“Ora non siamo più al sicuro” denuncia la comunità palestinese in Francia, dopo l’approvazione della legge sull’immigrazione votata dall’estrema destra

Parigi. Di Alessandro Barbieri e Emily Pomponi. Di Tra i 5,3 milioni di immigrati che, in Francia, saranno coinvolti dalla legge sull’immigrazione più dura degli ultimi 40 anni, approvata all’Assemblea nazionale e dal Senato martedì 19 dicembre, ci sono 4000 palestinesi residenti in Francia e ora alcuni di loro rischiano di essere espulsi verso dei territori in guerra. L’ex presidente della Repubblica François Hollande, in un’intervista a Le Monde, ha definito il voto “una sconfitta per la Repubblica; perché quando un testo viene approvato con misure contrarie alla Costituzione, non può essere considerato un progresso”. 

La legge, passata all’Assemblea con 349 voti contro 186, introduce il concetto di “preferenza nazionale”, ovvero il vantaggio dei cittadini francesi rispetto agli immigrati per le prestazioni sociali non contributive (come assegni per la casa e sussidi familiari), introduce una cauzione da versare allo stato da parte degli studenti stranieri, crea delle quote di immigrazione annuali, inasprisce le regole per i ricongiungimenti familiari, reintroduce il reato di “soggiorno illegale”, limita lo jus soli, rendendo più difficile per i figli nati in Francia da persone straniere diventare francesi,  e stabilisce che le persone con doppia cittadinanza condannate per alcuni reati possano perdere quella francese. Sono a rischio anche l’accesso ai diritti comuni e alle prestazioni sanitarie, dopo che i repubblicani hanno inserito nell’agenda parlamentare una lettera di impegno per presentare a gennaio una riduzione dei diritti sanitari degli stranieri.

 L’ex presidente, in un attacco diretto all’attuale capo dello stato, ha aggiunto che “Macron non ha preso i voti del Front National (divenuto RN, il partito di Le Pen) ma ha preso le sue idee”. Persino la prima ministra Elisabeth Bourne ha giudicato a rischio di incostituzionalità 25 sugli 88 articoli del testo, frutto di un compromesso della Commissione mista (composta da 7 senatori e 7 deputati), dopo che la versione originale, proposta dal ministro dell’interno Gérard Darmanin, era stata respinta lunedì scorso  dai voti del Rassemblement National, dei repubblicani, della France Insoumise e dei socialisti. Lo stesso ministro dell’interno aveva presentato le proprie dimissioni in seguito alla sconfitta parlamentare, respinte da Macron, che alla fine ha preferito rinviare il testo alla commissione mista, con il rischio poi concretizzatosi di una versione destrizzata, piuttosto che vederlo naufragare definitivamente. Marine Le Pen rivendica la legge come una “vittoria ideologica” e parla di un “disconoscimento plateale del governo”.  

Davanti all’ondata di scontento provocato dall’approvazione del testo, persino nella maggioranza di governo, alle dimissioni del ministro della salute Aurèlien Rousseau e alla minaccia di dimissioni di altri 4 ministri, Macron si è presentato in tv. Giustificandosi sul fatto che “non si tratta della proposta del governo ma di un difficile compromesso”, ha pure ammesso di non condividere diversi dispositivi del testo, tra cui quello che prevede una cauzione da pagare per gli studenti stranieri, compresi quelli comunitari.  Il presidente della Repubblica, dopo aver inviato nel pomeriggio il testo al consiglio di stato per una verifica costituzionale, ha rimarcato, tuttavia, che “dopo 18 mesi di lavoro questa legge è meglio di nulla” e rappresenta “lo scudo che ci mancava contro l’immigrazione”. 

In segno di protesta, 32 dipartimenti hanno dichiarato che non applicheranno la legge e, ieri sera, alcune migliaia di persone si sono radunate a Parigi per manifestare contro la decisione del parlamento, così come a Rennes,  Lille, Dijon, Besançon, Grenoble e in altre città. Jean-Luc Mélenchon, il leader della France Insoumise, ha dichiarato che la legge”sfigura l’immagine della Francia, il paese dei Diritti dell’Uomo” e ha lanciato un appello per fermare l’asse Macron- Le Pen, mentre per Olivier Faure, segretario del Ps, oggi c’è ormai in Francia “una maggioranza di estrema destra”.

