Occupazione israeliana, prima giornata di udienza alla ICJ per il parere consultivo

InfoPal. A cura di Chiara Parisi. Sono iniziate le udienze pubbliche davanti alla Corte internazionale di Giustizia (ICJ) per chiedere un parere consultivo sulle conseguenze legali delle politiche e pratiche di occupazione israeliana in Palestina

Il 19 febbraio, alle ore 10, i giudici dell’Aja hanno dato inzio alle udienze pubbliche nell’ambito della procedura per il parere consultivo riguardo alle conseguenze legali delle pratiche e politiche di Israele nel Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est.

Il calendario delle udienze pubbliche, che dureranno una settimana, è disponibile sul sito ufficiale della Corte (https://www.icj-cij.org/fr/calendrier). Ogni giorno, diversi Stati potranno esprimersi di fronte ai giudici dell’Aja, chiamati a interpretare le pratiche israeliane alla luce del diritto internazionale. Lunedì è stato il turno degli avvocati e esperti legali scelti dallo Stato di Palestina.

La Corte internazionale di giustizia esercita due ruoli differenti: oltre a risolvere le controversie tra Stati (il caso Sud Africa vs Israele è un esempio della competenza contenziosa), la Corte può formulare pareri su alcuni punti del diritto internazionale su richiesta degli organi competenti (competenza consultiva). Nella fattispecie, la richiesta di parere consultivo è stata inoltrata dall’Assemblea generale dell’ONU attraverso la risoluzione 77/247 del 30 dicembre 2022.

Le domande poste alla corte sono due :

–          Quali sono le conseguenze giuridiche della violazione persistente del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, dell’occupazione, della colonizzazione e dell’annessione dei territori palestinesi da parte di Israele, delle pratiche volte a modificare la composizione demografica dei territori palestinesi e delle misure discriminatorie?

–          Quali sono le conseguenze di queste pratiche sullo status dell’occupazione e quali sono i doveri degli altri Stati e dell’ONU?

Nel primo giorno di udienza, la squadra legale dello Stato di Palestina ha sottolineato alcuni punti giuridici e fattuali volti a fornire ai giudici della Corte elementi di riflessione. L’udienza è stata aperta con il ricordo della vita sociale e culturale della Palestina prima del 1948 e prima della Nakba, la catastrofe palestinese che ha spinto milioni di palestinesi a fuggire dalle proprie case e terre, lasciando il posto a quello che sarebbe diventato lo Stato di Israele. In seguito, sono state ricordate le risoluzioni dell’ONU che riconoscono e ribadiscono il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.

Com’è stato sottolineato, il diritto all’autodeterminazione non può essere esercitato se il popolo non ha la facoltà di costituirsi in Stato indipendente, e questo è seriamente ostacolato dall’occupazione e colonizzazione israeliana. Su questo punto, gli avvocati hanno ricordato la quotidianità dei palestinesi di Cisgiordania, le pratiche di confisca delle terre e delle demolizioni delle abitazioni alle quali sono sottoposti regolarmente. Sulla base dei rapporti della Relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi occupati, la squadra ha ugualmente sottolineato come la politica di apartheid in atto costituisca un ulteriore ostacolo alla creazione di uno Stato indipendente. Questi elementi hanno, infine, permesso di ribadire la violazione del diritto internazionale da parte di Israele, dei diritti umani, del diritto umanitario e soprattutto del diritto vigente nel periodo di occupazione militare. La violazione del diritto da parte di Israele fa pesare sugli Stati il dovere di non riconoscere la situazione come legale e di non agevolare Israele nelle sue pratiche, in accordo con il Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati del 2001.

Sebbene i pareri consultivi della Corte non siano vincolanti, il loro valore nelle relazioni internazionali non è trascurabile, in quanto fondati su una lettura  oggettiva delle regole del diritto internazionale. Per queste ragioni, gli organismi internazionali sono spesso portati a seguire e mettere in atto i pareri della Corte.

Come ricordato dagli avvocati dello Stato di Palestina, questa procedura ha una portata storica di rilievo, in quanto è la prima volta che la Corte potrà esprimersi sul tema, a 20 anni dal parere consultivo del 2004 sulle conseguenze legali della costruzione del Muro nel territorio palestinese, in cui la Corte ne aveva riconosciuto l’illegalità e la violazione del diritto palestinese all’autodeterminazione. Sarà quindi molto improbabile che la Corte “tradisca” le posizioni assunte in passato e che non dichiari l’illegalità delle pratiche israeliane in Cisgiordania. Tuttavia, sarà importante capire in che termini la Corte si esprimerà su questi punti e quali saranno le sue posizioni sullo status di occupazione militare, di apartheid ma soprattutto sui doveri degli Stati terzi in merito. Si attendono, inoltre, le posizioni degli altri Stati chiamati a esprimersi nei prossimi giorni.

Intanto, Israele ha dichiarato di non riconoscere la legittimità della procedura di parere consultivo della Corte. E’ certo che questo interviene in un contesto politico particolarmente teso, per via del genocidio in atto nella Striscia di Gaza, per il quale la Corte ha ordinato delle misure cautelari nel caso portato dal Sud Africa, che Israele non ha messo in atto. Per questo, il valore del parere consultivo non potrà essere che simbolico, e permetterà di chiarificare le categorie giuridiche vigenti in Palestina, 20 anni dopo la condanna del muro.

E come ha affermato Namira Negm nel suo discorso di questa mattina, presentando la situazione dei civili palestinesi in Cisgiordania e a Gaza, se vi è sicuramente una vita dopo la morte, bisogna domandarsi se per i palestinesi vi sia una vita prima della morte.