Museo della Tolleranza sopra un cimitero musulmano.

Riceviamo da Luisa Morgantini e pubblichiamo
Care tutti e tutte,

vi inoltro alcune informazioni in merito alla Campagna lanciata da IPCRI (www.ipcri.org) il Centro palestinese e israeliano di ricerca e informazione. Spero possiate scrivere lettere di protesta agli indirizzi sotto indicati, affinchè a Gerusalemme, la costruzione del Museo della tolleranza sopra il cimitero musulmano sia fermata.

Vi copio sotto anche l’articolo uscito ieri sul Corriere della Sera in merito alla costruzione del Museo.

Un abbraccio,

Luisa Morgantini

 

Costruire un Museo della Tolleranza sopra un cimitero musulmano a Gerusalemme? Difficile da credere?

Deve essere fermato!!!!

Unisciti alla Campagna

 

29 Ottobre, 2008

Puoi anche solo lontanamente immaginare la possibilità che lo Stato di Israele e la municipalità di Gerusalemme costruiscano un Museo della Tolleranza sul sito di un cimitero musulmano nel cuore di Gerusalemme?

Be’ sta accadendo. Abbiamo cercato di impedirlo in tribunale ma abbiamo perso. Immagina cosa succederebbe se qualcuno in Europa – in Germania o in Austria ad esempio, cercassero di costruire un Museo della Tolleranza sopra le tombe ebraiche.

La battaglia legale è stata persa, ora dobbiamo muoverci con una battaglia politica. Dobbiamo impedire che questo museo sia costruito in quel posto. Gerusalemme non potrà mai essere una città di pace se sarà permesso che questo progetto vada avanti.

Gerusalemme è la città nel mondo dove vi è una reale potenzialità per dimostrare che ebrei, cristiani e musulmani possono vivere insieme in pace, comprensione e vera tolleranza. Gerusalemme è il luogo in cui possiamo imparare a celebrare le diversità delle nostre culture.

Se la costruzione di questo museo andrà avanti sopra ad un cimitero musulmano di importanza religiosa e storica nel centro di Gerusalemme, questa città santa, non realizzerà mai il suo potenziale.

Per la pace di Gerusalemme, per dare una possibilità a pace, comprensione e tolleranza tra ebrei, musulmani e cristiani dobbiamo fermare questa azione pericolosa.

Chiediamo al Governo di Israele e alla Municipalità di Gerusalemme di fermare la costruzione del Museo della Tolleranza Wiesenthal in nome della sicurezza pubblica e a protezione della reputazione dello Stato di Israele e la sicurezza degli ebrei in tutto il mondo.

Chiediamo ai cittadini di Gerusalemme, Israeliani e Palestinesi di unirsi alla nostra campagna.

Chiediamo ai candidati sindaco di Gerusalemme e per il Consiglio della città di Gerusalemme di pronunciarsi chiaramente durante i giorni che restano di questa campagna elettorale e di prometterci che non permetteranno che questo museo venga costruito nel cimitero di Mamilla.

Chiediamo al Rabbino capo di Israele  di non permettere che avvenga un simile oltraggio al giudaismo. In nome del giudaismo, non permettete che questo Museo sia costruito sulle tombe musulmane.

Chiediamo ad entrambi Israeliani e Palestinesi di inviare lettere ai vostri Presidenti, Primi Ministri e Ministri degli Esteri chiedendo loro con urgenza di fermare la costruzione del Museo in quel luogo.

Chiediamo agli ebrei di tutto il mondo di scrivere al Direttore del Wiesenthal Center Rabbi Hier chiedendogli di cambiare il luogo del Museo. Chiediamo urgentemente agli ebrei ovunque di scrivere al Governo di Israele dichiarando la vostra opposizione alla costruzione del Museo della Tolleranza sopra le tombe di musulmani.

Chiediamo a tutti I Rabbini nel mondo di unirsi alla campagna. Stiamo cercando molti Rabbini che coordineranno le azioni organizzando una lettera di Rabbini contro la costruzione del Museo sulle tombe di Musulmani.

Chiediamo ai cittadini del mondo di unirsi alla campagna –di alzare le vostre voci- scrivere ai vostri governi chiedendo loro di fare pressioni sul Governo Israeliano affinché fermi la costruzione del Museo in quel luogo.

