Mohammad Bakri a Torino e Ivrea

 

Mohammad Bakri a Torino e Ivrea

Associazione Itaca in collaborazione con il Centro culturale italo-arabo Dar Al Hikma

 

Torino, venerdì 13 marzo alle ore 21.00, in via Fiocchetto 15

 

Proiezione del film documentario

“Da quando te ne sei andato”

di Mohammad Bakri  – segue dibattito con l’autore


Per informazioni 011.5216496 oppure 340 6473789, 347 5859377.


 

Associazione Itaca in collaborazione con effetto serra

Ivrea, sabato 14 marzo ore 17.30

Presso la “Sala Cupola del Centro Culturale La Serra” in corso Botta 30

Incontro con Mohammad Bakri

e presentazione a cura di Alfredo Tradardi del saggio

“Il nuovo filosemitismo europeo e ‘il campo della pace’ in Israele” di Yitzhak Laor, Le Nuove Muse  

 

 

Mohammad Bakri a Torino con lo spettacolo

Il Pessottimista

Domenica 15 marzo 2009 ore 16.30 Salone dell’ATC in corso Dante 14


Spettacolo in arabo con sottotitoli in italiano.

Per coprire le spese dell’iniziativa si chiede a tutti/e una offerta libera.

Per prenotare inviare una email a info@frammenti.it.

Per informazioni 340 6473789 oppure 347 5859377.

Per itàca vedi www.frammenti.it.

 

 

 

The Opsimistic – Il Pessottimista di e con Mohammad Bakri

da:  “Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista” di Emil Habibi

Indice

1. Mohammad Bakri

2. Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista

3. Emil Habibi

4. Dalle note introduttive

1. Mohammad  Bakri

Mohammad Bakri è nato a Bina, un villaggio della Galilea, nel 1953. E' attore di teatro e di cinema, produttore e regista.

Dai primi anni '80 ad oggi ha interpretato moltissimi film, soprattutto di registi israeliani e palestinesi. Del 1984 è l'intenso ruolo di Issan, combattente palestinese in carcere, nel film “Oltre le sbarre” dell'israeliano Uri Barbash; nel 1991 guida un commando dell'OLP nell'antimilitarista “Cup Final” dell'israeliano Eran Riklis; nel 1995 è la volta de “La favola dei tre diamanti” del palestinese Michel Khleifi (storia di un bambino che riesce a sognare nonostante viva nella Gaza sotto occupazione); nel 1996 interpreta il personaggio del “folle” Haifa nell'omonimo film attraverso cui il regista Rashid Masharawi ci mostra di cosa è fatta la vita in un campo profughi palestinese; nel 1997 è la regista algerina Rachida Krim a dirigere Bakri in “Sotto i piedi delle donne”, film al femminile dedicato alla lotta di liberazione algerina e presentato con successo nell'edizione 1998 del Festival Cinema delle Donne a Torino; sempre nel 1997 Bakri interpreta e produce il film di Ali Nasser “La via lattea”, una storia ambientata in Galilea negli anni '60 all'inizio dell'occupazione israeliana; ha poi recitato in “Desperado Square” di Benny Torati, una sorta di Nuovo Cinema Paradiso trasportato all'interno di una comunità di ebrei sefarditi che vive nei pressi di Tel Aviv. Come regista ha girato due documentari. Prima di “Jenin Jenin”, ha girato “1948”, dedicato alla memoria della Nakba, la Catastrofe, la pulizia etnica della Palestina preparata dal sionismo fin dagli anni ’30, attuata nel ’47 – ’48 e proseguita fino ai nostri giorni trasformandosi in un vero e proprio genocidio, come dimostra la feroce aggressione contro la popolazione civile della Striscia di Gaza, iniziata il 27 dicembre 20081. Gli anziani intervistati raccontano come persero tutto, gli orrori della persecuzione e della deportazione, come divennero rifugiati … E le loro testimonianze sono intercalate dalle stupende liriche del grande poeta Mahmoud Darwish interpretate da uno dei più noti gruppi musicali palestinesi, Sabreen, e dalla giovane figlia di Bakri, Yaffa.

Nel 2004 è stato il protagonista del film “Private” di Saverio Costanzo e nel 2006 ha fatto parte del cast de “La Masseria delle allodole” dei fratelli Taviani.

2. Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista di Emil Habibi

Emil Habibi usa le chiavi dell'ironia e della rappresentazione parodistica per cogliere nelle condizioni storiche ed umane dei Palestinesi, senza patria dopo la costituzione dello stato di Israele, i tratti di un'umanità varia, ora ingenua e sottomessa, ora crudele ed assurda.

Immaginando di scrivere una lunga lettera ad un imprecisato destinatario, il protagonista, Felice Sventura, racconta le incredibili vicende accadutegli durante la sua vita a Haifa, in un groviglio di episodi che s'incalzano vorticosamente ed in cui agiscono innumerevoli personaggi che scompaiono e riappaiono continuamente dalla scena del racconto, sino al momento della sua misteriosa sparizione dalla Terra ad opera di solerti extraterrestri.

