Pianificare l’oppressione. Le complicità dell’accademia israeliana.

Pianificare l'oppressione. Le complicità dell'accademia israeliana

 

Indice

 

Prefazione Omar Barghouti, PACBI (The Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott) – ricognizione generale campagna PACBI e ultimi sviluppi a livello internazionale

 

Introduzione Massimo Zucchetti

 

Sezione 1: Occupazione, Colonialismo e Apartheid

 

–         John Dugard, L’apartheid e l’occupazione secondo il diritto internazionale

 

–         Human Science Research Council del Sudafrica, Occupazione, Colonialismo e Apartheid

 

Sezione 2 Istruzione e Occupazione

 

–         Riham Barghouti, Helen Murray “La battaglia per la libertà accademica in

Palestina”

 

–         Birzeit Right to Education Campaign, La negazione del diritto allo studio

 

–         La storia di Berlanty Azzam

 

–         La storia di Arafat Mudar Mohammad Daoud

 

–         La storia di Omar Qassis

 

Sezione 3: Complicità dell'accademia israeliana

 

–         Uri Yacobi Keller (Alternative Information Center), Il boicottaggio accademico di Israele

 

–         SOAS Palestine Society Report, L’Università di Tel Aviv – centro primario di ricerca militare israeliana

 

Appendice

–         Tania Reinhart, Perché il boicottaggio accademico: una risposta ad un collega israeliano

 

 

 

 

 

 

 

 

Quarta di copertina (breve presentazione del libro)

Come nuovo rettore dell’Università di Tel Aviv, la più grande e più completa istituzione di educazione superiore, mi trovo intrappolato in una duplice angosciante difficoltà. Da un lato, la mia università e altre istituzioni accademiche israeliane sono soggette ad una odiosa campagna di boicottaggio. Questo sforzo di impiantare un boicottaggio accademico fa parte di una più ampia campagna che cerca di delegittimare Israele — e in ultima analisi di eliminarlo — rappresentandolo come il nuovo Sud Africa razzista. Deplorevolmente, alcuni dei difensori della campagna includono un gruppo di docenti e studenti della stessa università Infatti, uno dei più eloquenti leader della campagna è uno studente laureato.  […] Dall’altro lato,  l’università è sottoposta a veementi appelli per un altro tipo di boicottaggio — finanziario — da parte dei donatori fidati e di lunga data. Quest’ultima campagna è proposta dai ben intenzionati amici di Israele che cercano di convincere i vertici dell’Università di Tel Aviv ad agire contro la piccola minoranza di docenti e del corpo studentesco che criticano Israele e le politiche governative. I donatori ci chiedono di licenziare i docenti dissidenti e di espellere gli studenti politicamente refrattari.

Joseph Klafter, Rettore dell’Università di Tel Aviv, “The Jerusalem Post”, 15 febbraio 2010.

 

Il libro nasce dall’esigenza di documentare con accuratezza all’interno del contesto accademico italiano i profondi collegamenti esistenti tra le università e il complesso sistema militare, di sicurezza e di oppressione israeliani, con uno sguardo molto attento alle università stesse come luogo di produzione di ingiustizie nei confronti del popolo palestinese. I contributi raccolti forniscono, da un lato, una riflessione sull’articolato sistema di occupazione, colonialismo e apartheid israeliano, e una panoramica storica degli effetti di questo sistema sull’istruzione palestinese; dall’altro, essi mostrano il ruolo decisivo che l’accademia israeliana ricopre nel fornire gli apparati ideologici e tecnologico-scientifici indispensabili per la perpetrazione delle decennali violazioni del diritto internazionale e dei fondamentali diritti del popolo palestinese. 

 

La pubblicazione nasce sotto il patrocinio del PACBI (The Palestinian Campaign for Academic and Cultural Boycott of Israel) e vuole essere uno strumento il più possibile scientifico e di documentazione, a cui possa attingere ogni persona che intenda avviare un discorso sul boicottaggio dell'accedemia israeliana, o sulla denuncia delle violazioni del diritto all'istruzione superiore e universitaria palestinese, o sulla moratoria delle relazioni tra università italiane e israeliane, a seconda del grado di sensibilità, delle convinzioni e del contesto nel quale ciascuno si trova ad operare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcuni estratti del libro

 

Estratto n.1, da: Uri Yacobi Keller, Il boicottaggio accademico di Israele

 

Boicottaggio accademico di Israele

e la complicità delle istituzioni accademiche nell’occupazione dei Territori palestinesi

 

