Perché Abbas sarà dimenticato.

Perché Abbas sarà dimenticato

Mark Perry, TonyKaron.com, 31 Luglio 2007

Nell’estate del 1997 mi ritrovai seduto nell’ufficio di Yasser Arafat a Gaza. Conoscevo Arafat da molti anni, ed ero un gradito visitatore. Essere un americano e un amico mi dava dei privilegi. Altri dovevano pesare le loro parole, ma io non ero tenuto a queste formalità. Così, mentre sfogliava un pacco di documenti, chiesi clemenza per un amico che era stato agli arresti domiciliari per buona parte dell’anno. L’uomo, un importante ufficiale della sicurezza, aveva ordinato alle forze di sicureza di aprire il fuoco su una dimostrazione di Hamas nella precedente estate e Arafat, furioso, lo aveva fatto consegnare. "Ha fatto un errore", dissi, "E’ tempo di liberarlo". Arafat mi ignorò.

Ci fu un lungo momento di silenzio mentre gli aiutanti di Arafat a disagio si scambiavano sguardi. Arafat si mosse verso uno di loro e gli consegnò un documento. Era tipico del suo modo di fare. Potevi passare ore in silenzio in compagnia di quell’uomo. Continuò nella sua finzione di non aver sentito, cos’ io insistei. "E’ devoto alla causa", dissi. Arafat si fermò, spalancò gli occhi, ma rifiutò ancora di guardarmi. Lasciai passare altro tempo e tornai alla mia perorazione. "E’ un uomo buono". Alla fine, lui parlò, scandendo in modo acre ogni parola. "Questa faccenda non ti riguarda". E fu di nuovo silenzio. "Io penso di si", dissi, "è un mio amico". Arafat apparve esasperato e mi squadrò ben bene per chiarire la sua posizione: "Ha superato i limiti".

Quelli tra noi che conoscono e capiscono qualcosa della società palestinese erano rattristati dai fatti di Giugno a Gaza — i tremolanti video su YouTube di militari palestinesi trascinati volenti o nolenti per le strade della Striscia sembravano un insieme di limiti superati così tante volte da non esistere più. I Palestinesi si erano già combattuti tra loro altre volte — il caso più eclatante fu durante la Guerra Civile palestinese che si infiammo nel nord del Libano nel 1983 — ma niente era come questo. I Palestinesi stessi sembrano ritirarsi, rifuggire dalla violenza. "Sono stati commessi errori da tutte e due le parti", mi ha detto l’ufficiale di Hamas Usamah Hamdan a Beirut lo scorso Giugno, e c’era tristezza nella sua voce. "Ci dispiace che sia accaduto".

Sulla scia di questi scontri, il Presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas) ha tagliato i legami con Hamas, ha dichiarato un governo di emergenza, ha sospeso i lavori del Consiglio Legislativo Palestinese, ha arrestato dozzine di parlamentari di Hamas, ha represso le manifestazioni antigovernative, si è sbarazzato dei critici interni al suo stesso movimento di Fatah, ed ha annunciato che avrebbe iniziato immediati colloqui con il governo Olmert. Gli USA ha ricambiato: hanno fatto pressioni su Israele per rilasciare centinaia di milioni di dollari di tasse, hanno dichiarato che si sarebbero impegnati nella direzione di uno stato palestinese, hanno chiesto a Israele di alleggerire le restrizioni di movimento nella West Bank, hanno regalato al governo di Abu Mazen decine di milioni di dollari in aiuti economici e di sicurezza, hanno insistito presso le nazioni arabe  per ottenere sostegno per il programma politico di Abu Mazen, hanno invitato l’UE a intraprendere azioni come queste, hanno mandato una squadra di esperti per valutare le necessità dei Palestinesi, hanno convocato una conferenza internazionale per risolvere il conflitto israelo-palestinese, e hanno condotto colloqui di alto livello con i governi arabi per accertarsi del loro appoggio a questi programmi. Il raggio d’azione era ampio. Esso ha fornito, per la prima volta in quasi un decennio, la prospettiva di una risoluzione politica del non invidiabile conflitto israelo-palestinese.

E non ha nessuna possibilità di successo.

Al contrario, Abu Mazen non riuscirà a consolidare la sua posizione come presidente dell’Autorità Palestinese; il programma di sotegno americano fallirà con lui; non ci sarà alcuna conferenza internazionale, e nell’arco dei prossimi sessanta o novanta giorni — e quasi certamente per la fine di quest’anno — Abu Mazen e i suoi colleghi Abu Mazen e i suoi soci dovranno scegliere tra il finire in esilio o ricostituire il governo di unità nazionale che hanno impiegato sessanta giorni a soffocare.

