Nell’anniversario del massacro di Sabra e Chatila, la delegazione italiana guida la manifestazione.

 
 
Nell’anniversario dell’attroce massacro, la delegazione italiana marcia a capo della manifestazione "da Sabra e Chatila a Qana, per non dimenticare".
Davanti all’ambasciata del Kuwait, centinaia di persone si sono radunate per poi partire verso il cimitero di Sabra e Chatila dove riposano le vittime del noto massacro compiuto 24 anni or sono. Il gruppo dei Boyscout  palestinesi facente parte di "Bait Atfalu-s-Sumud" ha preceduto la manifestazione. Subito dietro, un grande slogan: "Da Sabra e Chatila a Qana contro i crimini di Israele: solidarietà con i popoli palestinese e libanese".
La firma è del comitato "Per non dimenticare Sabra e Chatila".
I membri italiani del comitato si radunano dietro il grande striscione. Dietro di loro le personalità palestinesi e libanesi e tutti i partecipanti. Ci sono centinaia di persone. Alcuni dei boyscout suonano, altri innalzano bandiere palestinesi e libanesi, mentre i più piccoli portano striscioni con su scritto "il nostro diritto al ritorno è indiscutibile", "Israele = terrorismo". Tra i manifestanti Nawal cammina ripetendo: "ogni giorno un massacro … da sempre".
Nawal aveva perso sua madre, suo padre e sua sorella nel massacro. Ha assistito all’uccisione di suo padre. Aveva appena sei anni. Della sua famiglia è rimasta solo lei e suo fratello. All’arrivo nella strada secondaria che porta al cimitero, Nawal ha smesso di ripetere "ogni giorno un massacro" per raccontare ai presenti che questa strada allora era piena di cadaveri e che "l’odore era terribile ed insopportabile. Il massacro non è accaduto in un giorno. Avevamo sepolto nostro padre che era ‘gonfio’. Siamo stati costretti a spargergli del calcio bianco".
Davanti all’entrata del cimitero, i venditori e i commercianti si sono riuniti per assistere  alla manifestazione, mentre all’interno donne e bambini attendevano il corteo. Erano lì ferme a mostrare le foto dei loro cari uccisi quel giorno.
I relatori si sono radunati attorno al piccolo palco allestito, intorno a loro si sono innalzate tantissime bandiere palestinesi e libanesi – bandiere nere del Fronte Popolare, rosse del Fronte Democratico, fianco a fianco a quelle del "Partito di Dio".
Dopo, hanno preso la parola il giornalista Saqr Abu Fakhr, il sindaco del Comune di Ghobayri Mohamad Saìd Al-Khansa a nome della resistenza libanese, a nome dell’OLP il suo direttore rappresentante in Libano Abbas Zaki, ed altri rappresentanti locali. Infine, è venuto il turno degli ospiti europei. Stefano Chiarini, presidente della delegazione italiana, ha affermato: "Come abbiamo sempre fatto negli anni precedenti, siamo qui oggi per commemorare l’anniversario del massacro di Sabra e Chatila e per solidarizzare con i parenti delle vittime". E ha sottolineato che, come comitato di solidarietà, hanno deciso di cambiare il nome del loro progetto in "da Sabra e Chatila a Qana", per poter far riferimento a quanto è successo quest’estate. E ha ribadito che "non ci sarà pace in Medio Oriente senza una soluzione generale e definitiva della questione palestinese", confermando "il nostro appoggio al diritto legittimo della resistenza e la sua risposta a tutti i piani americani nella regione. Perciò, noi siamo sempre e fino in fondo con i due popoli libanese e palestinese e con la loro resistenza nel tentativo di veder garantiti i loro diritti legittimi e proclamare lo stato palestinese".
La parola è poi passata al sindaco della città francese di "Bagnoli": "La nostra città è gemellata con il campo profughi di Chatila dal 2002 e noi siamo qui oggi per pronunciare due parole: riconoscimento e solidarietà". E ha spiegato che il riconoscimento è per "le vittime di Sabra e Chatila e per il popolo libanese nell’anno della disfatta israeliana", mentre la solidarietà è con "il popolo libanese che è uscito a avviare la ricostruzione del suo paese, e con il popolo palestinese nel fondare uno stato indipendente e nel riprendere i suoi pieni e legittimi diritti". Ha aggiunto che la sua delegazione è giunta in Libano dopo aver provato un sentimento di indignazione verso "le posizioni ambigue adottate dal governo francese nei confronti dei popoli libanese e palestinese e delle loro questioni".
Tra i manifestanti, c’era un ragazzino che portava sopra le spalle un altro coetaneo che teneva il mano la foto di Sayyed Hassan Nasrallah.
I partecipanti si sono allontanati dopo aver celebrato l’anniversario del massacro di Sabra e Chatila. Le donne e i bambini hanno fatto ritorno alle loro case "provvisorie" nel campo, con le foto dei loro cari scomparsi quel giorno.  

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