Palestinesi ‘uniti’ nel nuovo governo.

Da www.ilmanifesto.it del 16 marzo

intervista
Palestinesi «uniti» nel nuovo governo
Il premier Haniyeh ha consegnato ieri la lista dei ministri al presidente Abu Mazen.

Mustafa Barghouti: «Ora tocca alla comunità internazionale porre fine all’intransigenza di Israele», che ha già detto no al nuovo governo.

Michele Giorgio

Per il nuovo governo palestinese di unità nazionale è fatta. Ieri il premier incaricato Ismail Haniyeh (Hamas) ha consegnato la lista dei ministri al presidente Abu Mazen che poco dopo ha firmato il documento. Domani è previsto il voto di fiducia da parte del Consiglio legislativo palestinese. Subito dopo il nuovo esecutivo sarà in carica e a quel punto si capirà se verrà finalmente revocato l’embargo scattato contro l’Anp un anno fa dopo la vittoria elettorale di Hamas. Le prospettive sono poco incoraggianti. Israele ha ieri comunicato che non tratterà con il nuovo governo palestinese e si aspetta che la comunità internazionale faccia lo stesso. Non sarà deluso. Emma Udwin, portavoce del commissario alle relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, ha fatto sapere che «occorrono consultazioni con i nostri partner (Usa e Israele, ndr) per capire in che modo e quando riprendere le relazioni» con l’esecutivo palestinese. Washington da parte sua non tarderà ad allinearsi alla posizione di Tel Aviv.
L’assedio continuerà, ma il nuovo governo rappresenta già una risposta ad un problema urgente: lo scontro tra Hamas e Fatah. Il conflitto ora dovrebbe terminare anche se negli ultimi giorni le vendette reciproche hanno fatto altri morti e feriti a Gaza. Il programma di governo prevede il «rispetto» dei precedenti accordi con Israele ma stabilisce che «la resistenza è un legittimo diritto del popolo palestinese» e che la sua fine dipenderà «dalla fine dell’occupazione e il ritorno della libertà». Inoltre rivendica «il diritto al ritorno dei profughi palestinesi».
Alla stretta di mano decisiva tra Abu Mazen e Haniyeh si è giunti dopo settimane di trattative sul ministero dell’interno, affidato ad Hani Kawasmi, considerato un indipendente vicino ad Hamas. Il nuovo ministro degli esteri sarà il deputato e docente universitario Ziad Abu Amr. Vice premier, Azzam al Ahmed, capo gruppo di Fatah in Parlamento. In tutto Hamas avrà 9 ministri, Fatah 6, il Partito del Popolo uno, il Fronte Democratico uno. Restano fuori dalla coalizione il Fronte popolare e il Jihad Islami. Il ministero dell’informazione è andato al leader del partito di sinistra «Iniziativa democratica», Mustafa Barghouti, uno dei più noti esponenti palestinesi, che abbiamo intervistato.

Il governo di unità nazionale nasce con molte speranze ma i segnali di una revoca dell’isolamento del popolo palestinese non sono positivi
La comunità internazionale e il Quartetto commetteranno un errore gravissimo a non dialogare con il nuovo governo che rappresenta tutti i palestinesi e lavorerà per la pace, tenendo presente il principio «Due popoli, due Stati» e invocando il rispetto dei diritti sanciti dalle risoluzioni internazionali. Mi aspetto da Usa ed Europa un atteggiamento responsabile e non una adesione incondizionata alla posizione di Israele.

Proprio da Israele è giunto un secco no al nuovo esecutivo. Tel Aviv vi chiede il rispetto delle condizioni del Quartetto
Israele continua la sua politica distruttiva, respinge il nuovo esecutivo senza averne analizzato il programma in dettaglio. Un anno fa ha negato il diritto dei palestinesi di scegliere democraticamente i propri leader, ora nega qualsiasi possibilità di dialogo con un governo che pure nasce con l’intento di lavorare per la pace. Perciò chiedo a Europa e Usa una politica responsabile. Solo loro possono spingere Israele a mettere fine alla sua intransigenza.

Se la situazione internazionale non cambia, l’accordo potrebbe saltare?
Le trattative di questi ultimi mesi sono state serie e finalizzate prima di ogni altra cosa alla riconciliazione nazionale. Le forze politiche che compongono la coalizione hanno ideologie diverse ma il programma di governo è un compromesso che consente di portare avanti gli obiettivi del popolo palestinese: conquistare la piena indipendenza e la libertà sulla base delle risoluzioni internazionali. Il governo Olmert farà meglio a rispettare quelle risoluzioni e, nell’immediato, a consegnarci subito i fondi bloccati da mesi nel silenzio della comunità internazionale.

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