Ed ecco perché:1. La società palestinese non è divisa 

La società palestinese è più unita di quanto sia stata per anni, a dispetto di quello che vediamo in tv o leggiamo sulla stampa americana. Il "golpe di Gaza" non è stato ideato a Gaza, ma a Ramallah — e le forze che hanno portato instabilità nella Striscia erano finanziate e armate dagli Americani. Non rappresentavano Fatah, o la maggornaza di Fatah, ma una piccola minoranza di radicali di Fatah. L’ampia maggioranza delle principali forze di Fatah, e anche un significativo numero nel Comitato Centrale di Hamas non erano d’accordo con l’armare i Servizi di Sicurezza Preventiva (PPS). Il capo dei PPS, Mohammad Dahlan è ora in esilio e i suoi avversari ne chiedono l’arresto. Il popolo palestinese lo sa. Sanno che il loro voto è stato ignorato da Abu Mazen e dagli Stati Uniti, e sono risentiti di ciò. 2. Hamas è popolare, e acquista forza 

E’ vero, ci sono stati ribassi di popolarità per il movimento in alcune aree, ma le perdite non sono significative. E, ricordate, c’è una tendenza negli USA a sottostimare sempre la popolarità di Hamas, che io attribuisco:

– Ad incredulittà che i Palestinesi possano sostenere una tale organizzazione

– nel prendere sul serio i sondaggi pagati dagli USA

– la nota natura laica della società palestinese

– una tendenza a trascurare la tradizionale forza di Hamas durante i periodi di scontro, e

– l’impatto dell’embargo economico

La mia convinzione (priva di basi scientifiche) è che la forza di Hamas crescerà. La base di consenso del movimento si è notevolmente ampliata — da circa il 9% alla fine degli anni 80% a circa il 25% ora, numeri che corrispondono al consenso di ogni radicato partito politico occidentale. Mentre la sua vittoria elettorale nel Gennaio del 2006 era largamente dovuta alla scadente reputazione di Fatah, Hamas non ha ripetuto gli errori di Fatah: nonostante le chiare tentazioni del potere, ha governato bene per quanto le sue risorse glielo abbiano consentito — la sua leadership non porta ma
cchie. Questo è il suo più importante successo.
3. Hamas rappresenta il corpo della società palestinese 

La società palestinese non è laica, liberale, progressista e occidentale. E’ araba, tradizionale, conservatrice e musulmana. Mahmoud Abbas, Salam Fayad, Saeb Erekat e Yasser Abed Rabbo sono brava gente — e sono miei amici — ma non rappresentano le tendenze prevalenti della società palestinese. Hamas si. L’elezione di Hamas e la conservazione della sua forza non sono un contraccolpo per la società palestinese, ma un riflesso della sua evoluzione. Le mie stesse tendenze hamiltoniane sono umiliate. E’ possibile capire l’America visitando Boston, ma non lo consiglierei — non più di quanto consiglierei agli Americani di credere che Hanan Ashrawi è una tipica palestinese. Gli Americani non sono governati da Nantucket ma da Natchez, e i Palestinesi non sono governati da Ramallah, ma da Jubalya — e non ha senso desiderare diversamente. Che Fatah sia stata sconfitta non è solo una conseguenza   della sua corruzione, ma anche  della sua incapacità di parlare alla gente della Palestina. E’ per questo che Hamas crescerà e prospererà.4. Hamas non è legata in modo innato e irrevocabile alla violenza

Hamas si è presentata alle elezioni e le ha vinte.  Siamo stati noi che abbiamo deciso di rovesciare il verdetto di un processo democratico, non loro. Si discute certamente in Hamas  se abbia senso continuare nella partecipazione del movimento alla politica elettorale. La perdita di un certo sostegno popolare, il ricorso alla violenza a Gaza, l’incapacità del movimento di spezzare il boicottaggio internazionale, l’emergere di divisioni all’interno della stessa Hamas, e il chiudersi delle opzioni politiche hanno acceso questo dibattito politico, Ma io dubito che Hamas abbandonerà l’attuale strategia a favore di uno scontro violento, sia con Fatah che con Israele. Le cose possono apparire oscure da Gaza, forse sono ancora più oscure a Damasco. Ma c’è un’altra colonna sul libro mastro, ed è importante: a determinare la forza di Hamas ci sono le perduranti debolezze di Fatah — e queste non saranno curate con una semplice iniezione del nostro denaro.5. Da cima a fondo, Fatah è a pezzi

