. L’assenza di un’autentica memoria nazionale israeliana ha reso cruciale per il sionismo politico costruire una rete contorta di inganni appropriandosi di simboli nazionali.

Se si chiedesse a un gruppo a caso di individui altamente istruiti chi ha fondato la città di Gerusalemme alcuni potrebbero invocare l’ignoranza, ma la maggior parte probabilmente risponderebbe il re Davide. Dopotutto, in teoria è conosciuta come la Città di David.

Questo esempio dimostra come le leggende incontrastate, originate da documenti non storici come i testi religiosi, possano plasmare le sofisticate narrazioni storiche. Questo articolo approfondirà i principali miti sionisti consueti che sono accettati alla lettera in Occidente.

Lo sviluppo organico delle nazioni si basa su diversi fattori: principalmente i simboli nazionali costituiscono una parte importante della memoria nazionale, patrimonio culturale distinto, appartenenza, territorio, valori, costumi, tradizioni, lingua e comportamenti sociali. Questi elementi si evolvono gradualmente e si trasmettono attraverso le generazioni, formando il fondamento della nazionalità.

Tuttavia lo sviluppo dello Stato di Israele ha seguito un percorso non convenzionale. Il movimento politico sionista ha adottato un approccio inverso occupando il territorio, in primo luogo, aggirando il naturale processo di sviluppo generazionale e appropriandosi di vari aspetti della cultura di superficie locale, inclusi i simboli nazionali.

I leader israeliani affermano spesso, ad esempio, che Gerusalemme è stata la capitale ebraica per 3000 anni. In Occidente la veridicità di tale affermazione non è messa in discussione, per ignoranza, per accomodamento religioso o per timore di essere accusati di “antisemitismo” per aver sfidato le narrazioni sioniste. Questa intimidazione organizzata è la ragione principale per cui il pensiero critico in Occidente spesso non riesce a mettere in discussione i resoconti israeliani.

Di conseguenza, solo pochi sanno che la città di Gerusalemme è stata la capitale dei palestinesi originari per oltre 6000 anni, molto prima che fosse occupata dalle tribù ebraiche della Mesopotamia. Le prove storiche e archeologiche indicano nei fenici cananei gli antenati degli odierni palestinesi, e il primo insediamento umano a Gerusalemme nel IV millennio a.C. I gebusei, una tribù cananea, chiamavano la cittadina sulla collina “Urushalim”. Il nome è una parola composta che fonde le parole “uru”, che significa “fondato da” e “Shalem”, il dio fenicio cananeo del crepuscolo, da cui “Urushalim”.

Di conseguenza, il simbolo nazionale israeliano più noto, Gerusalemme, non era la Città di Davide. Venne invece fondata 3000 anni prima della nascita di Davide, ed era dedicata al dio cananeo del crepuscolo, Shalem, non all’Elohim di Avraham. Israele e il sionismo adottarono una variante del lessico cananeo, chiamando la città “Yerushaláyim”, implicando un’associazione ebraica con il nome originale.

L’appropriazione sionista dei simboli nazionali è così pervasiva che anch’io una volta sono caduto in questa idea sbagliata, credendo erroneamente che “Urushalim” avesse un’origine ebraica. Ricordo di aver sentito un prete cristiano in Libano riferirsi a Gerusalemme come “Urushalim”, anziché usare il suo nome arabo, “Al Quds”. A quel tempo non mi ero reso conto che il sacerdote stava usando il nome cananeo originale, ricordandoci che i moderni sionisti si appropriarono del nome “Urushalim” quando la città venne occupata, nel X secolo a.C. e di nuovo nel XX secolo d.C.

Oltre all’affermazione storicamente falsificata di essere la “capitale eterna”, un altro simbolo nazionale iconico falsamente rappresentato come esclusivamente “ebraico” è la stella a sei punte nella bandiera israeliana. Contrariamente alla credenza popolare, l’esagramma nella bandiera israeliana non è solo un simbolo ebraico. Prima della sua associazione con il giudaismo nell’Europa orientale del XVII secolo, l’uso ebraico del simbolo fu ereditato dalla letteratura araba medievale dai cabalisti per l’uso negli amuleti protettivi talismanici.

Il simbolo è stato utilizzato anche nelle chiese cristiane come motivo decorativo molti secoli prima del suo primo uso noto in una sinagoga ebraica. Il libro dello storico israeliano Shlomo Sand, “The Invention of The Land of Israel”, spiega che la stella di David non è un antico simbolo ebraico ma ha le sue origini nel subcontinente indiano, dove è stata ampiamente utilizzata da varie culture religiose e militari.

I due triangoli equilateri si possono ancora trovare oggi nell’intricato lavoro di intarsio in madreperla con esagrammi come parte di disegni a mosaico su sedie, tavoli e scatole di legno in noce nell’odierna Siria. Questa squisita forma d’arte risale a migliaia di anni fa nella città di Damasco, la città abitata ininterrottamente più antica del mondo.

(Foto: il politico israeliano di estrema destra May Golan a una marcia della bandiera a Gerusalemme, nel 2021. Adi Hodefi, via Wikimedia Commons).

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice