Pchr: Arresti arbitrari in Cisgiordania. Torture e trattamenti disumani sui detenuti palestinesi

Pchr – Comunicato stampa

11/10/2010

Gaza – Pchr. Il Centro palestinese per i diritti umani (Pchr) condanna le campagne di arresti arbitrari lanciate dai servizi di sicurezza palestinesi contro i membri e i sostenitori di Hamas e del Jihad islamico,come le crudeli pratiche riservate ai detenuti in violazione della legge.

Il Pchr fa notare che, nonostante il recente rilascio di diversi prigionieri, i servizi di sicurezza hanno continuato per mesi ad arrestare decine di persone vicine a Hamas, a tenere in detenzione centinaia di cittadini.

Inoltre, a decine sono stati convocati per essere interrogati e il Pchr è preoccupato dalle numerose testimonianze di ex detenuti o familiari di detenuti, i quali riferiscono tutti di torture e crudeltà subiti dai sequestrati.

Il Pchr lancia un altro richiamo all'Autorità nazionale palestinese (Anp) e ai servizi di sicurezza perché pongano fine agli arresti arbitrari e rilascino tutti i detenuti politici.

Secondo le indagini effettuate dal Pchr e le informazioni ottenute dagli uffici dei membri del Consiglio legislativo palestinese (Clp) appartenenti al blocco “Cambiamento e riforma” – affiliato ad Hamas – in Cisgiordania, almeno 230 persone sono state fermate ad al-Khalil (Hebron), 130 dal Servizio di sicurezza preventiva (Pss) e 100 dal Servizio generale d'intelligence (Gsi).

A Betlemme, venticinque arresti sono stati effettuati dalle Pss e quindici dali Gsi.

A Nablus, 77 individui sono stati rinchiusi nella prigione di Junaid.

A Ramallah e al-Bira, 45 cittadini sono finiti in manette.

Tra i prigionieri figurano anche ex detenuti delle carceri israeliane e parenti dei membri del Clp.

Decine di loro sono stati arrestati a pochi giorni dal rilascio.

Anche se alcune famiglie hanno potuto visitare i loro parenti in prigione, ad altri – in particolare ai detenuti deli Gsi di Hebron – sono stati negati sia le visite familiari sia il diritto ad una difesa legale.

Torture. Diversi ex detenuti di Hebron sostengono di essere stati destinti in stanze per interrogatori e celle senza bagno, e alcuni di loro non hanno né luce né coperte.

Secondo le indagini del Pchr e le testimonianze degli ex detenuti, molti tra coloro che sono stati arrestati di recente vivono in condizioni umane inadeguate e questo anche nei casi di soggetti malati o sofferenti.

In numerosi sono soggetti a diverse forme di crudeltà e umiliazioni e alcuni sono stati torturati.

Le condizioni di salute di almeno tre detenuti sono peggiorate, ed è stato urgente la necessità di un loro ricovero in ospedale.

Uno degli ex detenuti di Hebron ha raccontato a un operatore sul campo del Pchr che le forze dei Gsi lo hanno tenuto in carcere in condizioni disumane.

Nonostante fosse malato e avesse urgente bisogno di cure mediche, gli ufficiali della sicurezza lo hanno sottoposto a varie forme di tortura, che ne hanno peggiorato ulteriormente le condizioni di salute.

Di conseguenza è stato portato in ospedale ben tre volte.

Durante l'ultimo controllo medico, avvenuto lo scorso 14 settembre, i dottori hanno insistito perché rimanesse in ospedale, e così è stato messo sotto scorta.

Dopo essere uscito dall'ospedale, i medici hanno raccomandato un periodo di degenza in casa, ma gli ufficiali hanno continuato a detenerlo ancora per qualche giorno.

Nella sua testimonianza al Pchr, l'ex detenuto ha inoltre ricordato che, durante la sua prigionia, 'è stato testimone di tortura ai danni di altri detenuti: “urlavano dal dolore per le percosse e le torture, alcuni di loro veniveno costretti a tenere le mani in alto, con le teste coperte da sacchetti di plastica. Credo che fosse intenzione delle guardie lasciarmi ascoltare quelle torture per costringermi a collaborare durante gli interrogatori. Ho visto diversi detenuti subire sedute prolungate di Shabeh [nelle quali le mani e i piedi vengono legati a una sedia in modo da costringere a rimanere seduti in posizioni scomode per molte ore, ndr] e pestaggi. Ricordo che erano i prigionieri Alaa' al-Ja'ba, Mo'tasse, an-Natsha, Abdulla Du'ais, Mohammed al-Atrash e Mohammed Abu Hadid. Ho sentito le conversazioni tra gli ufficiali durante gli interrogatori. Uno di loro, parlava di una porta di ferro dove, resumo di aver compreso venivano eseguite le torture”.