Fatah è debole, vecchia, corrotta, disorganizzata, e anche più divisa di Hamas; è finanziata solo da fonti esterne; manca di un chiaro programma ed una visione politica; la sua leadership è difficile da avvicinare, fissata con le conferenze, vincolata ad un’era del passato; per la sua sopravvivenza dipende dagli Stati Uniti e da Israele (un fatto di cui la società palestinese è ben consapevole, a spese della credibilità di Fatah), è in guerra con i suoi quadri più giovani (che stanno abbandonando il movimento). La sua base di militanti Tanzim cresce in forza, ma non va d’accordo con l’alta dirigenza, è disincatata per la sua corruzione e forse, e cosa più importante, sta collaborando con Hamas. La base di Fatah sta spingendo con energia, proprio ora, per la lungamente ritardata Conferenza Generale per riformare l’organizzazione. Abu Mazen può gettare in galera i parlamentari di Hamas — sarà molto più difficile gettare in galera i membri del suo stesso partito, che è la ragione per cui…6. La battaglia politica condotta nella West Bank è condotta all’interno di Hamas

Il potere di Hamas è stato significativamente eroso all’interno della sua organizzazione. Il recente incontro del comitato chiamato a valutare i problemi di Gaza ha rifiutato le persone nominate da Abbas: Mohammad Dahlan, Rashid Abu Shabak e Tawfiq Tarawi. Abu Mazen è assai vicino a perdere la base del suo potere dentr Fatah. Gli alleati più stretti (Salam Fayad, Saeb Erekat, Rafiq Husseini, Yasser Abed Rabbo) non contano nulla in Fatah, perché non hanno diritto di voto nell’organizzazione. La dichiarazione alla riunione del Comitato Centrale dello scorso Martedì, che "i miei consiglieri mi hanno detto che le mie azioni sono legali", ha fatto ridere persino i suoi più strenui sostenitori. L’ex Primo Ministro Abu Alaa ha rifiutato di sostenerlo e Hani al-Hassan lo ha criticato. In riposta qualcuno ha sparato contro la casa di Hassan. Lui ci ride sopra: "Si erano assicurati che io non ero dentro", mi dice. E l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Jabril Rajoub ha richiesto l’arresto di Mohammad Dahlan. La risposta di Abu Mazen è che ora lui terrà  elezioni nazionali — ma senza permettere la partecipazione di Hamas. E il nostro presidente ha benedetto questa mossa, definendo il governo di Abu Mazen "legittimo". Oh si, siamo una luce nelle tenebre, una città sulla collina.7. Abu Mazen è sempre più isolato

Il mancato pagamento degli stipendi da parte del governo ai membri di Hamas nella West Bank sta causando profondo disincanto perché taglia legami familiari e tribali. Così accade che un fratello, membro di Fatah, viene pagato mentre un altro (membro  di Hamas) no. Ha messo famiglia contro famiglia, fratello contro fratello. E questo ha sollevato un enorme risentimento nella West Bank. Così anche, i servizi di sicurezza sono in una posizione prossima alla rivolta contro la politica di arresti continui di esponenti anti-Abu Mazen. Nella West Bank sono iniziati ad apparire poster che ritraggono Abu Mazen come un Pinochet palestinese — o peggio, un "Abu Musa" (l’uomo mandato da Hafez Assad ad uccidere Arafat in Libano). I poster sono stati preparati da Fatah, non da Hamas. Crediamo davvero che la polizia palestinese continuerà ad eseguire gli ordini di Abbas: arrestare gli attivisti di Hamas perché non si adeguano alle condizioni poste dal Quartetto? Perché Hamas "non riconosce Israele"? 

8. Il fronte unitario USA-Israele e dei regimi arabi non può  competere con Hamas nella conquista del consenso dei Palestinesi

