Palestina: per il diritto di rientro.

Riceviamo e pubblichiamo.

Palestina: per il diritto di rientro

Dal 1967 Israele  porta avanti  una politica demografica nei territori palestinesi che possiamo ormai definire: pulizia etnica. A causa dell’occupazione militare e in nome della sicurezza dei coloni israeliani centinaia di migliaia palestinesi hanno perso lo status di residenti permanenti e sono diventati esuli nei paesi dove si sono recati solo per lavorare o studiare.

Tra le ultime iniziative dello Stato israeliano c’è quella di negare l’ingresso o il  rientro nei territori palestinesi occupati a persone con passaporti stranieri, cioè sia i palestinesi diventati forzatamente esuli che gli stranieri sposati con palestinesi, oppure che hanno attività lavorative in Palestina (commercio, affari ma anche lavoratori della cooperazione internazionale, docenti e studenti della università palestinese di Bir Zeit).

Un po’ di storia israeliana contemporanea:

·        Dal 1967 Israele ha il controllo totale del registro della popolazione palestinese dei territori occupati, il controllo comprende anche Gaza nonostante il così detto disimpegno del 2005.

·        Dal 2000  Israele non accetta più richieste per riunificazione famigliare per palestinesi residenti nei territori occupati che sono sposati con stranieri. Attualmente ci sono circa 120.000 richieste bloccate.

·        Dal 2000 Israele ha smesso di concedere permessi di visita ai territori occupati, chiudendo così l’unica via legale per non-residenti di vivere con le loro famiglie.

·        Per le restrizioni israeliane sulla riunificazione famigliare e sulla concessione di permessi di soggiorno per stranieri che vogliono lavorare nei territori occupati, i palestinesi con passaporti stranieri possono avere permessi di soggiorno per un massimo di 3 mesi, che possono rinnovare attraverso un lungo e costoso processo burocratico. L’anno scorso c’è stato un aumento drammatico nel numero di richieste negate.

·        Da maggio 2006, l’università di Birzeit, la più grande università della Cisgiordania ha perso il 50% degli impiegati con passaporto straniero. L’aumento di richieste di permesso di soggiorno negate è il fattore determinante di questa situazione. L’ Università ospita 400 studenti che non hanno lo status di residente e che rischiano la deportazione e l’interruzione degli studi quando andranno a chiedere il rinnovo del permesso

La manipolazione demografica che questa politica rappresenta è contro le leggi internazionali che devono proteggere i diritti di popoli sotto occupazione.

La comunità internazionale, incluso il nostro governo, hanno il dovere in quanto firmatari della convenzione di Ginevra di proteggere la popolazione da questi abusi da parte dello Stato occupante.  

Invitiamo chi condivide questa denuncia a firmare le due lettere indirizzate al Governo italiano e al Governo israeliano perché intervengano in modo che cessino queste violazioni di diritti fondamentali.

LETTERA AL GOVERNO ISRAELIANO

For the attention of Ehud Olmert, Acting prime Minister

Fax 00 972 2 6705475

  

Dear Sir,

I would like to express my profound concern and indignation for the worrying increase in your arbitrary policy of denying entry and re-entry into the Occupied Palestinian Territories to foreign nationals and to Palestinian nationals with foreign passports.

This policy cannot be a step toward any future process for peace and stability in the region, and we urge you, as part of the International Community, to respect the International Legislation and the International Humanitarian Law to which Israel is a signatory but which it continues to breach.

Yours sincerely,

January 2007

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Name and surname ………………………………………………………………………………………………………………..

  

Address

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LETTERA AL GOVERNO ITALIANO

 

Alla c.a del Presidente del Cosiglio Romano Prodi

Fax 06 67793250

             e del Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema

                                                Fax 06 36912006 

Con la presente vorremmo porre alla sua attenzione il drammatico aumento dei casi di diniego dei visti di ingresso e rientro nei territori palestinesi messa in atto dello Stato israeliano a danno degli stranieri, tra cui numerosi italiani, di stranieri di origine palestinese e di palestinesi in possesso di un passaporto straniero.

Negli ultimi mesi moltissimi sono stati i casi di diniego di entrata di cittadine/i italiane/i da parte di Israele, per lo più cooperanti e volontari delle ONG e delle realtà italiane di solidarietà e volontariato internazionale che nei territori palestinesi lavorano ed operano da moltissimi anni su progetti di cooperazione allo sviluppo finanziati dal nostro Ministero degli Affari Esteri, dai nostri Enti Locali e anche dall’Unione Europea.

Centinaia sono i casi di palestinesi in possesso di passaporti stranieri o stranieri di origine palestinese, che da anni risiedono e lavorano nei territori della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est e che improvvisamente senza nessun preavviso si sono visti negare il visto di ingresso nel proprio paese. Imprenditori, insegnanti, coniugi e relativi figli forzati a vivere lontano dai propri affetti, dal proprio lavoro dalle proprie proprietà.

            Una politica congela-visti di questo genere, oltre a violare la legalità ed il diritto umanitario internazionale, minaccia qualsiasi ripresa dei processi di pace in Israele e Palestina oltre che minare la stabilità dell’intera regione.

            Chiediamo quindi al governo italiano, di agire con urgenza su questo tema affinché la politica di diniego di ingresso e rientro nei territori palestinesi operata arbitrariamente da Israele si fermi immediatamente contribuendo a fare un ulteriore passo verso l’apertura di un negoziato politico di pace, per il ripristino immediato della legalità internazionale così come del rispetto dei diritti umani fondamentali, che l’Italia attraverso la firma di numerosi trattati e convenzioni si è impegnata a tutelare.

            Chiediamo al governo italiano di far luce sulle espulsioni arbitrarie subite da cooperanti italiani che nei territori palestinesi lavorano con progetti di sviluppo finanziati dal MAE e dall’UE, essendone l’Italia uno Stato Membro.

            Chiediamo inoltre al Ministero degli Affari Esteri di provvedere a raccogliere i casi di espulsione di cittadini italiani e di chiedere spiegazioni allo Stato Israeliano, perché ad oggi non risulta nessun caso di espulsione di cittadini israeliani dalle frontiere italiane.

Chiediamo infine al governo italiano di accogliere l’appello lanciato alla comunità internazionale dalla rete delle ONG palestinesi PNGO e dal Centro Israelo-Palestinese per la Ricerca e l’Informazione – IPCRI attraverso la campagna per il Diritto di Ingresso e Rientro nei Territori Occupati Palestinesi.

Certi di una vostra azione, cordiali saluti

 

gennaio 2007                                                               ……………………………………………………………………

 

 

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