Paura e stato d'allerta: la popolazione della Striscia di Gaza teme una nuova aggressione israeliana.

Gaza – Infopal. Gli abitanti della Striscia di Gaza, assediati da anni, vivono in uno stato di forte preoccupazione dopo le minacce israeliane di sferrare un nuovo attacco su ampia scala sul modello di quello dell’inverno 2008-2009.

Questo stato d’allerta si riflette su tutti gli aspetti della vita, così vi è chi s’affretta ad acquistare beni di prima necessità per timore che poi scarseggino o che gli occupanti ne impediscano l’ingresso nella Striscia attraverso i valichi. Altri, invece, che vivono nelle zone di confine, hanno lasciato le loro case per raggiungere i campi profughi e le altre città della Striscia, dove abitano alcuni parenti, in modo da non essere le prime vittime della nuova aggressione.

La fuga dalle aree di confine. Jamal Abu Butayhan è uno dei primi tra coloro che hanno abbandonato la zona di confine. Racconta al nostro corrispondente che “la situazione è peggiorata parecchio nelle ultime due settimane: raid di mezzi corazzati, bombardamenti, colpi d’arma da fuoco: così s’è deciso a spostarsi ad al-Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza”.

“Ogni settimana le forze speciali israeliane entrano nelle nostre terre, fanno perquisizioni, danneggiano le nostre case, ed ora viviamo in case di lamiera. Pensate un po’ di vivere sempre col pensiero delle incursioni, degli spari e dei colpi d’artiglieria…”.

Egli e la sua famiglia di sette persone adesso vivono in casa di suo fratello, ad al-Bureij, così adesso questa casa di tre stanze è diventata affollatissima, con quattro persone per stanza a dormire.

L’Unrwa, con statistiche pubblicate dopo l’ultima grande aggressione, ha verificato che migliaia di abitazioni sono state distrutte, mentre sono addirittura decine di migliaia quelle danneggiate. Naturalmente, gli abitanti delle zone di confine sono quelli che hanno subito i danni maggiori.

Assembramenti di mezzi militari israeliani. Ovviamente, accanto alle dichiarazioni minacciose vi è la realtà sul terreno, così è possibile osservare l’assembramento di decine di carri armati israeliani al confine con la Striscia di Gaza, assieme ad altri mezzi militari che effettuano un costante monitoraggio delle zone di confine all’interno della Striscia di Gaza.

Una fonte della sicurezza palestinese – in un’intervista col nostro corrispondente –  sostiene che quest’assembramento di mezzi militari israeliani prelude ad una nuova, vasta aggressione israeliana, pertanto gli abitanti della Striscia devono stare bene all’erta.

Le sedi della sicurezza vengono abbandonate. Memore di quanto accadde nelle prime ore dell’aggressione del 2008-2009 (200 vittime tra gli agenti di polizia), il ministero dell’Interno ha predisposto l’abbandono delle sedi della sicurezza palestinese a Gaza.

Gilad Erdan, ministro israeliano dell’Ambiente, ha minacciato una nuova operazione militare come “rappresaglia” per il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza.

Continui bombardamenti. Nel frattempo, i bombardamenti israeliani si fanno sempre più intensi, così la popolazione di Gaza ormai dorme al suono delle esplosioni causate dai missili sparati dagli aerei israeliani, che hanno causato solo nell’ultima settimana la morte di quattro palestinesi ed il ferimento di altri diciassette.

Il pretesto per questi attacchi è la “risposta” al lancio di razzi palestinesi dalla Striscia di Gaza contro le colonie e le postazioni militari israeliane che circondano la Striscia, lanciati in realtà come risposta alle ripetute aggressioni israeliane nei confronti della popolazione assediata di Gaza.

In questa situazione, la gente di Gaza vive in stato d’allerta, pronta ad affrontare quanto avverrà nei prossimi giorni. ‘Sorprese’ che si preannunciano davvero brutte, nel caso in cui l’esercito israeliano decidesse di dare seguito alle minacce che molti analisti politici ritengono plausibili anche mentre procedono i negoziati diretti tra l’Anp e il governo israeliano.

 

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