Onu a Israele: ‘Sbloccare i fondi dovuti all’Anp’. I palestinesi si rivolgono ai Paesi arabi

Ramallah – Agenzie, InfoPal. Le Nazioni Unite chiedono al regime israeliano di sbloccare immediatamente le rendite fiscali dovute ai palestinesi e, allo stesso modo, richiamano Israele perché fermi le attività coloniali nei Territori palestinesi occupati.

Il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, ha posto l'enfasi sulla “necessità di frenare” le tensioni tra le parti. Questo secondo quanto ha riferito il suo portavoce, Martin Nesirky, nel riportare i contenuti della conversazione telefonica tra Ki-moon e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

La scalata alla colonizzazione e la decisione di imporre ai palestinesi sanzioni economiche avevano trovato un'ulteriore conferma in Israele il giorno dopo l'adesione della Palestina all'Unesco.

Quello che ora chiede il segretario Onu ad Israele è un'osservanza dei propri obblighi legali.

Su base mensile, Israele incassa circa 60milioni di dollari in entrate di natura fiscale sui beni destinati ai mercati palestinesi e che entrano dai porti israeliani.
Questi fondi costituiscono in larga percentuale il budget dell'Autorità palestinese (Anp) che ogni mese paga circa 200milioni di dollari in salari e assistenza finanziaria alle famiglie palestinesi bisognose.

Stessa richiesta sarebbe stata indirizzata a Netanyahu dal segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, per telefono. Il premier israeliano avrebbe risposto con un rifiuto.

La scorsa settimana, il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Israele, Tom Donilon, aveva avuto una conversazione telefonica con il suo omologo Yaakov Meridor, con il quale aveva discusso nuove misure di sanzioni contro l'Iran e, in quell'occasione, dalla Casa Bianca avevano fatto a Israele proprio questa richiesta di allentamento verso i palestinesi.

Il rifiuto di Netanyahu sarebbe stato giustificato con la posizione contraria della maggioranza del suo governo, e ha ricevuto il carico condizionando la decisione di sbloccare i fondi a incontro avvenuto tra Khaled Mesha'al, capo dell'ufficio politico di Hamas, e il presidente dell'Anp, Mahmoud 'Abbas.

Tra le altre cose, Israele si oppone proprio alla riconciliazione nazionale palestinese.

Un'altra opinione, decisamente onesta, è quella del ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, contrario al blocco delle entrare fiscali, per una ragione tutt'altro che di giustizia.
Per Barak, infatti, le sanzioni creeranno disagi alla capacità dei palestinesi di saldare i pagamenti come possono essere gli stipendi degli apparati di sicurezza, gli stessi che “aiutano Israele a combattere il terrorismo”, stando alle sue affermazioni.

Tra chi, invece, nel governo israeliano è a favore di queste sanzioni economiche, vi è Yuval Steinitz, ministro delle Finanze, il quale intravede in tali misure “una punizione per i palestinesi, per aver agito unilateralmente alle Nazioni Unite”.

Per il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman, “le sanzioni vanno imposte ai palestinesi” e, anzi, egli minaccia di far cadere la coalizione nell'eventualità in cui il suo governo dovesse accennare a uno sgombero degli avamposti coloniali o decida di sboccare queste entrate fiscali”.

Da parte palestinese, ieri, nel corso della riunione settimanale, il premier dell'Anp, Salam Fayyad, ha chiesto alla comunità internazionale di far rientrare questa crisi, quindi di obbligare Israele a rispettare i propri obblighi trasferendo le entrate fiscali ai palestinesi.
Da uomo di economia e finanza, Fayyad ha evidenziato come “questa situazione di ristagno produrrà nell'Anp una paralisi nei pagamenti, nello sviluppo e nella ricostruzione”.

Alle realtà politiche regionali si è rivolto invece Riyad al-Malki, ministro degli Esteri dell'Anp, che ai Paesi arabi ha chiesto di supplire al deficit finanziario palestinese, considerandoli “l'unica alternativa al budget palestinese fino a che non si giunga a una soluzione, vale a dire, fino a che Israele non decida di rilasciare quanto di dovere alla parte palestinese”.

La questione dell'urgenza derivante dallo stallo prodotto dalle sanzioni economiche è stata sollevata anche dal Dipartimento per le Relazioni Internazionali dell'Organizzazioni di Liberazione della Palestina (Olp) che ha definito l'azione israeliana “pirateria di Stato”.

Agenzie:

Imemc

Press Tv

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