Olmert e il “politicidio” della Palestina. Di Michelguglielmo Torri.

Riceviamo dal prof. Michelguglielmo Torri dell’Università di Torino e
pubblichiamo.
Cari amici,
    credo che anche l’osservatore più distratto e più benevolo nei confronti di Israele possa ormai sospettare che l’operazione lanciata dall’IDF contro Gaza abbia ben poco a che vedere con il "rapimento" di Gilad Shalit. Notizie pubblicate fra l’altro da Ha’aretz indicano che l’operazione era stata pianificata e organizzata ben prima che Shalit fosse catturato da guerriglieri palestinesi. Un’azione, quest’ultima che – si può legittimamente sostenere – rappresenta una reazione alle aggressioni contro civili palestinesi perpetrate dalle forze armate israeliane a Gaza.
    Insomma, l’obiettivo del governo Olmert, non differente da quello dei governi Sharon, è il "politicidio" dei palestinesi. In altre parole, la completa distruzione delle infrastrutture politiche e fisiche necessarie ai palestinesi per agire come una nazione. Sulla base dell’assioma (inventato dal laburista Ehud Barak) secondo il quale, fra i palestinesi "non c’è nessuno con cui trattare", i governi israeliani dal 2001 in poi hanno scientemente condotto una politica volta ad emarginare e screditare i rappresentanti politici palestinesi (a partire da Arafat), ad annichilire il processo democratico in Palestina (che, per ragioni di politica internazionale, non avevano potuto bloccare) e a precipitare i palestinesi nel caos. Una volta che ciò sarà successo (se succederà), dirigenti israeliani potranno sostenere la correttezza della loro originaria posizione, in base alla quale non vi era, appunto, nessuno con cui trattare.
    L’onorevole Fini sostiene che non vi può essere equidistanza fra i terroristi di Hamas e il governo democraticamente eletto di Israele. Gaetano Salvemini, nelle sue lezioni di Harvard sull’ascesa del Fascismo [chissà se l’on. Fini le ha mai lette?], sosteneva che non vi può essere equidistanza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ora *non* mi sembra che sia giusto portare avanti una politica di sistematici assassinii, di rapimenti di deputati regolarmente eletti, di imprigionamenti (con torture) spesso senza specifiche accuse di migliaia di persone (fra cui donne e bambini), di sistematiche distruzioni di infrastrutture, di rapina di risorse economiche scarse (a partire dall’acqua) e, infine, di blocco economico e di riduzione sull’orlo della fame di un’intera popolazione. Tanto più che l’improvviso aumento di tensione – pretestuosamente addotto da Israele a giustificazione del proprio operato, ma in realtà motivato soprattutto dagli attacchi dell’IDF contro obiettivi civili a Gaza – si verifica dopo un anno a mezzo di tregua dichiarata e mantenuta dai "terroristi" di Hamas, e quando Hamas aveva incominciato a parlare di una tregua di 60 (sessanta) anni [sic!]. Un’offerta, quest’ultima, che equivale a dichiarare la propria disponibilità per una pacifica trattativa di lunga durata, che non può non concludersi con la pace (o qualcuno pensa che dopo 60 anni di tregua/pace, quando tutti coloro che sono oggi politicamente attivi saranno morti o da tempo in pensione, i loro figli e nipoti possano decidere di riprendere la guerra interrotta 60 anni prima?).
    Ora, il fatto che a compiere tutte le barbarie che abbiamo elencato – per di più con fini particolarmente biechi (distruggere i palestinesi come popolo) – sia un governo democraticamente eletto non mi pare che possa trasformare tali barbarie in atti moralmente lodevoli. L’unico significato del fatto che il governo israeliano sia democraticamente eletto è che l’intero popolo israeliano diviene nel suo compleso responsabile per ciò che i suoi rappresentanti fanno ai danni dei palestinesi.
    Gli italiani possono sostenere che le barbarie di cui si macchiò il fascismo nei confronti di libici e di etiopici siano state, in definitiva, responsabilità di un regime dittatoriale, che, di fatto, si era imposto con la forza sugli stessi italiani. Come sappiamo, questo è, in parte, un alibi, dato che i consensi nella società italiana nei confronti del fascismo erano ampi e radicati. Ma, certo, né gli israeliani, né coloro che li sostengono politicamente e economicamente (da paesi come gli USA a uomini politici come Fini) non avranno neppure questo alibi, né di fronte al tribunale della storia, né di fronte a quello della loro coscienza (se pure ne hanno ancora una).
    Certo, è motivo di sconforto – per uno come me, che considera il patriottismo come qualcosa di più che fare il tifo per la nazionale italiana durante i mondiali – vedere il tipo di copertura distorta e apologetica nei confronti di Israele data da gran parte dei media a quanto sta avvenendo in Palestina ed assistere alla timidezza con cui, su questo problema, si muove la politica estera italiana. E, dato che oltre che italiano mi sento anche europeo, lo stesso discorso vale per i media europei e per la politica europea nel suo complesso.
    Michelguglielmo Torri

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ApritiSesamo! - fondata nell’ottobre 2002 e da allora diretta da Michelguglielmo Torri - mira a favorire un dibattito non superficiale sul Medio Oriente e sul mondo islamico. Il materiale distribuito è scelto esclusivamente per la capacità di offrire spunti e di fornire informazioni utili a tale dibattito. Pertanto esso non rispecchia necessariamente le posizioni politiche del direttore e dei gestori della lista.

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