Pchr: la commissione israeliana su ad-Daraj conferma l’impunità dei crimini di guerra

Pchr – Palestinian Centre for Human rights. Gaza.

Il Centro palestinese per i diritti umani condanna i risultati delle indagini condotte dalla Commissione investigativa speciale, incaricata di esaminare le circostanze della strage di ad-Daraj del 22 luglio 2002. L'approccio e l'analisi della Commissione, oltre alle sue raccomandazioni di non avviare procedure penali, illustrano appieno il desiderio da parte d'Israele di proteggere dalla giustizia chi è accusato di crimini di guerra.

Il Pchr ricorda che sono passati più di otto anni dall'attacco, e che in tutto questo tempo non è stata intrapresa alcuna indagine penale in Israele. Al contrario, le autorità legali e militari hanno abusato della legge per fornire un illusorio rigore investigativo, evitando che la giustizia colpisse i sospetti. Il Pchr, da parte sua, ritiene che una simile istituzionalizzazione dell'impunità rappresenti da lungo tempo una componente di base della politica israeliana. Questo è evidenziato anche dall'assenza di un'inchiesta efficace e trasparente sull'offensiva israeliana del 27 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009 nella Striscia di Gaza.

Il Centro palestinese per i diritti umani, in quanto rappresentante delle vittime di ad-Daraj, respinge con decisione le affermazioni e le conclusioni della Commissione, e sottolinea, in particolare, che la scelta delle armi e del tempo e luogo dell'attacco – di notte, in una delle aree più densamente abitate della Striscia – rischiava chiaramente di causare un gran quantità di morti, feriti e proprietà distrutte. Infatti, questo è ciò che avvenne.

La Commissione, ad esempio, sfida ogni credibilità quando commenta che le conseguenze dell'offensiva ad ad-Daraj erano “indesirate, imprevedibili e impreviste”: le autorità israeliane, in quanto potenza occupante, avevano una conoscenza dettagliata dell'area, e quindi anche della disposizione degli edifici e del numero di abitanti. Detto questo, gli effetti del lancio di una bomba da una tonnellata erano facilmente prevedibili.

Le autorità israeliane non hanno tenuto conto delle conseguenze che avrebbe avuto l'attacco indiscriminato di ad-Daraj, il quale, prendendo come bersaglio cose e persone civili, ha violato gravemente la Convenzione di Ginevra, e può essere quindi oggetto di procedure penali (1). È peraltro significativo che la Commissione abbia implicitamente riconosciuto la mancata considerazione nei riguardi di quello che sarebbe successo (anche se allo stesso tempo ha evitato di giudicare colpevoli i responsabili), con le parole: “Venne data troppo poca importanza ai possibili rischi nei confronti dei civili non coinvolti (2)”.

Il Pchr fa anche notare che non esistono criteri rispetto al giudizio dei crimini di guerra, un tipo di reati talmente grave da richiedere l'intervento della giustizia, a prescindere da quando sono stati commessi. L'affermazione della Commissione (“Sono passati molti anni”), che motiva così la mancanza di garanzia di processo penale, è completamente incompatibile con le prescrizioni della legge internazionale, e dimostra ulteriormente il desiderio di promuovere l'impunità e frustrare il corso della giustizia.

Il rapporto della Commissione e il comportamento delle autorità israeliane hanno quindi provato in modo esaustivo che – usando il linguaggio della Corte penale internazionale – Israele è chiaramente indisposto e incapace a condurre indagini efficaci nei riguardi di possibili crimini di guerra.

Detto questo, il Pchr ricorda che:

l'attacco è attualmente oggetto di una vertenza in Spagna, dove è in sospeso un ricorso presso la Corte costituzionale. Alla luce del fallimento della Commissione, la Corte costituzionale dovrebbe riaprire l'inchiesta spagnola;

l'impunità emersa in questo report è sintomatica di una politica israeliana di lunga data. Per garantire trasparenza e sostenere i diritti legittimi delle vittime, occorre rapidamente fare ricorso ai meccanismi di giustizia penale internazionale. Il Consiglio di Sicurezza, in base al Capitolo VII della Carta dell'Onu, è tenuto a riferire la situazione in Israele e nei Territori Palestinesi occupati alla Corte penale internazionale.

Che cosa accadde durante l'attacco di ad-Daraj

Il 22 luglio 2002, alle 23.55 circa, un aereo F16 dell'aviazione israeliana sganciò una bomba da 985 kg su un condominio di tre piani. L'attacco puntava ad uccidere Salah Shahada, sospetto leader delle brigate 'Izz ad-Din al-Qassam, braccio militare di Hamas. Il palazzo era situato nel popoloso distretto di ad-Daraj, quartiere residenziale di Gaza City. Al momento dell'attacco, Shahada si trovava all'ultimo piano. In seguito all'impatto del missile, otto condomini (oltre a quello bersagliato) furono polverizzati, nove rimasero distrutti in modo parziale ed altri ventuno subirono danni considerevoli. A parte Shahada e la sua scorta, quattordici persone rimasero uccise (tutte civili), tra cui otto minorenni. I feriti furono circa 150.

I funzionari israeliani ammettono di aver sganciato l'ordigno sapendo che la moglie di Shahada era a casa con lui, uccidendola intenzionalmente (3). Le informazioni a nostra disposizione indicano inoltre che le autorità israeliane avevano preso in considerazione la possibilità che, insieme a Shahada, una decina di civili sarebbero morti con lui (4).

Informazioni relative alla Commissione investigativa speciale

Il Pchr ricorda che la suddetta Commissione non è imparziale, e che non è nemmeno un corpo autorizzato ad effettuare indagini criminali. Di conseguenza, le sue raccomandazioni non hanno alcun valore legale.

Sulla base di tutte queste inadeguatezze istituzionali e ben documentate, il Pchr ha rifiutato di collaborare con la Commissione, ribadendo che un'indagine criminale trasparente costituisce l'unico mezzo appropriato per fare luce sui crimini denunciati. Questo servirebbe a rispettare i requisiti espliciti della legge internazionale.

Per ulteriori dettagli e informazioni, contattare:

Raji Sourani, PCHR director

Iyad Alami, Head of Legal Unit, PCHR

Tel: +972 8 2844299 – 2825893

1) Si vedano, ad esempio, i risultati del Tribunale penale internazionale per la ex-Yugoslavia. Prosecutor v. Galic, Case No. IT-98-29-T, 5 December 2003, p. 57.

2) http://www.pmo.gov.il/PMOEng/Communication/Spokesman/2011/02/spokeshchade270211.htm, p. 12.

3) Matar v. Dichter, 05 Civ 10270 (WHP), 7 December 2005, p. 41. Per leggere, andare su: http://ccrjustice.org/files/Complaint.pdf

4) Matar v. Dichter, 05 Civ 10270 (WHP), 7 December 2005, p. 42. Per leggere, andare su: http://ccrjustice.org/files/Complaint.pdf

 

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