Sulla falsariga del Candide di Voltaire – a cui l'autore si richiama soprattutto per analogie formali -,Habibi ribattezza “pessottimista” il suo eroe, ossia pessimista e ottimista allo stesso tempo, e ne fa il perno di una satira sferzante ed impietosa, dove il comico finisce per essere soltanto l'altro lato del tragico, quello più penetrante ed umano.

“Dopo che la terra ha fatto un intero giro, cioè in questi giorni, ho letto nei vostri giornali la notizia che i notabili di al-Khalil si sono presentati al governo militare, per ottenere il permesso di importare asini dalla sponda orientale, cioè dalla Giordania, perché da loro scarseggiavano. Il giornalista aveva chiesto: “E dove sono andati a finire i vostri asini?”. Risero e raccontarono che i macellai di Tel Aviv li avevano utilizzati tutti per farne salsicce. Dal momento, caro mio, che ci assicuravate che la storia quando si ripete non torna mai su se stessa, e anzi che quando una tragedia si ripete, diventa una farsa, allora io vi chiedo: Qual è la tragedia e qual è la farsa?

Non è forse una tragedia quella degli asini di Nasnas che per più di un anno rimasero randagi: asini di Tira, di Tantura, di 'Ayn Ghazal, di Agzam, e asini di 'Ayn Hud e di Umm al-Zinat – villaggi arabi distrutti e cancellati – che avevano trovato scampo dall'intelligenza umana e dalle parole delle donne, e che non emigrarono, e che così morirono senza che nessuno godesse della loro appetitosa carne tranne il compianto Kervork. Oppure è una farsa quando si parla delle gustose salsicce made in Tel Aviv?

Sappi, mio caro, che siete ben ostinati quando vi mettete a fare congetture. Ma non è forse vero che dove la gente emigra, gli asini restano? E dove la gente resta il macellaio trova solo per le sue salsicce la carne degli asini? Assorbite da me questa saggezza: Chissà quanti popoli furono salvati dal coltello del macellaio grazie a una bestia!” (pp. 51-52)

“- Candide è ottimista, tu invece sei pessottimista.

– La mia gente è l'unica al mondo a godere di questo privilegio particolare.

– Ma che coincidenza!

– Non te la prendere con me, pensa piuttosto che questa vita da allora non è affatto cambiata; un Eldorado solo è comparso realmente su questo pianeta.

– Spiegati meglio.

Glielo spiegai facendo il paragone tra Candide e noi [ … ].

Così gli dissi:

– Pangloss non era forse quello che consolava le donne degli Avari per quello che avevano fatto i soldati bulgari: violenze carnali, sventramenti, decapitazioni, distruzioni di castelli, dicendo: “Almeno ci siamo vendicati, perché gli Avari hanno fatto le stesse atrocità in una baronia vicina proprietà di un signore bulgaro”!

È così, con simili consolazioni, che anche noi ci confortiamo dopo duecento anni. Nel settembre 1972, il giorno in cui i nostri sportivi furono uccisi a Monaco, la nostra aviazione militare non ci ha forse vendicati ammazzando nei campi profughi, in Siria e in Libano, donne e bambini appena iscritti allo sport della vita? E la cosa non ci ha forse consolato?” (pp. 83-84)

“Andavo sulla spiaggia di al-Tantura che ormai era piena di bagnanti, e mi sedevo, come faceva Wala', sul suo scoglio in riva al mare; buttavo la lenza e lo chiamavo col cuore, supplicando di rispondermi.

Quando una volta, senza che ci facessi caso, un bambino ebreo si sedette vicino a me, mi sorprese con la seguente domanda:

– Ehi, “zio”, ma in che lingua parli?

– In arabo.

– Con chi?

– Con i pesci.

– Ma i pesci capiscono solo l'arabo?

– I pesci grandi, quelli vecchi, quelli che erano qui quando c'erano gli arabi, quelli sì!

– E quelli piccoli capiscono l'ebraico?

– Capiscono l'ebraico, l'arabo, e tutte le lingue. I mari sono immensi e comunicano fra loro, non hanno confini e c'è posto per tutti i pesci. – Accipicchia.

Suo padre lo chiamò e il bambino corse verso di lui. Li sentii chiacchierare e feci loro un gran sorriso. Il bambino mi aveva scambiato per re Salomone e i due gesticolavano facendo segno verso di me. Il padre sorrise, e si avvicinarono. Ero diventato talmente grande agli occhi di quel bambino, che insistette per restare con me. Gli diedi un pesciolino che avevo pescato. Il bambino gli parlò ma il pesce non rispose, allora gli dissi:

– È ancora troppo piccolo.

AI che il bambino lo gettò in mare perché diventasse grande e imparasse a parlare.” (pp. 128-129).

