‘Piombo Fuso’: II anniversario del massacro di Gaza

Gaza – Pal-Info. Oggi, 27 dicembre, ricorre il II anniversario della feroce aggressione bellica ad opera dello Stato di Israele contro la Striscia di Gaza.

In questo periodo, i venti di guerra tornano a soffiare sul territorio palestinese assediato, memore di ferite ancora aperte.

Dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, in circa tre settimane di guerra aperta contro Gaza, Israele produsse una distruzione visibile ancora oggi, giustificata con l’attacco al Movimento di resistenza islamica Hamas che resistette con quanto disponeva.

La situazione prima dell'attacco. La tregua proclamata il 19 giugno 2008 tra Israele e le fazioni palestinesi con la mediazione dell'Egitto, fu violata gradualmente dallo Stato di Israele attraverso la chiusura dei valichi di frontiera e l’escalation di attacchi a partire dalla fine del 2008; incursioni e assassinii mirati, azioni di guerra con carri armati e rappresaglie dell’artiglieria israeliana lungo i confini nord-est della Striscia di Gaza.

Nel giro di 48 ore, Israele prepara e sferra l'offensiva (27 dicembre 2008) che passerà alla storia e che anche gli organismi per i diritti umani e tutti definiranno “l’aggressione più feroce e letale nella storia del popolo palestinese dalla guerra del 1967”.

Massicci bombardamenti aerei. La sede del ministero degli Interni e le postazioni militari delle brigate al-Qassam, braccio armato di Hamas, furono le prime ad essere bombardate da Israele nel primo giorno dell’attacco insieme ad altre sedi governative.

Nelle prime ore, si registrano centinaia di vittime.

Le forze d’occupazione israeliane fecero ricorso a varie tattiche di aggressione: da cielo, da terra e dalle coste lanciando missili anche fino a mille kg di peso che non fecero distinzione tra civili e uomini della resistenza.

L'incursione da terra. Per otto giorni non si arrestarono i raid di questa natura e portata. L’ottavo giorno, Israele lanciò l'offensiva via terra da nord, sud e dal centro stringendo l’intera popolazione nella morsa della morte.

La Striscia di Gaza era stata divisa in settori e per oltre due settimane i soldati di Israele perpetrarono crimini senza precedenti.

Armi al fosforo. L’utilizzo di proiettili, missili e altre armi al fosforo è stato largamente testimoniato e poi documentato. Organizzazioni per i diritti umani locali e internazionali hanno dichiarato: “Israele ha usato armi al fosforo contro la popolazione civile e contro le proprietà colpite”.

Sebbene siano proibite dal diritto internazionale, Israele ha fatto uso di armi al fosforo ricoperte di uranio (come nel caso dei proiettili) altamenti letali. Una volta perforato il corpo, queste continuano a “trivellare” la carne e a bruciarla dall’interno. 

Intere famiglie sono state trucidate, si ricorda il caso della famiglia as-Samouni, ad-Daya, Rayyan, al-Batran e altre ancora.

Le vittime della guerra. 1.500 palestinesi della Striscia di Gaza hanno perso la vita, tra cui 318 bambini e 111 donne. 5.500 sono i feriti, molti dei quali resi disabili. 

I danni su moschee e palazzi di governo, istituzioni civili e altro ammontano a quasi due milioni di dollari (esattamente 1.916.655).

Le statistiche parlano di oltre di 50 mila unità abitative distrutte (3.169) per 134.146.749 di dollari, 47.484 unità abitative furono parzialmente distrutte per un danno di  66.702.499 di dollari. Migliaia di ettari di terreni agricoli andarono persi.

Israele colpì moschee e cimiteri. Il ministero degli Awqaf (Fondazioni pie) ha fornito i dati completi nei quali sono emerse: la distruzione di 224 moschee, 45 totalmente distrutte e 55 in parte, 124 leggermente danneggiate e altre dieci strutture religiose devastate di cui 7 danneggiate in parte.

Tra beni e siti religiosi si menzionano pure i cimiteri, per i quali Israele non ebbe nessuna considerazione. Cinque tombe sparse tra i vari cimiteri saltarono in aria sotto i bombardamenti.

Israele colpì scuole e istituti. 181 scuole pubbliche e sette collegi furono abbattuti in pieno. 174 furono parzialmente distrutti insieme ad altri istituti tra cui 5 privati, 67 scuole materne, 4 facoltà universitarie.

Altri 42 centri e istituti per l’educazione e l’assistenza sociale furono bombardati: sette governativi, 34 della società civile, uno dell’Agenzia internazionale per il soccorso, 27 istituti caritatevoli.

Ancora, 236 stabilimenti industriali furono distrutti; 178 completamente (75%) e 58 in parte (25%).

Una catastrofe umanitaria. Durante il periodo dell'aggressione israeliana, la Striscia di Gaza è caduta nel buio della catastrofe umanitaria. I residenti del territorio assediato hanno fatto esperienza di una durezza di condizioni di vita senza precedenti. Il pericolo nel quale sono ricaduti i palestinesi ha costituito una minaccia sostanziale.

La caduta libera conseguente al dramma della guerra di Israele ha colpito tutti gli aspetti della vita privata e pubblica: dal divieto sui beni di prima necessità all’emergenza medico-ospedaliera per le vittime all’umiliazione delle difficoltà alimentari.

Una resistenza valorosa e passata alla storia. Nonostante la disparità di armamenti e di condizioni, la resistenza palestinese rispose con quello di cui disponeva, la popolazione lo fece con dignità e la resistenza armata con razzi che, dopo tre settimane del sanguinoso massacro, portarono l’occupazione ad un ritiro, sebbene parziale.

L’esperienza vissuta dal governo palestinese della Striscia di Gaza non ha pari e, subito dopo le prime ore del ritiro israeliano, l’amministrazione pubblica di Gaza fu messa a dura prova. Nonostante tutti gli apparati di governo fossero stati messi in ginocchio – dalla protezione civile alla sicurezza, dalla polizia ai suoi rappresentanti (si ricorda l’assassinio del ministro degli Interna Sa’ed Saim) e ancora tutti gli edifici ministeriali -, il governo ha lavorato duro per rimettere insieme le fratture.

L'emergenza sanitaria e la ripresa di una gestione ordinaria degli affari pubblici, come anche il pagamento degli stupendi agli impiegati e molto altro ancora sono stati affrontati con caparbietà e con le proprie scelte, il governo di Isma’il Haniyah ha conquistato molti successi producendo un sostegno di base ancora più forte di quello che lo aveva portato a vincere le elezioni. 

Soprattutto, la Striscia di Gaza, dalla popolazione al proprio governo, hanno dimostrato il fallimento di Israele e dell’occupazione.

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