Narrative sotto assedio: si stringe la morsa di Israele sugli agricoltori palestinesi

Pchr. Hate’em Kdair, 53 anni, è un agricoltore di Beit Lahia nel nord della Striscia di Gaza. Lui e sua moglie hanno quattro figli e tre figlie, e vivono con i genitori di Hate’em. Aveva 15 anni quando ha lasciato la scuola per aiutare il padre, che affrontava difficoltà economiche, a lavorare la terra.

La sua storia rappresenta quella dei contadini della Striscia di Gaza.

Tra il 1991 e la seconda Intifada nel 2000, Hate’em esportava diversi prodotti, compresi pomodori, patate e fiori, in Israele e in Europa. Osserva che da allora, tuttavia, i “confini sono diventati impossibili” e non riesce più ad esportare i suoi prodotti. Prima, le sue entrate dipendevano principalmente dalla vendita di fragole e di fiori; a causa della politica di chiusura, le esportazioni di questi prodotti hanno visto un declino improvviso. Le autorità israeliane permettevano l’esportazione di quantità eccezionalmente limitate di fragole e fiori, rispettivamente 398,9 tonnellate e 6,6 milioni di tonnellate, che rappresentano il 7,75% della produzione di fragole di Gaza e l’8,33% della produzione di fiori. Annualmente, Gaza produce circa 1500 tonnellate di fragole e 60 milioni di fiori (1).

Hate’em racconta che durante una delle frequenti incursioni israeliane, i carri armati hanno distrutto i raccolti dei contadini, dando il via a un ciclo per cui i contadini risanavano i loro terreni solo per vederli distruggere di nuovo dai carri armati. Hate’em è stato costretto ad usare i soldi che aveva risparmiato durante i periodi redditizi per risanare la sua terra.

Poche centinaia di metri lontano da dove coltiva il suo raccolto si trova il muro di confine costruito da Israele per racchiudere Gaza. Nei periodi di tensione era rischioso per lui e per gli altri contadini lavorare la terra perché le forze israeliane spesso aprivano il fuoco su di loro. Non poter lavorare equivale a nessuna entrata e visto che la terra che utilizza per il suo raccolto è in affitto, il suo debito di locazione continua ad aumentare. Aggiunge che i contadini che utilizzano terreni in affitto hanno raggiunto un accordo con i proprietari terrieri per attestare il debito fino al momento in cui potrà essere pagato. “I proprietari terrieri capiscono, solo se un contadino riesce a lavorare si prendono la loro parte”, dice Ha’atem. “Se non vendiamo, non mangiamo”, aggiunge.

Secondo Ha’atem, Israele a volte richiede, ad esempio, diverse tonnellate di peperoni dolci, e garantisce il permesso necessario all’esportazione. Lui imballa la merce ed invia i camion al confine solo per ricevere una chiamata dall’autista del camion che dice di aver dovuto aspettare, spesso, per due o tre ore. Dopo due o tre giorni il prodotto si guasta e deve essere mandato al macero. Ai contadini viene quindi mandato il conto per questo processo.

In passato, i camion della compagnia utilizzata per trasportare la merce erano dotati di frigoriferi che mantenevano la merce fresca. Ha’atem ricorda anche un periodo in cui i suoi prodotti raggiungevano l’Europa in un giorno, quando era possibile utilizzare la frontiera di Beit Hanoun (Eretz). Adesso ci vogliono da due a tre giorni più un giorno per le ispezioni in Israele attraverso Karm Abu Salem (Kerem Shalom). Questo passaggio è stato reso l’unico attraversamento commerciale nella Striscia di Gaza nonostante non possieda la capacità operativa necessaria per rispondere ai bisogni di Gaza (2).

Le merci, non più fresche, vengono comunque inviate in Europa. Ancora una volta ai contadini viene inviato il conto per i costi associati al trasporto dei beni in Europa. Nel 2004, Ha’atem ha smesso del tutto di coltivare fragole e fiori: “Alcuni (contadini) hanno continuato a coltivare, ma hanno rinunciato nel 2008”. Ha’atem aggiunge semplicemente che “gli agricoltori in questa battaglia sono stati sconfitti, la situazione sta peggiorando”.

I contadini adesso producono per il mercato locale ma vendono le loro merci in perdita. Ha’atem afferma che a volte accumulano 10kg di vari raccolti da vendere a metà del prezzo di produzione. “Immaginate che tipo di perdita abbiamo … è una tragedia lunga una vita il vivere così”.

Incolpa della possibilità limitata di vendere il proprio raccolto gli impiegati dell’Autorità palestinese, che possono spendere il proprio denaro quando ricevono lo stipendio.

Ahmed Mahmoud Tobail, un altro agricoltore, seduto accanto ad Ha’atem mentre racconta la sua storia, aggiunge che le loro difficoltà sono aumentate quando i volontari delle Nazioni Unite hanno smesso di aiutare i contadini a lavorare la terra. “È costoso assumere lavoratori e io non me lo posso permettere, solo chi ha figli può continuare a lavorare perché i loro figli possono aiutarli, ma io non ho figli”.

“Con i problemi che affrontiamo in agricoltura, Gaza è destinata a morire. I contadini dovranno prendere la decisione di smettere di coltivare”, dice Ahmed.

PCHR office in Gaza,

Gaza Strip, on +972 8 2824776 – 2825893

PCHR, 29 Omer El Mukhtar St., El Remal, PO Box 1328 Gaza,

Gaza Strip. E-mail: pchr@pchrgaza.org, Webpage http://www.pchrgaza.org

Traduzione per InfoPal di Giulia Sola


(1) PCHR, State of Gaza border crossing, 16 ottobre 2010 – 20 febbraio 2011.

(2) Per approfondire le conseguenze dell’aver reso Karm Abu Salem (Kerem Shalom) l’unico passaggio commerciale della Striscia di Gaza, vedere il report del PCHR, State of the Gaza Strip ‘s Border Crossing, 01 – 30 giugno 2010.

 

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