Mushir al-Masri: l’America Latina, al nostro fianco per i diritti dei Palestinesi

Gaza, 24 novembre 2011.

Di Angela Lano.

Abbiamo incontrato il parlamentare e portavoce di Hamas, Mushir al-Masri, durante la visita della delegazione internazionale a Gaza.

Al-Masri, il più giovane e tra i più brillanti politici della Striscia di Gaza, era molto contento della presenza dei suoi colleghi latino-americani, con cui ha avuto modo di discutere e affrontare tematiche relative alla situazione palestinese.

Deputato, come valuta la presenza della delegazione internazionale che in questi giorni ha incontrato sia la società civile sia le realtà politiche ufficiali di Gaza?

E’ una visita storica: la prima di questo tipo, a livello di qualità e quantità di persone. Si tratta di un passo nella giusta direzione nel sostegno alla Palestina. Essa rappresenta una dichiarazione internazionale contro l’assedio. Particolarmente importante è la presenza dei parlamentari sudamericani: essi hanno affrontato un lungo viaggio per esprimere solidarietà umana e politica. Ciò significa che Israele è in declino, e che continua a crescere il sostegno al popolo palestinese.

Qual è il ruolo che l’America Latina, in pieno sviluppo economico e con un peso politico sempre più grande, può avere per la Palestina?

Noi crediamo che l’America Latina è, sì, la più lontana come distanza, ma è la più vicina a noi, e che può fare lobby per la Palestina e per la causa, e condannare l’occupazione sionista.

Il popolo latinoamericano ha sofferto come noi l’oppressione e l’occupazione degli Usa. Per questo ci troviamo ora a collaborare con loro, avendo subito gli stessi problemi.

In comune abbiamo tante cose. Inoltre, non dimentichiamoci del ruolo positivo che questi paesi hanno nel sostegno alla causa palestinese: essi sono certamente contrari all’occupazione, e sono più vicini a noi di certe nazioni arabe.

Con l’America Latina non vogliamo fare solo pubbliche relazioni, ma vogliamo collaborare, cooperare. Come esiste un’alleanza statunitense pro-terrorismo israeliano, ci aspettiamo che l’America Latina ne guidi una pro-Palestina. Avranno 57 stati arabi e islamici loro alleati.

Gli obiettivi sono di porre fine all’assedio israeliano, formare un blocco contro l’occupazione israeliana e condannarne le aggressioni.

Cosa vi aspettate dai recenti accordi di riconciliazione nazionale palestinese siglati al Cairo?

Parliamo di speranza, di augurio. Noi siamo realmente a favore di questa riconciliazione nazionale. Siamo pronti all’unità, partendo da un punto di forza, perché tutti gli altri tentativi di far partire la riconciliazione sono falliti. Noi chiediamo a Fatah di andare insieme verso il processo di unità che difenda i diritti inalienabili palestinesi. Fatah sarà libera di allontanarsi dall’agenda degli Usa e di Israele?

Abbiamo dimostrato un’esperienza di democrazia e di diritti umani, rispetto a quella fallimentare in Cisgiordania. Vogliamo rappresentare una realtà democratica e pacifica nazionale.

Cosa pensa delle manifestazioni popolari in piazza Tahrir, al Cairo, contro la fine del regime militare? Quali potrebbero essere i risvolti per la Striscia di Gaza?

L’Egitto sta meglio senza Mubarak, certamente. Tuttavia, la questione della chiusura del valico di Rafah non è stata ancora risolta. Noi non abbiamo fretta, aspettiamo i risultati delle elezioni parlamentari e di vedere se l’Egitto tornerà leader della piazza araba.

Abbiamo assistito con dolore ai fatti cruenti in piazza Tahrir. Speriamo nel ritorno dell’Egitto come leader e sostenitore del popolo palestinese.

Sono mesi che è in corso il processo agli assassini di Vittorio Arrigoni, ma le udienze vengono rinviate continuamente. Una parte degli attivisti italiani vi accusa di voler insabbiare il caso. Cosa risponde?

Vittorio era una persona amatissima nella Striscia di Gaza, sia dalla popolazione sia dal governo.

La sua uccisione ci ha spaventati tutti, ha sconvolto Gaza.  Aver scoperto subito i criminali ha rappresentato un successo. Il governo ha messo in campo tutte le forze a disposizione.

Alcuni degli assassini avevano fatto parte delle brigate Qassam, l’ala militare di Hamas…

Non ci sono rapporti ufficiali e recenti con Hamas. Erano appartenenze passate.

Il capo del commando era giordano: nulla aveva a che fare né con Hamas né con la popolazione di Gaza. Rispettiamo il lavoro della magistratura palestinese: il governo non interviene in alcun processo.  Verrà raggiunta una decisione finale prossimamente. Ciò che spetterà agli assassini di Vittorio sarà la pena capitale.

Noi siamo fieri che la Striscia di Gaza rappresenti un’oasi di libertà: chi vuole macchiare la nostra immagine con simili delitti avrà ciò che merita.

Com’è mai possibile che Hamas e il governo che esso guida pugnali se stesso uccidendo un uomo che è vissuto con noi, ha lottato con noi, e che aveva scritto sul proprio braccio la parola “resistenza”? Chi l’ha ucciso, colpendo lui ha voluto macchiare l’immagine di Hamas e del governo della Striscia di Gaza.

 

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