Piombo Fuso, As-Samouni e ad-Daya: tra le storie più atroci della guerra israeliana contro Gaza

Gaza – Pal-Info. I bombardamenti contro le abitazioni civili palestinesi da parte di Israele, nel corso dell'ultima guerra, furono tra i crimini più raccapriccianti, impossibili da rimuovere per i sopravvissuti, nemmeno a distanza di due anni.

As-Samouni e ad-Daya sono alcune delle famiglie palestinesi tra quelle maggiormente colpite dal lutto.

Tra le centinaia di storie di abitazioni e famiglie attaccate da Israele, quelle di as-Samouni e ad-Daya restano tra le più atroci in termini di vittime.

Un giornalista di “Palestinian information center (PIC)” ha incontrato Salah as-Samouni, uno dei sopravvissuti dal quale ha appreso nei dettagli la storia del massacro. 25 membri della sua famiglia persero la vita e molti altri rimasero feriti, nel quartiere di az-Zaytoun (Gaza City).

“La mattina del 4 gennaio 2009”, prende a raccontare Salah, “mi trovavo in casa con alcuni familiari, con mia nonna e mia suocera, che si trovava da noi in visita, quando una granata mi colpì la mano sinistra. I colpi provenivano dall'esterno della nostra casa”.

“Poi, un missile colpì il secondo piano di casa incendiandolo. Alle 8,30 presi mio figlio, di 6 mesi, per portarlo fuori. Una volta all'esterno mi ritrovai davanti i soldati israeliani dispiegati in tutta l'area e in meno di due ore, ci obbligarono a lasciare la casa. Con noi c'erano i componenti di altri tre nuclei della famiglia as-Samouni che si erano rifugiati da noi”.

“Ci dirigemmo verso la casa di Wa'el as-Samouni dove incontrammo altri parenti. Vi restammo per tutto il giorno, eravamo circa 90 persone di sette famiglie. Non avevamo cibo, né acqua e restammo in quello stato fino al mattino. Intorno alle 7,30 uscì con cinque parenti per raccogliere della legna da ardere e preparare qualcosa da mangiare per i più piccoli. D'improvviso un elicottero ci prese di mira e lanciò un missile: tre di noi rimasero feriti e due persero la vita. Le vittime erano Mohammed Ibrahim e Hamdi Maher as-Samouni. Mi rifugiai in casa, sanguinavo dal capo alle orecchie, gambe e schiena”.

“Due minuti dopo, due missili colpirono il tetto della casa che crollò all'istante, provocando il ferimento e la morte di quasi tutti i nostri bambini, donne e uomini all'interno. Io mi salvai per miracolo”.

Come Salah as-Samouni, anche un altro sopravvissuto della famiglia ad-Daya ha raccontato il massacro in cui perse 22 familiari.

Anch'egli fu ferito quando un missile distrusse totalmente la sua abitazione insieme alle vite di tutti i suoi residenti.
 

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