3. Emil Habibi

Emil Habibi (1922-1997) nasce ad Haifa e in questa città comincia la sua attività di giornalista negli anni quaranta. Dopo la costituzione dello Stato d'Israele (1948), sceglie di combattere per i diritti dei Palestinesi rimanendo nella terra natale, all’inizio militando nelle fila del Partito Comunista Israeliano, quindi partecipando alla fondazione di una lista comunista araba. Fermamente contrario alla diaspora, ha unito il suo impegno politico alla sua produzione letteraria, nella quale il dramma palestinese assume spesso un valore universale, diventando metafora dell'intera condizione umana.

In Italia, sono state tradotte le opere:

Sestina dei sei giorni in Palestina. Tre racconti, Ripostes, Salerno-Roma 1984, trad. I. Camera d'Afflitto

I casi della vita in Palestina. Dimensione Teatro, Ripostes, Salerno-Roma 1985, trad. C. F. Barresi

La porta di Mandelbaum in Narratori arabi del Novecento, Bompiani, Milano 1994, trad. I. Camera d'Afflitto

Peccati dimenticati, Marsilio, Venezia 1997, trad. B. Marziali

 Le straordinarie avventure di Felice Sventura il Pessottimista di Emil Habibi, Editori Riuniti, Roma 1990 è stato ripubblicato nel 2002 da Bompiani nei tascabili con il titolo Il pessottimista un arabo d'Israele. Introduzione, nota sulla traduzione e nota bibliografica di Isabella Camera d'Afflitto. Traduzione dall' arabo di Isabella Camera d'Afflitto e Lucy Ladykoff.

4. Dalle note introduttive

“Se la fantasia orientale, quella delle Mille e una notte, potesse esprimersi liberamente, abbraccerebbe l'universo intero. Che cosa ne dici di queI povero contadino che, temendo le dicerie sul conto di sua moglie, la mise in un baule, e ogni giorno, quando andava ad arare la terra, se lo portava dietro suIIe spalle? Quando però l'emiro Badr al-Zaman lo incontrò, e gli chiese perché portasse il baule suIIe spalle, e l'altro gli spiegò la faccenda, il principe volle accertarsene di persona. Il contadino aIIora posò il baule per terra, lo apri ed ecco che trovò la sua sposa tra le braccia deI giovane 'Ala al-Din, dentro il baule.

Beh, questa non è una buona lezione per quelli che danno retta aIIe malelingue, e per vigilare sulle spose se le portano sulle spalle rinchiuse in bauli? Senza questa fantasia orientale, caro maestro, i tuoi arabi avrebbero potuto vivere in questo paese per un giorno solo?”

Così parla Felice Sventura il Pessottimista, protagonista di questo singolarissimo romanzo. Parla di Riccardo Cuor di Leone e degli extraterrestri che lo condurranno lontano, di astronomi e filosofi arabi del Medioevo e di contadini di oggi, delle terre occupate della Cisgiordania e della diaspora palestinese, di un'ostinata fedeltà alla terra e alla storia e di un gusto comicamente picaresco dell'avventura che è anche adattamento alla precarietà di un'esistenza che non dura solo da qualche decennio. La fantasia orientale di Emil Habibi è ironia e distacco, intelligenza precisa del dettaglio illuminante e apertura illimitata all'universo nello spazio e nel tempo. Questo grande scrittore arabo palestinese è stato anche un dirigente della resistenza, riconosciuto dai suoi avversari come una delle massime figure della cultura di uno Stato diviso.

Leggere questo romanzo, o seguire lo spettacolo che ne ha tratto Mohammad Bakri, che sono certo anche un raro modello di satira politica, non è solo un dovere civico, o umanitario o internazionalista.

Nonostante la sua materia, o forse proprio per questa, si tratta di un grande romanzo comico, straordinariamente divertente. Molti, troppi lo hanno paragonato ai racconti filosofici di Voltaire. Ma il filosofo dei Lumi guardava la condizione umana dall'alto della cultura e di una civiltà che credeva di essere al suo culmine. Felice Sventura è il rappresentante di una cultura negata, è uno tra gli altri, senza nome e senza fissa dimora. Guarda dal basso, dal più basso. Non è buono, non è senza macchia, non è innocente. Né sono buoni o innocenti i suoi fratelli palestinesi. Non quelli delle terre occupate e dalla fedeltà più o meno involontaria; costretti alla collaborazione, alla dissimulazione, al travestimento. Non quelli della diaspora e degli esili, dorati o infernali, ancora sognanti la «terra del latte e del miele», il paradiso perduto di una patria che «non è mai sparita».

La comicità di questo grande romanzo è un atto liberatorio, anche dalla prigionia delle propagande e degli schieramenti che impediscono di vedere e costringono a sognare. Qui, il sogno è il contrario dell'evasione forzata. E’ il punto di vista in cui la realtà e il suo contrario convivono, come nel nome dell'eroe. E la felicità nasce dall'irriducibile gioia di essere vivi e di capire che lo si sarà sempre, nonostante tutto.”

 

A Torino un pezzo, grandissimo, di teatro povero, di teatro civile, di teatro necessario.

1 La pulizia etnica della Palestina di Ilan Pappé, Fazi editore 2008

 

 

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