Palestinesi esortati a lasciare il lavoro nelle colonie

Press Tv – L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha fissato per l'inizio del 2011 il limite massimo entro il quale decine di migliaia di palestinesi dovranno smettere di lavorare nei cantieri delle colonie israeliane.

“Vi sono attualmente 25.000 palestinesi che si guadagnano da vivere lavorando nelle colonie”, ha riferito oggi a Ma'an il ministro dell'Economia nazionale dell'Anp, Hasan Abu Libda.

Abu Libda ha ribadito che, da quando la legge palestinese proibisce di lavorare negli insediamenti, un vasto numero di lavoratori ha lasciato il loro impiego presso i siti di costruzione abusiva.

“Dovrebbero lasciare il lavoro, dal momento che non sono diversi dagli altri 200.000 lavoratori disoccupati” ha fatto notare il ministro, incoraggiando a trovare un'altra soluzione al problema.

Secondo Abu Libda, l'Anp sta progettando di troncare tutte le relazioni economiche con i coloni entro i prossimi sette mesi, con il doppio obiettivo di creare opportunità di lavoro locali per i disoccupati e proteggere gli interessi nazionali.

“Finché Israele continuerà a scoraggiare l'economia nazionale palestinese, l'unica alternativa è fare in modo che i cittadini consumino prodotti palestinesi.”

Stando alle stime del ministro, il livello di consumo di prodotti nazionali – attualmente fermo al 18% – andrebbe così portato al 40%, allo scopo di creare da 50.000 a 60.000 posti di lavoro.

Il ministro del Lavoro Ahmad Majdalani ha però negato che la legge palestinese proibisca già di lavorare nelle colonie, spiegando che per adesso il divieto si limita all'importazione delle merci prodotte in quei centri.

Majdalani ha comunque anch'egli sollecitato i lavoratori a cessare le loro attività negli insediamenti,  e a farlo sulla base di considerazioni morali e politiche.

L'espansione coloniale d'Israele sulle terre palestinesi in Cisgiordania – soprattutto a Gerusalemme est, occupata dal 1967 – è uno dei problemi principali che hanno finora bloccato il processo di pace in Medio Oriente.

I palestinesi sostengono infatti che le continue attività edilizie stanno inghiottendo la terra sulla quale andrebbe stabilita la loro nazione indipendente, togliendo senso al concetto di una soluzione di due stati.  

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