Netanyahu: ‘I violenti estremisti ebrei non sono terroristi’

Betlemme – Ma'an. Il primo ministro israeliano, Benjiamin Netanyahu ha dichiarato mercoledì di non ritenere le violente fasce estremiste ebraiche, realtà “terroriste”, e questo in seguito alla serie di attacchi alle moschee e alle basi militari israeliane.

I ministri israeliani hanno stilato una lista di raccomandazioni per il premier nella quale, tra le altre cose, i criminali ultra-nazionalisti vengono definiti “terroristi”.

Netanyahu ha respinto la definizione e ha accettato altre raccomandazioni come quella di portare i responsabili di questi atti davanti ai tribunali militari e di ordinare ai soldati di procedere al loro arresto. Misure che, nella norma israeliana, investono i palestinesi.

Ma se, quotidianamente i soldati arrestano decine di palestinesi (spesso con raid notturni nelle loro case), la polizia impiega del tempo prima di arrivare sulla scena del crimine e arrestare gli israeliani, dando ai criminali il tempo di fuggire.

Netanyahu ha paragonato i coloni che hanno aggredito una base militare israeliana lunedì, scagliato pietre contro un comandante e un suo delegato, rotto finestre e squarciato le gomme delle auto, agli attivisti palestinesi che protestano ogni settimana a Bi'lin contro le confische della loro terra.

Il premier israeliano ha osservato: “Sono un piccolo gruppo che non rappresenta tutti gli abitanti di Giudea e Samaria”, nomi che il governo israeliano si ostina a usare per denotare la Cisgiordania occupata.

Fonti di sicurezza affermano che il movimento estremista conosciuto come “I Giovani delle Colline”, noti per la fedeltà ai pionieri del Sionismo (i primi colonizzatori della Palestina), conta un centinaio di affiliati, mentre gode di molti simpatizzanti e con 500mila gli israeliani che tacitamente che li sostengono.

Mercoledì alcuni estremisti avevano assalito una moschea a Gerusalemme in disuso scrivendo sui suoi muri “morte agli arabi”.
La polizia afferma di aver catturato 5 israeliani accusati di “crimini a stampo nazionalista”.
I gruppi per i Diritti Umani hanno a lungo accusato Israele di non aver arrestato, ma nemmeno tentato, di arrestare coloni accusati di violenza contro i palestinesi. Negli anni passati vi sono stati arresti di sospettati, ma raramente sono stati processati.

L'alto tasso di natalità tra i religiosi ebrei presenta una prospettiva di affermazione della destra israeliana in Cisgiordania, dove gli insediamenti israeliani sono illegali internazionalmente, e le potenze mondiali lo hanno riconosciuto, mentre individuando nelle colonie un ostacolo alla creazione dello Stato palestinese.

Un leader dei coloni, Shaul Goldstein, ha affermato che gli estremisti sono una minoranza, e non coincide con il reclutamento di volontari da combattimento presso la comunità.

Molti di questi estremisti sono stati esentati dalla leva a causa di precedenti penali o per essere stati definiti psicologicamente instabili. Tre soldati sono stati arrestati la scorsa settimana perché sospettati di atti vandalici e di aver provocato incendi dolosi.
Tentativi di demolire insediamenti illegali hanno incontrato la resistenza dei coloni i quali si sono scontrati con i militari e per questo hanno attaccato di notte presidi militari.
I coloni dissacrano con frequenza moschee e cimiteri islamici e distruggono automobili e ulivi di proprietà palestinesi.

“Queste cose distraggono l'esercito israeliano dalla sua principale missione”, secondo quanto riferito dal ministro della Difesa, Ehud Barak, mercoledì alla radio dell'esercito.

“Ogni attacco danneggia la delicata trama delle relazioni coi nostri vicini (…). In termini comportamentali, non vi è dubbio che si tratta di comportamenti di terroristi: è terrorismo quindi, benché ebraico”.

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