Palestina 195° membro Unesco: ‘Ricominciare dalla difesa di Gerusalemme’

Parigi – Agenzie, InfoPal. Secondo il protocollo interno all'Organizzazione Onu, si è svolta ieri a Parigi, la biennale Conferenza generale Unesco, all'interno della quale si è votato per decidere se ammettere o meno la Palestina come Stato membro dell'Organizzazione.

“Lo Stato palestinese è stato accolto a pieno titolo nell'Unesco e ora dovrà sottoscrivere lo statuto dell'Organizzazione”. Da ieri, la Palestina è il 195° membro dell'Unesco.

L'iter Unesco. L'ammissione all'Unesco per Stati che non fanno parte dell'Onu richiede anzitutto la segnalazione del Consiglio d'amministrazione Unesco, e il raggiungimento della maggioranza dei 2/3 dei voti a favore dagli Stati membri della Conferenza generale presenti al voto. Le astensioni non sono prese in considerazione, pertanto non sono ritenute valide o compromettenti sul voto.
Ogni due anni, gli Stati membri dell'Organizzazione Onu si incontrano per decidere tramite il voto: l'accettazione di nuovi Stati membri, fare un follow-up sullo status interno all'Unesco, definirne il budget e nominare il direttore generale. Alla Conferenza sono presenti anche Stati non membri e altre realtà no-profit. Il diritto di voto di ciascun Stato non è correlato alla sua capacità contributiva finanziaria.

Il voto. 107 Stati hanno votato a favore della Palestina come membro Unesco, 14 hanno votato contro e 52 si sono astenuti.
Con grande sorpresa di tutti, compresa la leadership palestinese – almeno stando ai toni usati dalla copertura mediatica al voto riservata dalla stampa araba – la Francia ha votato a favore. La Germania contro e l'Italia si è astenuta. 

Come da copione, lo Stato che occupa la Palestina, Israele, ha votato contro insieme agli Stati Uniti, ma soprattutto si è astenuta la Gran Bretagna, la nazione che nella storia moderna ha avuto una gran peso di responsabilità nella creazione del problema e nell'agevolazione dell'immigrazione ebraica che fu fondamentale per la fondazione dello Stato di Israele a spese dei palestinesi. Nessuna ricerca di espiazione quindi in questa sede da parte della Gran Bretagna.

Gli Stati Uniti che, da mesi hanno promesso di opporre il veto al riconoscimento dello Stato palestinese presso il Consiglio di Sicurezza, dove insieme a Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna, detengono questo diritto, hanno commentato così l'esito del voto: “deplorevole, prematuro e un atto che mina obiettivi condivisi e complessivi per l'instaurazione di una pace duratura in Medio Oriente”.

Tra le immediate reazioni, anche queste tra le promesse americane, il 22% dei finanziamenti statunitensi all'Unesco, sono stati già tagliati.

Tra le prossime mosse palestinesi, il ministro della Salute, Fathi Abu Mogli, ha affermato: “Ora punteremo a guadagnare la piena membership presso l'Organizzazione mondiale della Sanità (Who)”.

Il ruolo Unesco. L'Organizzazione lavora per la promozione dello sviluppo attraverso progetti rivolti all'istruzione, alla scienza e alla cultura. Da neo Stato membro dell'Unesco, la Palestina potrà ora presentare ricorsi contro i furti di Israele al proprio patrimonio storico-religioso, potrà sottoporre richiesta di tutela e di riconoscimenti internazionali che, parallelamente, aiuteranno a risollevare l'economia palestinese piegata da decenni di occupazione militare. L'entrata della Palestina all'Unesco contribuirà a smascherare le violazioni israeliane. Ma soprattutto, nella propria lotta per il ripristino dei diritti, da adesso i palestinesi potranno contare su un altro foro, quello politico-diplomatico per difendere la propria sovranità su al-Quds (Gerusalemme), Betlemme, al-Khalil (Hebron), dove si trovano i maggiori siti cristiani e islamici dell'identità storico-religiosa del popolo palestinese.

Agenzie:
http://english.wafa.ps/index.php?action=detail&id=17922
http://www1.wafa.ps/arabic/index.php?action=detail&id=116631
http://english.wafa.ps/index.php?action=detail&id=17917
http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=434178

 

Video:

Il momento della proclamazione

Il discorso del direttore generale Unesco, Irina Bokova

Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato, su taglio fondi Usa a Unesco

 

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