Ocha: ‘Israele continua ad espellere i palestinesi gerosolimitani’

Ramallah –  Pal-Info, InfoPal. Per la seconda volta in due settimane, un tribunale israeliano ha ordinato l'evacuazione di una famiglia palestinese entro la fine del mese dalla propria casa nell'area di Silwan, ad al-Quds (Gerusalemme) occupata.

Lo si legge in un rapporto settimanale pubblicato dall'ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (Ocha).

Secondo il documento Ocha sulle violazioni dei diritti umani perpetrate da Israele dal 16 al 22 novembre, gli ordini dei tribunali sono correlati con l'attività dei coloni nell'area.

Alla famiglia palestinese in questione, composta da sei membri, è stato concesso un mese di tempo per lasciare la casa e consegnare le chiavi al tribunale.
Ocha aggiunge che questo è il secondo caso nelle ultime due settimane.

Sempre a Silwan, le autorità d'occupazione israeliane hanno confiscato un appezzamento di terra di 850 metri quadri di proprietà di una famiglia palestinese e della Chiesa Greca Ortodossa, per farne un parcheggio.

Gli scontri e le violenze tra le forze d'occupazione israeliane e i palestinesi, questa settimana, a Gerusalemme e in Cisgiordania, hanno causato il ferimento di 11 palestinesi, tra cui due bambini, e danni alle proprietà.

I coloni, nel periodo ricoperto dal documento, hanno tagliato decine di ulivi appartenenti a contadini palestinesi nel villaggio di Burin (Nablus).

Mentre le acque di scarico fuorisuscite dall'insediamento di Revava hanno danneggiato decine di ulivi a Deir Istiya a Salfit.

Questa settimana i militari di Israele hanno demolito due strutture appartenenti a palestinesi nell'area C in Cisgiordania, entrambe nella provincia di al-Khalil (Hebron), con il pretesto di “costruzione senza licenza”.
Le due strutture demolite comprendono una piscina e una cisterna d'acqua nei villaggi di al-Baqa e al-Udeisa. Di conseguenza, quanti facevano uso di queste strutture, compresi 14 bambini, non potranno più irrigare le terre.

Le demolizioni di questa settimana hanno portato a 43 le strutture idriche demolite dall'inizio del 2011.

Le forze d'occupazione israeliane hanno inoltre bloccato i lavori di costruzione di una moschea, di 11 edifici e di una fabbrica nelle città di Hebron e Betlemme.

Mentre Israele ordina la deviazione del corso di una strada per poter modificare il tracciato del Muro di annessione  a sud-ovest di Azzun Atmeh (Qalqiya), i suoi bulldozer continuano a livellare la terra dove passerà la nuova strada.

Finora sono stati distrutti 130 ettari coltivati da cento agricoltori e sono stati sradicati 500 alberi. Gli agricoltori sono stati inoltre obbligati a smantellare 9 serre e 7mila metri di rete per l'irrigazione per poter far spazio alla nuova strada.

Una volta completata questa sezione del Muro di annessione, i bulldozer avranno isolato 400 ettari di terra tra il Muro e la Linea Verde e, per potervi accedere e coltivarla, i contadini palestinesi saranno costretti a richiedere a Israele un permesso.

Durante questo periodo, i bulldozer israeliani hanno distrutto 18 ettari di terreno di proprietà di contadini palestinesi nell'area di Ariha (Gerico) e 400 ettari di terreno incolto vicino a Kafr Addik (Salfit). In entrambi i casi Israele le ha dichiarate “terre di proprietà dello Stato”.

Sull'assedio israeliano su Gaza: le restrizioni che Israele impone ai palestinesi lungo al confine stanno danneggiando la sicurezza e la vita di migliaia di palestinesi. In un episodio, i militari israeliani hanno condotto un'incursione di 300mt in territorio palestinese per ritirarsi dopo averne devastato i terreni.

Restano “in vigore” le restrizioni israeliane sulla distanza al largo delle coste permessa ai pescatori a 3 miglia nautiche. In due occasioni, l'esercito israeliano ha aperto il fuoco contro due navi di pescatori palestinesi, affondandole.

Nel rapporto si fa menzione all'esistenza dei tunnel utilizzati dagli abitanti di Gaza per aggirare gli effetti dell'assedio israeliano.
Il 18 novembre, un operaio palestinese è morto folgorato mentre stava tagliando dei fili elettrici all'interno di un tunnel tra Egitto e Gaza.

Dall'inizio del 2011, 34 palestinesi sono rimasti uccisi e 50 sono rimasti feriti in incidenti nei tunnel: attacchi aerei di Israele, crolli e scosse elettriche.

Le attività nei tunnel restano il mezzo principale per il trasferimento di beni di prima necessità e materiali da costruzione il cui passaggio a Gaza è vietato da Israele. Da qui passa anche il carburante, “decisamente più economico se acquistato dall'Egitto che da Israele”, si legge tra le osservazioni di Ocha.

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