I. Introduzione

1. Premessa

L’idea di un boicottaggio accademico di Israele è emersa per la prima volta nel 2002 come parte della crescente campagna di Boicottaggio Disinvestimento Sanzioni (BDS) contro Israele, a sua volta parte della lotta contro l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi e la violazione dei diritti umani e nazionali palestinesi. Rispetto ad altri tipi di boicottaggio, quello accademico ha raccolto un sostegno relativamente diffuso tra i sindacati e le organizzazioni accademiche, principalmente in Gran Bretagna. Come ci si poteva aspettare, questo relativo successo ha suscitato un dibattito pubblico e un’opposizione al boicottaggio, soprattutto da parte di organizzazioni e accademici pro-israeliani. Sotto queste pressioni la campagna per il boicottaggio accademico ha vacillato, e da allora vari gradi e misure di boicottaggio prima approvati sono poi stati spesso cancellati dalle organizzazioni accademiche. Le argomentazioni a sostegno di questo tipo di boicottaggio si sono basate in gran parte sui fatti dell’occupazione israeliana e sull’idea di fare pressioni su Israele attraverso il suo mondo accademico; spesso non hanno utilizzato i dettagli relativi alle specifiche istituzioni accademiche che chiamano a boicottare.

            Con questo rapporto l’Alternative Information Center (AIC) ha lo scopo di dare forma e autorità al dibattito sul boicottaggio accademico, fornendo informazioni non solo sulle violenze e le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani, ma anche sul ruolo svolto dalle istituzioni accademiche israeliane in questione. Il rapporto dimostra che le istituzioni accademiche israeliane non hanno optato per una posizione neutrale, apolitica nei confronti dell’occupazione israeliana. Al contrario, hanno pienamente sostenuto le forze di sicurezza israeliane e le loro politiche nei confronti dei palestinesi, malgrado i seri sospetti di crimini e atrocità che aleggiavano su di loro. Chiunque porti argomenti a favore o contro il boicottaggio accademico delle istituzioni israeliane dovrebbe conoscere e prendere in considerazione, crediamo, non solo i fatti riguardanti la situazione nei Territori Palestinesi Occupati (TPO), ma anche il modo in cui le istituzioni accademiche israeliane compiono scelte politiche e danno un sostegno attivo nel conflitto in corso.

            Questo rapporto si occupa dei fatti rilevanti circa le connessioni fra le istituzioni accademiche israeliane e l’occupazione. È dubbio che nel processo di ricerca per questo rapporto siano stati scoperti tutti i fatti pertinenti all’argomento, specialmente perché alcune delle connessioni economiche fra le istituzioni accademiche e le società private sono attivamente nascoste dalle parti coinvolte. Il coinvolgimento delle istituzioni accademiche israeliane nell’occupazione assume portata e forme diverse, e non  tutte possono dirsi coinvolte nella stessa misura. Comunque tutte le principali istituzioni accademiche israeliane sono coinvolte nell’occupazione. Anzi, è emerso che tutte le principali istituzioni accademiche israeliane, sicuramente quelle con le connessioni internazionali più forti, forniscono un indiscutibile sostegno all’occupazione israeliana. Alcuni dei dettagli descritti in questo rapporto sono prova di un sostegno franco e diretto all’occupazione, mentre altri sono dettagli minori che, nondimeno, forniscono una chiara indicazione della posizione politica assunta dalle istituzioni accademiche.

            Si dovrebbe notare che le forze di sicurezza israeliane sono le prime fautrici dell’occupazione e perciò ogni aiuto dato loro viene considerato in questa sede come sostegno all’occupazione. È probabile che anche le università di altri paesi diano occasionalmente sostegno alle forze di sicurezza locali. Tuttavia la situazione dell’esercito israeliano è diversa da quella degli altri eserciti nel mondo, e nessun sostegno dato alle agenzie di sicurezza israeliane può esser definito “neutrale”.

