Nuova denuncia sui 'metodi di pressione fisica e psicologica prolungati nelle prigioni'

Ramallah – InfoPal. Il Centro palestinese per i diritti umani torna a denunciare le pratiche di tortura degli ufficiali carcerari israeliani su detenuti e prigionieri palestinesi.

Si riportano “metodi di pressione fisica e psicologica prolungati, tali da recare danni nel lungo periodo, anche dopo l'avvenuta liberazione della vittima'.

Il persistere di questi effetti viene esposto in un comunicato stampa da Khader Rasas, direttore del Centro per il trattamento e la riabilitazione delle vittime di tortura.

“Queste pratiche interessano ogni momento della detenzione, sin dall'arresto e l'interrogatorio (le fasi in cui è più probabile la pratica della tortura). Ci sono poi i casi d'isolamento con le devastanti conseguenze psicologiche sull'individuo e tutte quelle pratiche che minano i diritti fondamentali del detenuto: dalla privazione del sonno e dei pasti all'assenza d'igiene fino a procurare danni cronici alla salute”.

A conferma delle affermazioni di Rasas, interviene Hazem 'Ashur, direttore del Centro di igiene mentale presso il ministero della Salute che afferma: “Gli effetti fisici della tortura sono evidenti sul corpo del detenuto mentre quelli psicologici compaiono anche a distanza di tempo e si manifestano diversamente. Spesso il prigioniero rischia di portarsi dentro la sofferenza per il resto della sua vita”.

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