Palestinesi di Gaza e i tagli Unwra: abolito il 70% servizi ai profughi

Gaza – Speciale InfoPal. Nella Striscia di Gaza c'è rabbia e attesa tra la popolazione dei rifugiati palestinesi in seguito alla decisione dell'Agenzia Onu “Unwra” di sospendere alcuni servizi, gli stessi che, fino a poco tempo fa, venivano erogati al pubblico di profughi.

Queste manifestazioni di contrarietà sono state espresse durante le lunghe giornate dei sit-in davanti alla sede dell'Unwra a Gaza City.

I palestinesi allora avevano impedito ai dipendenti dell'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi di accedere alla sede di lavoro, chiudendo loro i cancelli dell'edificio. 

La scelta della protesta. Mahmoud as-Salhat, 62 anni, di Gaza, è triste per quanto sta accadendo: anche lui non riesce ad accettare la mera fornitura di servizi o di “aiuti” da parte dell'Unwra, tipo di assistenza sufficiente se non per pochi giorni.

Poi, consapevole del paradosso dell'episodio rispetto alla realtà di Gaza – la tragedia di vivere sotto un assedio da cinque anni – l'uomo ha domandato al nostro corrispondente: “Mi chiedo perché proprio adesso? Sembra che dobbiamo chiedere l'elemosina all'Unwra!”

L'uomo non percepisce alcun reddito e deve mantenere nove membri della sua famiglia, ma non si tratta dell'unico caso di questo tipo a Gaza perché qui sono migliaia le famiglie che “sopravvivono” in queste condizioni.

Gli Stati arabi sono stati invitati a intervenire rispetto alla decisone dell'Unwra, per impedire che, alle modifiche apportate al nome dell'agenzia, coincida un venir meno dei servizi rivolti ai profughi palestinesi.

La conferma proviene dai rifugiati. Non è molto diverso il caso di Moustafa Abu 'Amer, 42enne palestinese e rifugiato. Egli ha commentato come “gli aiuti ricevuti finora abbiano fatto da tampone a una situazione lavorativa inesistente”. Abu 'Amer, infatti, non è stato in grado di trovare un impiego per garantire alla propria famiglia una sussistenza di base.

Per lui la decisione dell'Unwra equivarrà a una catastrofe ancora più acuta, a una sciagura materiale categorica e, ora che si avvicina il mese sacro del Ramadan, le previsioni sono “nere”.

Deficit di bilancio. Il nostro corrispondente dalla Striscia di Gaza ha cercato di apprendere da fonti dirette quali siano le vere cause che hanno portato l'Unwra ad adottare questa scelta. Così si è rivolto ad 'Adnan Abu Hasnah, uno dei coordinatori locali dell'Agenzia Onu.
“Il deficit Unrwa supera i 50milioni di dollari, i servizi quindi saranno ridotti del 70%.

“I tagli non riguardano il settore alimentare, ma principalmente lo studio, con l'interruzione delle sovvenzioni alle scuole che ospitano 200mila studenti palestinesi.
Pur restando in piedi l'assistenza alimentare, sono comunque cambiate alcune procedure sui criteri di assegnazione.
Infatti, circa 11mila palestinesi di entrambe le entità territoriali palestinesi hanno usufruito di aiuti alimentari dall'Unwra pur tuttavia non avendone bisogno. A Gaza, l'Unwra sta cercando quindi di fare un aggiornamento sui beneficiari”.

Sondaggio sulla povertà. Abu Hasnah ha poi aggiunto che “14.404 famiglie palestinesi non rientrano nei criteri di povertà e quindi, nei prossimi giorni, potrebbero non ricevere più l'assistenza alimentare”.

Cambiano quindi i criteri di assegnazione del diritto a ricevere l'assistenza alimentare dall'Unwra, considerata “d'emergenza”.

Ma per 'Ussam 'Adwan, responsabile dei comitati popolari, “questa motivazione convince poco i palestinesi”, e il rappresentante critica le modalità con cui l'Unwra sta divulgando le proprie scelte per mezzo dei media.

Intanto, la delegazione dei palestinesi che oggi protestano ha incontrato il direttore delle attività Unwra a Gaza, a lui hanno consegnato le richieste del gruppo, avvertendo di essere “intenzionati a non arrestare il ciclo di proteste”.

Appello per rinforzare il sostegno e le casse dell'Unwra. I rappresentanti dei comitati popolari hanno riconosciuto l'esistenza di buone relazioni con l'Agenzia Onu a Gaza.
“Tuttavia, le recenti decisioni: modificare il proprio nome in direzione di una cancellazione di alcuni doveri – tra quelli fondanti la sua istituzione – ridurre alcuni servizi, abolirne altri, non portare a termine gli impegni nel settore edilizio (nonostante la presenza dei finanziamenti), non possono essere altro che ragioni di protesta per noi”.

Da un lato quindi i palestinesi chiedono all'Unwra di ritornare ad esercitare il proprio dovere, da un altro, ai paesi donatori chiedono di aiutare l'Agenzia Onu, perché sia pienamente operativa nel territorio palestinese assediato.

(Nella Foto: Un bambino palestinese regge un cartello: “All'Unrwra: 'assumiti le responabilità sui profughi palestinesi'”. Mohammed Asad)

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