 

2. Rassegna delle istituzioni accademiche in Israele

 

Sono sette le università in Israele: l’Università Ebraica a Gerusalemme, l’Università di Tel-Aviv e l’Università Bar-Ilan a Tel-Aviv, l’Università di Haifa e il Technion a Haifa, l’Università Ben Gurion a Beersheva e il Weizman Institute a Rechovot. La Israeli Open University, che non ha una collocazione geografica specifica in Israele [fa istruzione a distanza], è spesso considerata una “università”, ma poiché la ricerca non è una parte maggiore della sua funzione e la sua importanza e il prestigio non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli delle altre università, la relegheremo nella categoria degli istituti accademici “non universitari”. Ci sono molti collegi e istituti minori in Israele, alcuni dei quali hanno acquisito uno status e un prestigio che rivaleggia con quello delle università. Primo tra questi è l’Interdisciplinary Center (IDC) di Herzliya, noto per le tasse elevate e i ricchi finanziatori privati che mostrano grande generosità. Le università israeliane e l’Interdisciplinary Center sono probabilmente i più importanti istituti accademici israeliani in contatto con istituzioni straniere, come pure i più rispettati in Israele stesso, e quindi anche i più importanti nel contesto di questo rapporto. Per tutta questa pubblicazione, ci riferiremo sovente a essi come ai “principali” istituti accademici israeliani.

Alcune delle istituzioni accademiche israeliane furono create ancor prima della fondazione dello stesso Israele. Il Technion e l ‘Università Ebraica furono fondati dall’insediamento ebraico pre-statale, come parte dello sforzo per prepararsi allo stato a venire. Alla fine diverse università israeliane, incluse quelle sopra menzionate e il Weizman Institute, sono diventate famose in tutto il mondo e hanno contribuito in modo rilevante all’economia e al prestigio di Israele. Il mondo accademico israeliano ha usufruito per molti anni di sostegno e appoggio governativo in linea con il tentativo israeliano di ottenere legittimità e riconoscimento internazionale come parte del “mondo occidentale sviluppato”. Con il procedere della economia israeliana verso le industrie dipendenti dalla conoscenza, come i computer software e l’elettronica, gli istituti accademici israeliani sono diventati sempre più preziosi sotto tutti gli aspetti. L’immagine israeliana ha guadagnato un prestigio politico sostanziale dalla sfera intellettuale sviluppatasi nel mondo accademico israeliano.

Con la trasformazione di Israele in una società più neoliberista, i finanziamenti per le università e le altre istituzioni accademiche cominciarono a diminuire. Con meno denaro e risorse messe a disposizione dal governo, le università fanno sempre più affidamento sulle tasse scolastiche crescenti (che provocano scioperi e proteste studentesche), sui tagli al bilancio (che hanno provocato, per esempio, un prolungato sciopero dei docenti) e sui finanziamenti esterni. Questo coincide con un processo di “privatizzazione” dell’istruzione superiore in Israele, con la fondazione di college e istituti privati che di solito offrono studi in campi “pratici” come giurisprudenza o ingegneria, e che cominciano a competere con le università per gli  studenti. Questo ha causato un declino del sistema finanziario per la maggior parte delle università israeliane e i principali centri accademici.

Mentre molti ricercatori nel campo delle scienze umane e delle discipline accademiche più teoriche hanno bisogno di poco più di una penna e un quaderno per condurre le proprie ricerche, i ricercatori nei campi applicati, che in generale producono le tecnologie avanzate più redditizie (e girano la maggior parte delle entrate alle università stesse e in seguito all’economia israeliana), richiedono spesso attrezzature e laboratori costosi. Il capitale per l’acquisto di queste costose attrezzature è di solito investito da università, società e finanziatori privati stranieri. Una percentuale sostanziale di tutto il denaro investito in questo modo è di solito destinata all’università in generale anziché alla ricerca alla quale è designata. Nel clima attuale di finanziamenti governativi in calo e di instabilità finanziaria, può darsi bene che le università israeliane siano molto dipendenti da tali investimenti esterni non-governativi.

 

 

 

 

 

Estratto N. 2, da: SOAS Palestine Society Report, L’Università di Tel Aviv – centro primario di ricerca militare israeliana

 

Università di Tel Aviv – centro primario di ricerca militare israeliana

 

Nella turbolenta e caotica realtà del Medio Oriente, l’Università di Tel Aviv è in prima linea nel lavoro critico per mantenere il vantaggio tecnologico e militare di Israele.

( “Tel Aviv University Review”, inverno 2008-09)

Introduzione

 