Mancanza di rispetto per le procedure legali. Le famiglie dei prigionieri le cui case sono state invase al momento dell'arresto hanno sottolineato come le forze di sicurezza palestinesi abbiano agito in modo provocatorio e senza seguire le procedure legali nel perquisire le case ed effettuare gli arresti.

Un uomo ha riferito dell'invasione della sua abitazione nel momento in cui all'interno non c'era nessuno. La porta sarebbe stata sfondata e le stanze perquisite.

Il testimone ha poi raccontato che, di rientro, le forze di sicurezza lo aspettavano per arrestarlo insieme ai suoi quattro figli senza fornire alcuna motivazione.

Tre dei suoi ragazzi ed un nipote si trovano ancora in stato di fermo. Anche la moglie sarebbe stata sottoposta ad interrogatotio durante l'incursione a casa.

Un altro ex detenuto riferisce di essere stato arrestato insieme a suo fratello perché cugino di un ricercato. È rimasto in carcere sedici giorni, senza essere interrogato fino alle ultime due ore di detenzione.

Al momento del rilascio, è stato costretto a firmare un giuramento in cui s'impegnava a “non detenre armi senza licenza, a non agire contro l'Anp e a non affiliarsi a nessuna delle organizzazioni che si oppongono all'Anp”.

Per alcuni problemi di sovraffollamento, inoltre, era stato trasferito insieme ad altre decine di prigionieri verso la stazione di polizia del villaggio di Taffuh, a ovest di Hebron, dove sono stati detenuti in condizioni disumane.

All'inizio di questo mese, le Pss di Hebron hanno trasferito alcuni detenuti nelle prigioni di Gerico e Ramallah per lo stesso motivo. Tra questi vi erano Ahmed Salhab, Eyad Mujahed, Nafez Bali, Nidal al-Qawasmi, Ma'ath Abu Juhaisha e Mahmud Abu Juhaisha.

Arresti nelle aree “C”. Alcuni cittadini palestinesi sono stati oggetto di tentativi di arresti nelle aree C.

A questo proposito 'Abd ar-Razeq Rajabi, padre di
un detenuto, ha affermato che un'unità in borghese delle Pss, i cui membri non si sono identificati, ha tentato di catturare suo figlio Amjad (24 anni) lo scorso 23 settembre.

Il tentativo è fallito solo grazie all'intervento dei passanti.

Ciononostante, a distanza di alcuni giorni, Amjad è stato convocato e arrestato dalle stesse Pss.

Convocazione di decine di membri del Jihad islamico. I servizi di sicurezza – in particolare quelli di Jenin e Tulkarem – hanno convocato decine di membri e sostenitori del Jihad islamico, costringendoli a riempire un modulo d'informazioni dettagliate sul proprio conto e a firmare un impegno a “non violare la legge palestinese, non opporsi alle politiche dell'Anp e non partecipare ad alcuna attività promossa dal Jihad islamico”.

Un attivista del movimento ha riportato l'arresto di quattro membri, tutti del villaggio di Arraba, a sud-ovest di Jenin.

Uno di loro, lo Shaykh Khader Mousa (32 anni), è stato rilasciato lo scorso 29 settembre.

Gli altri sono Ahmed Shibani (39), Mohammed Shibani (35) e Ahmed al-Busta (35).

Il Pchr ribadisce la propria condanna nei confronti degli arresti politici e delle torture.

Inoltre:

1. Ricorda la sentenza del 20/02/1999 dell'Alta corte palestinese, che sancisce l'illegalità degli arresti politici, disposizione che tutte le autorità esecutive sono tenute a rispettare;

2. Sottolinea che gli arresti sono regolati dalla legge palestinese e rientrano nella giurisdizione delle forze dell'ordine, ivi inclusa la polizia civile, posta sotto la supervisione diretta del procuratore generale;

3. Chiede la cessazione immediata delle pratiche di tortura nelle carceri e nei centri di detenzione dell'Anp, considerato che la tortura è un crimine punibile sempre. I responsabili di pratiche di tortura non possono essere esonerati dalla giustizia;

4. Chiede il rilascio immediato dei detenuti politici da parte dei servizi di sicurezza in Cisgiordania. 

 

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