Indirizzi e contatti utili:

Marvin Hier, Dean, Presidente del Wiesenthal Center

Presidente Shimon Peres

Primo Ministro Olmert

Ministro degli Esteri Tzipi Livni

Sindfaco di Gerusalemme

Sfardi Chief Rabbi of Israel, Rabbi Shlomo Amar

Ashkenazi Chief Rabbi of Israel, Rabbi

Presidente Mahmoud Abbas

*Traduzione a cura dell’Ufficio di Luisa Morgantini (Francesca Cutarelli e Barbara Antonelli)

Museo sul cimitero islamico, scontro a Gerusalemme

CORRIERE della SERA, 02/11/2008, a pag.16, Francesco Battistini.

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME — Si scopron le tombe, si rinfacciano i torti. Il muftì Mohammed Hussein tuona da Est, indignato: «Stanno cancellando la nostra religione e la nostra memoria! ». Il rabbi Marvin Hier via telefono da Los Angeles, ironico: «Ci hanno parcheggiato le auto per 45 anni, e protestavano solo per le multe…». L’ultima terra contesa di Gerusalemme è un antico cimitero musulmano. Mamilla.
Nel cuore dell’Ovest, vicino al consolato americano e alle vie dei negozi. Ai margini del Gan Ha ‘Atzamaut, il parco che disegnarono gl’inglesi, oggi il polmone verde della città. Un luogo un po’ anonimo: «C’è poco da dire — lo liquida pure la Lonely Planet, la guida turistica —: è trascurato, circondato dal traffico».
Quattro anni fa, con solenne cerimonia alla presenza di Arnold Schwarzenegger, il governo ha concesso l’area al Centro Wiesenthal e deciso che lì, dove ci sono le tombe, sorgerà un Museo della Tolleranza, «un’ opera che unisca le grandi confessioni religiose e racconti la storia d’Israele e dei suoi vicini Arabi». Due anni fa, le ruspe furono bloccate perché tre grandi famiglie palestinesi, che hanno lì sepolti i loro antenati, sono andate per avvocati. Mercoledì, la Corte Suprema ha stabilito che i lavori possono continuare. Giovedì, un allarme bomba (finto) ha paralizzato per un’ ora il centro città. Venerdì, dalle moschee è stato lanciato un appello ai Paesi arabi: «Fate pressione internazionale, questo progetto non deve passare ». La tolleranza è solo un progetto, in effetti. Come il museo. Aspettando di sistemare i vivi, si litiga sui morti. «Quella dei giudici è una decisione grave e ingiusta», protesta un deputato arabo comunista, Mohammed Barakeh: «Chiederemo a tutti i discendenti di mettersi davanti alle lapidi dei loro cari». A Mamilla c’è un’antica cisterna per la raccolta dell’acqua piovana e, accanto, tombe di tre-quattrocento anni: molte famiglie palestinesi ancora conservano il ricordo di chi vi è sepolto. Parte del cimitero fu già coperto nel 1960, quando sull’area venne costruito un parcheggio. Dopo la guerra del 1967, tutto passò all’ente israeliano che si occupa delle proprietà abbandonate. Abbandonato anche dalla memoria.
Quando s’è deciso di scavare sotto il posteggio, e sono spuntati ossa e teschi, la sovrintendenza ha bloccato tutto e alle proteste dei musulmani si sono unite quelle degli ebrei ultraortodossi: «Noi che siamo stati oltraggiati dalla dissacrazione dei nostri siti santi — ha contestato un deputato — non possiamo permettere questo scempio».
I progettisti hanno due mesi per decidere: riesumare e trasferire altrove le tombe, oppure inventarsi una variante (pavimenti di vetro) che preservi il luogo. Nessuna soluzione pacificherebbe gli arabi di Gerusalemme, però: il «Centro per la dignità umana», 21.600 metri quadri di pietra, cristallo e titanio blu, centro congressi e teatro e mostre permanenti, 250 milioni di dollari già investiti, sarebbe un museo simile a quello che già c’è a Los Angeles («dedicato a ebrei, musulmani e cristiani senza distinzioni», descrive Hier), ma in realtà è visto come un tentativo di «rendere più ebraica e meno islamica la città» (il muftì Hussein). «Non ci sono motivazioni religiose in questa protesta, solo politiche — dice Hier —: questa città ha tremila anni, tutte le religioni vogliono rispettarne il passato, ma devono anche permetterle un futuro». Qualche tempo fa, nella zona del cimitero è venuto a dare un’occhiata anche chi dovrebbe costruire il Museo della Tolleranza: Frank Gehry, il geniale architetto del Guggenheim di Bilbao. Lo chiamano il Creatore dei Sogni. Per realizzare questo, gli servirà una buona interpretazione.


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Primo Ministro Salam Fayyad
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Ministro degli Esteri
Riad Malki
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