L’Università di Tel Aviv (TAU) è la più grande università israeliana. Come ogni altra grande università, la TAU ospita un’ampia gamma di programmi di insegnamento e ricerca molto apprezzati in quasi tutte le discipline. Diversamente dalla maggior parte delle grandi università, la TAU è anche pesantemente e apertamente impegnata in Ricerca e sviluppo militare (R&D), ritenendo che perseguire le prerogative della sicurezza dello stato e la ricerca accademica siano imprese armoniose al centro della propria missione istituzionale. Le pagine seguenti danno una breve e inevitabilmente incompleta descrizione di parte del lavoro attualmente condotto nei numerosi dipartimenti della TAU che collaborano con i militari. Nulla si dice qui dei tanti collegamenti professionali fra il senior management della TAU e l’esercito; nulla si dice delle pratiche discriminatorie della TAU riguardo agli alloggi, alle borse di studio e all’accesso, che privilegiano i soldati ebrei congedati rispetto ai cittadini palestinesi; nulla si dice della missione discriminatoria della TAU di servire in primo luogo non i cittadini dello stato, ma di essere una «università ebraica»[1] per definizione; e nulla si dice del ruolo storico dell’università nel trasformare illegalmente la terra palestinese spopolata  del post 1948 in una risorsa dello stato[2]. Anche se queste sono tutte componenti necessarie per arrivare a capire quanto sia estesa la profonda implicazione della TAU nel perseguimento di obiettivi esclusivisti e nazionalisti violenti, lo spazio non consente di trattarle in modo completo. Invece, questo documento esaminerà solo gli aspetti più diretti e immediati dei contributi strumentali della TAU agli attuali progetti militari dello stato; metterà in evidenza l’esplicita responsabilità istituzionale della TAU nel progettare ed eseguire crimini di guerra e nell’assoggettare un popolo. Questo è un aspetto notevole dell’investimento della TAU in progetti nazionalisti a cui è stata prestata troppo poca attenzione e che pure rivela nel modo più chiaro le conseguenze umane della acquiescenza internazionale alla militarizzazione delle istituzioni accademiche di Israele. Ciò che segue è dunque una breve rassegna dei tipi di istituzioni e programmi che attualmente riuniscono studiosi e soldati nei laboratori, nelle camere bianche (clean rooms) e nelle aule di uno dei principali  istituti  di ricerca sulla sicurezza di Israele: l’Università di Tel Aviv.

Questo documento informativo si compone di cinque parti. Nel primo, si descrive lo scenario con il resoconto di un importante workshop sulla tecnologia e la strategia delle armi tenutosi alla TAU fra la campagna del Libano del 2006 e quella di Gaza del 2008-2009. Successivamente, vengono esposti tre esempi di istituti della TAU fortemente coinvolti nel configurare la dottrina della sicurezza; seguiti poi da due esempi di eminenti studiosi della TAU il cui coinvolgimento negli affari militari è intenso ed emblematico dei tipi di duplice competenza che uniscono l’università con l’esercito. Verrà poi presentata un’ indagine di un recente bollettino della TAU per illustrare sia l’impressionante estensione del coinvolgimento interdipartimentale in  ricerca e sviluppo (R&D) militare, sia la celebrazione pubblica di questo lavoro da parte dell’amministrazione della TAU. Questo scritto si conclude poi con una descrizione del ruolo esplicito svolto da esperti di sicurezza, strateghi militari e consulenti legali della TAU nel commissionare e legittimare crimini di guerra della più estrema varietà, come quelli che si sono visti recentemente durante l’offensiva su Gaza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] La definizione della TAU come istituzione “ebraica” è un tratto ricorrente della sua immagine pubblica. Per es., nel suo sito web in lingua inglese è descritta come “la più grande università di Israele e la più grande università ebraica del mondo” (http://www.tau.ac.il/introeng.html – Visitato il 29 gennaio 2009).

[2] Fra i vari studi del ruolo di Tel Aviv nella colonizzazione della Palestina, Mark Levine, Overthrowing Geography: Tel Aviv, Jaffa, and the Struggle for Palestine, 18801948 (University of California Press, 2005) offre un utile resoconto storico dell’emergere della città come il centro del progetto coloniale, mentre i lavori di Daniel Montrescu o di Tarek Ibrahim sulla gentrificazione contemporanea e lo sviluppo neoliberista della proprietà a Giaffa descrivono, ciascuno, i processi di pulizia etnica in corso che accompagnano la crescita della città oggi.  Ibrahim, Tarek, Unprotected Citizens: Amidar Public Housing Company Threatens to Evict 497 Palestinian Families in JaffaTel Aviv, Arab Association for Human Rights, May 2008. Versione inglese  disponibile online: http://www.arabhra.org/HraAdmin/UserImages/Files/JavaEvacuationReportFinalEng.pdf – accesso 29 gennaio 2009); Montrescu, Daniel, The Palestinian Community in Jaffa: A Social-Planning Report, Shatil – Mixed Cities Project, marzo 2007. Versione ebraica disponibile online (http://yaffastruggleh.files.wordpress.com/2007/12/report-on-jaffa.pdf (accesso 29 gennaio 2009).

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