In effetti l’assai celebrato fronte unitario costruito dagli USA contro Hamas è più o meno un mito: Egiziani e Sauditi hanno tranquillamente rifiutato il programma USA di rovesciare Hamas, e invece hanno invitato Fatah e Hamas alla riconciliazione. Colin Powell ha invitato a colloqui con la leadership di Hamas, mentre il sostegno di Israele ad Abu Mazen, come era prevedibile, rimane indifferente. (Non sono sciocchi — la mia scommessa è che anche gli Israeliani finiranno per parlare con Hamas). Ci sono 542 blocchi stradali nella West Bank — e altrettanti saranno lì domani, l
a settimana prossima e il mese prossimo. Dite pure che ho torto. Israele ha restituito il denaro delle tasse che aveva racconlto per conto dei Palestinesi, ma non tutto — e i versamenti li ha fatti col contagocce. Crediamo, noi veramente crediamo che all’improvviso Israele si alzerà come un sol uomo e dirà che intende rispettare la risoluzione 242 o la 338? O non stanno piuttosto ridacchhiando mentre prendono il té e scuotono la testa: noi sostenere Abu Mazen? Noi fornirgli delle armi? Noi negoziare con lui e verificare se avrà la capacità di mettere su un’amministrazione competente e onesta — e che abbia il sostegno della sua gente? O guarderanno ai propri errori: che l’ultima volta in cui in Palestina c’è stata un’elezione il partito del signor Abu Mazen ha perso? Il programma USA per l’Iraq è in pieno scompiglio, la calma e la stabilità stanno tornando a Gaza, vengono poste questioni a Washington sui programmi americani per la Palestina. Questo non è il momento per mosse politiche improvvise per un cambiamento di strategia, è tempo di calcoli politici. Hamas lo sa. Israele lo sa. Egitto lo sa. L’Arabia Saudita lo sa. L’unica persona che sembra non saperlo è George Bush.
9. Il controlo che Hamas ha su Gaza indebolisce la propaganda dei suoi nemici

Alcuni politici USA e i più allarmisti degli alleati di Abu Mazen amano dipingere l’amministrazione Hamas a Gaza come uno stato islamico filo-iraniano, ma la tesi non regge a un esame ravvicinato. Non c’è costrizione a portare il velo, o altre leggi di stampo conservatore-islamico, non ci sono consigli della sharia, né obbligo di frequentare la moschea. La stabilità è tornata a Gaza. La gente rispetta la legge, e si sente al sicuro. Questa è una lezione per Egitto e IsraeleCosa preferiscono, il conflitto sociale o l’ordine civile?10. Abu Mazen ha superato i limiti

Diversi anni dopo il mio modesto scontro con Arafat a Gaza, mi sono incontrato con lui nel suo quartier generale di Ramallah. Era una splendida mattina di Aprile, di bellezza memorabile: appena una giornata dopo la fine dell’assedio alla chiesa della Natività. Il giorno prima, quelli nella chiesa erano stati mandati in Europa — lontano dalle loro famiglie, in esilio volontario. La loro partenza era stata commovente: loro camminavano fuori dalla chiesa mentre i loro familiari, sui tetti di Betlemme, li salutavano e piangevano.

Il giorno dopo mi sono recato molto presto a Ramallah per vedere Arafat e parlargli dell’assedio. Quando sono arrivato sono stato condotto al suo ufficio al piano di sopra. Era subito dopo l’alba. Ero stanchissimo, ma ho trovato Arafat di buon umore e bonario. "Penso che hai superato i limiti", gli ho detto. Era una cosa che non avrei osato dire in nessun altro momento, ma lui sorrideva e fece un cenno, come per accontentarmi. "Si?", chiese, "e di quale limite si tratta?" Ora che avevo la sua attenzione recitai liturgicamente: "I Palestinesi non mandano altri Palestinesi in esilio", dissi. Mi guardò e annuì, poi guardo a terra, con tristezza. "Si", disse, "ma io ho anche un altro limite, i Palestinesi non mandano altri Palestinesi nelle galere israeliane".

Ci sono dei limiti. I Palestinesi non mandano altri Palestinesi in esilio; i Palestinesi non sparano ad altri Palestinesi; i Palestinesi non tradiscono altri Palestinesi; i Palestinesi non mettono mano alle armi per risolvere le loro controversie politiche; i Palestinesi non collaborano con i loro nemici, non tradiscono il proprio popolo; i Palestinesi non tradiscono la loro causa; i Palestinesi non mandano altri Palestinesi nelle carceri israeliane. Di tanto in tanto questi limiti sono stati superati. Ma mai un Palestinese ha rinunciato ad un principio — il solo vero comandamento che ha motivato ogni patriota palestinese da Arafat a Abu Musa a Abu Nidal: il popolo palestinese è indivisibile. I Palestinesi non possono essere divisi.

Fino ad adesso. Voltando la schiena ai Palestinesi di Gaza, ma anche cercando attivamente il loro impoverimento presso le Nazioni Unite (come ha fatto, vergognosamente, Venerdì, quando i suoi diplomatici hanno bloccato l’iniziativa per una decisione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione umanitaria di Gaza), Abu Mazen ha deciso di dividere la nazione, di schierarsi contro di essa. E quel limite, alla fine dei conti, non può essere superato. Il fatto che Abu Mazen l’abbia superato farà la differenza, nella mente del popolo palestinese. C’è solo una Palestina ed Abu Mazen non vi appartiene più. 

da http://tonykaron.com/2007/07/31/why-oblivion-looms-for-mahmoud-abbas/ 

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di  Tlaxcala  (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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