Oggi il Parlamento israeliano si pronuncia sulla ‘legge Shalit’

Al-Quds occupata (Gerusalemme) – Palestine-info. Il Parlamento israeliano, oggi 26 maggio, voterà in prima lettura la cosiddetta “Legge Shalit”, la quale implica l'inasprimento delle condizioni dei prigionieri palestinesi appartenenti a Hamas.

Due parlamentari del Likud, Danny Danon e Yariv Levine, sono i promotori di questa legge, in virtù della quale quei prigionieri non potranno più vedere i loro familiari fintantoché Shalit resterà prigioniero.

Ciò è quanto riporta il quotidiano israeliano “Maariv”, nell'edizione del 26 maggio.

Levine afferma che “questa legge servirà a riportare un po' d'ordine nella questione e a porre un limite ad una situazione senza senso, poiché viene permesso ad organizzazioni anti-israeliane di sequestrare soldati e civili israeliani e di tenerli in condizioni disumane”.

Pertanto la proposta di legge di Levine e Danon prevede di togliere le 'facilitazioni' ed i 'privilegi' di cui godono di prigionieri palestinesi: in base a questa nuova legge verranno proibite le visite dei familiari, la televisione, l'insegnamento universitario, i libri e i giornali, e sarà anche possibile l'isolamento per periodi illimitati.

Il Centro per la democrazia e diritti umani al-Yasr, con sede a Ramallah, commenta la questione dicendo che “la legge Shalit rivela il vero volto razzista del sionismo, ma vi è da attendersi una forte mobilitazione contro di esso, sia dentro che fuori le prigioni.

I sionisti ora cercano di far credere al mondo intero che prima le condizioni dei prigionieri nelle loro carceri fossero buone, ma in virtù della 'Legge Shalit' le loro condizioni peggioreranno, in una maniera ben peggiore delle condizioni di prigionia dello stesso Shalit, stando a quel che dicono gli stessi giornali israeliani. Tuttavia, le condizioni dei prigionieri nelle carceri israeliane sono visibili a tutti, quindi la loro propaganda non riuscirà a mascherare la realtà. Le restrizioni sui prigionieri e le prigioniere rientrano in una politica seguita da tempo dalle amministrazioni carcerarie israeliane, quindi esse non hanno bisogno di 'leggi' per soffocarli ulteriormente, di fronte al fallimento della comunità internazionale e al silenzio dei Paesi arabi e musulmani nel fare fronte ai crimini sionisti contro i diritti dei prigionieri e delle prigioniere palestinesi”.

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