Obama: tutela a Israele, ma politica estera Usa sbagliata.

Obama: tutela a Israele, ma politica estera Usa sbagliata
 
New York, 4 giu. (Apcom) – Il giorno dopo la sua vittoria de facto dell’investitura democratica per la Casa Bianca, Barack Obama si è gettato a testa alta su uno dei temi più scottanti della politica estera americana – la questione israelo-palestinese e il Medio Oriente – e di fronte ad uno degli elettorati cruciali per le elezioni presidenziali di novembre, quello ebraico, fino ad oggi diffidente nei suoi confronti. Il senatore dell’Illinois ha pronunciato il suo primo discorso da candidato ufficiale del partito nella sede di Washington dell’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), la più potente associazione di lobby per contro di Israele negli Stati Uniti, e ha ribadito il proprio impegno per la protezione dello Stato ebraico criticando nel contempo le politiche portate avanti fino ad oggi dall’amministrazione del presidente George W. Bush.

"Non scenderò mai a compromessi quando si tratta della sicurezza di Israele", ha detto, sottolineando che come presidente lavorerà per la pace e la creazione di due stati, quello ebraico e quello palestinese, in grado di vivere uno accanto all’altro. "Lo farò fin dai primi giorni della mia amministrazione, non alla fine" ha aggiunto con una stoccata a Bush, accusato di avere per anni ignorato la questione. Obama ha invocato la necessità di lavorare con partner palestinesi in questo processo, ma ha chiarito che nessun dialogo con Hamas sarà possibile fino a quando l’organizzazione non rinuncerà all’uso della violenza e non riconoscerà ad Israele il diritto di esistere.

Un ammorbidimento delle posizioni del senatore a favore di Israele è apparso chiaro quando ha dichiarato che Gerusalemme deve rimanere la capitale dello stato ebraico, schierandosi apertamente su una questione cruciale dei trattati di pace (la città non è riconosciuta capitale israeliana dall’Onu, e la parte est conquistata nel 1967 è reclamata dai palestinesi che la considerano come potenziale capitale del loro futuro Stato).

Un ulteriore attacco a Bush è stato lanciato parlando dei nuovi negoziati di pace tra Israele e la Siria annunciati il mese scorso, e ai quali il presidente ha detto di opporsi. "Gli Stati Uniti non devono impedire a Gerusalemme di parlare con i propri nemici" ha detto Obama, sfruttando l’occasione per tornare a difendere la propria politica estera che prevede il dialogo anche con Paesi che l’attuale amministrazione si è sempre rifiutata di incontrare, primo fra tutti l’Iran. "Questo presidente dice che la diplomazia non può essere dura ed efficace, ma dimentica l’esempio dei suoi predecessori da Kennedy a Truman a Reagan. La diplomazia americana deve tornare ad essere efficace" ha detto, rispondendo nel contempo agli attacchi del rivale repubblicano John McCain che lo ha accusato di essere ingenuo ed inesperto. "Certo non mi siederò al tavolo con i nemici solo per parlare… Lo farò unicamente se riterrò che questo potrà portare benefici agli Stati Uniti".

Infine il senatore ha ricordato l’esperienza comune che lega la comunità ebraica a quella afro-americana, invocando l’unità "per combattere insieme il pregiudizio e l’odio". "Insieme possiamo rinnovare il nostro impegno per la giustizia" ha detto, tendendo la mano per ricucire un legame che negli anni passati si è incrinato a soprattutto a causa delle accuse di anti-semitismo nei confronti di alcuni esponenti delle comunità afro-americane.

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