La delusione e l’inquietudine regnano da ieri sulle comunità straniere in Francia e, in particolare su quella palestinese. Parla S., in Francia da più di 5 anni, del quartire d’Al-Nasser nel centro di Gaza. “Sono arrivato come studente con una borsa di studio in un’università parigina. La maggior parte dei miei amici di Gaza qui sono dottorandi, professori universitari. Devi avere un percorso di eccellenza per ottenere una borsa di studio e poter lasciare legamente Gaza come abbiamo fatto noi”. Con questa legge sull’immigrazione “non avrei potuto pagare la cauzione richiesta agli studenti stranieri e sarei ancora a Gaza” aggiunge, “ho sentito la mia famiglia e mi hanno detto di aver lasciato casa la settimana scorsa; ora si trovano in un centro dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) a Khan Younes, nel sud della Striscia di Gaza. Questo centro, che dovrebbe ospitare 300 persone, attualmente ne ospita 30.000. Non c’è acqua potabile, né acqua corrente, ci sono 40 wc per 30mila persone… la situazione sanitaria è molto complicata.”

Un altra situazione è quella di M., una giovane richiedente asilo palestinese che vive a Roubaix, città del nord della Francia. “Sono arrivata in europa diversi mesi fa e ho fatto domanda di asilo, per il momento ho trovato lavoro come cameriera in un ristorante di una famiglia palestinese che mi ha aiutato molto” spiega, “con questa legge, se la mia domanda di asilo non dovesse essere accolta rischio di essere arrestata o esplusa”. Conclude che “tutto questo è assurdo, sto pensando di spostarmi in un altro paese europeo; sono scappata dalla guerra e ora mi ritrovo a dover pensare di dover andarmene ancora.”

Nel frattempo sedici palestinesi di Gaza che vivono in Francia hanno mandato una lettera all’Eliseo in cui domandano al capo dello stato di “salvare le nostre famiglie”: sono insegnanti, artisti, studenti e giornalisti che chiedono di evacuare le loro famiglie e di accoglierle in Francia. Il quotidiano Liberation ne ha pubblicato una parte: “abbiamo avuto l’opportunità di venire in Francia grazie ai programmi del Consolato Generale di Francia a Gerusalemme (la borsa di studio del governo francese, la campagna di reclutamento di assistenti di lingua araba in Francia e i programmi di residenza artistica). A causa dell’assedio di Gaza, siamo cresciuti sapendo che le nostre prospettive e opportunità sarebbero state accessibili solo attraverso l’esilio in Francia, e che l’esilio richiede eccellenza accademica. Dopo gli studi e i programmi di residenza, abbiamo deciso di rimanere in Francia e di costruire la nostra vita qui. Il nostro status giuridico è diverso: permessi di soggiorno, cittadini francesi naturalizzati, rifugiati e apolidi in Francia, o sposati con cittadini francesi. Dal 7 ottobre 2023, le nostre famiglie sono state direttamente colpite dalla guerra. Tutti noi abbiamo perso membri della famiglia, parenti e amici. La maggior parte delle nostre case è stata distrutta e quasi tutte le nostre famiglie sono state costrette a trasferirsi nel sud della Striscia di Gaza. Le condizioni di vita stanno diventando sempre più difficili e le possibilità di sopravvivenza sono estremamente scarse. Una carestia e una crisi sanitaria incombono su tutta Gaza; l’accesso all’acqua e al cibo è compromesso, le malattie contagiose si moltiplicano, le condizioni igieniche sono catastrofiche e i rifugi sono sovraffollati e molto poco sicuri. Per salvare le vite delle nostre famiglie, vi chiediamo di accettare di evacuarle e di accoglierle in Francia su base temporanea. E ci impegniamo a soddisfare tutte le loro esigenze per tutta la durata del loro soggiorno. Già prima di arrivare in Francia, conoscevamo i valori della Repubblica, il suo ruolo diplomatico fondamentale e il prezioso lavoro di mantenimento della pace svolto dalla Francia, che ora è il nostro Paese d’adozione. Questi valori francesi sono ora i nostri e noi siamo i loro ambasciatori. In un momento in cui le nostre famiglie sono esposte alle peggiori violenze, contiamo più che mai sulla Francia e sulla sua influenza per salvare i nostri cari facendoli uscire da Gaza il prima possibile.”

Di Alessandro Barbieri e Emily Pomponi