Prigionieri palestinesi in Israele: isolamento e tortura, maltrattamenti e violazioni di ordini giudiziari, scioperi della fame e appelli

Ufficiali carcerari israeliani pestano prigioniera palestinese: grave il caso della detenuta Kharajah

Ramallah – InfoPal. Fonti palestinesi per i diritti umani denunciano il caso di Sumoud Hassan Kharajah, 22enne palestinese di Ramallah, aggredita fisicamente in prigione dalle unità Nahshon, all’interno del carcere israeliano di Ramla.

Durate un incontro con il difensore Shirin al-‘Iraqi – impiegato del ministero dei Prigionieri – lo scorso 8 ottobre, dal carcere di Damon, Kharajah aveva raccontato le ore in cui aveva subito un’umiliante perquisizione per mano degli ufficiali Nahshon.

Tutti i suoi effetti personali erano stati sequestrati, aveva ricevuto sputi sul viso e mani legate, il dolore quasi l’aveva fatta svenire e aveva riportato varie contusioni e lesioni gravi un po’ su tutto il corpo.

Gettata in una cella, le era stata negata anche una coperta, rimanendo a terra tutta la notte, tra gli scarafaggi e il terrore di un ritorno degli ufficiali israeliani.

Sumoud Hassan Kharajah era stata arrestata il 25 ottobre 2009 per motivi di sicurezza.

Fine detenzione in isolamento per l’unica prigioniera di Gaza. Uscirà dopo due mesi di detenzione in isolamento, Wafa’ Albas, unica donna proveniente dalla Striscia di Gaza.

La notizia è stata fornita dall’avvocato Taghrid Jahashan, che riporta la decisione del tribunale, il quale avrebbe disposto il trasferimento di Wafa’ nella prigione di Hasharon, insieme ai detenuti politici.

Wafa’ Albas, residente nel campo di Jabaliya, era stata arrestata nel 2005 a Beit Hanoun (Striscia di Gaza nord) e sta scontando una pena carceraria di 12 anni. In diverse riprese era stata confinata all’isolamento.

Ordine di rilascio disatteso da tre mesi. Prigioniero minaccia lo sciopero. Shadi Mohammed Abu Jadallah avverte di avere l’intenzione di proclamare lo sciopero della fame, qualora le autorità carcerarie israeliane dovessero continuare a non osservare la sentenza che aveva disposto il suo rilascio lo scorso 31 agosto.

Condannato a sette anni di prigione, Jadallah, cittadino di Khan Younes (Striscia di Gaza), ha lanciato un appello a tutte le parti coinvolte, alla Croce rossa internazionale (Icrc) e alla giustizia perché il suo caso non cada nel silenzio generale.

A riportare le parole di Jadallah, Rafaat Hamdouna, direttore del Centro studi sui prigionieri.

Detenuti palestinesi a Jalama: sciopero per porre fine all’isolamento. Da due giorni, tutti i prigionieri palestinesi nel carcere di Jalama hanno lanciato lo sciopero della fame. Sono tutti detenuti che contestano alle autorità carcerarie israeliane il protarsi da oltre tre mesi del loro isolamento e il rifiuto delle stesse autorità ad un loro trasferimento verso prigioni centrali – nonostante il periodo d’indagine sia terminato.

Jalama, infatti, è un centro d’indagine (preposto esclusivamente agli interrogatori e a stati di fermo, ndr).

Ai legali è stato negato l’accesso a Jalama come forma punitiva per lo sciopero indetto dai prigionieri.

Maltrattamenti e abusi, isolameto e tortura e altre forme disumane sono state riportate su numerosi casi di detenzioni a Jalama.

Si aggrava lo stato di salute di due detenuti in sciopero della fame. A sei giorni di sciopero della fame, le condizioni di salute di Shaykh Jamal Abu al Hajjah e di ‘Ahed Gulma sono deteriorate notevolmente.

L’allarme viene divulgato da Fu’ad al-Khuffash, direttore di Ahrar, Centro studi sui prigionieri e organizzazione per i diritti umani.

Stando alle dichiarazioni dell’avvocato Mohammed ‘Abedeen che è riuscito ad incontrarli nella prigione di Ramla, i due prigionieri si discono determinati a proseguire – nonostante le difficoltà fisiche – fino alla morte e ammettono: “La vita in isolamento è una morte lenta e sistematica”.

L’amministrazione della prigione avrebbe offerto loro un trasferimento nella prigione di Jalbu’, ma ripropone l’isolamento al quale i due detenuti avrebbero già risposto: essi chiedono la fine dell’isolamento insieme al resto dei prigionieri palestinesi, restando a Ramle, oppure giurano di essere pronti ad uscire cadaveri dalla prigione.

Al-Khuffash ha lanciato un appello alla comunità internazionale per il caso dei due prigionieri in pericolo di vita, ma anche per la causa di tutti i prigionieri palestinesi.

Abu al-Hajjah è un leader di Hamas che prese parte alla lotta contro l’invasione israeliana del campo profughi di Jenin (Cisgiordania nord), mentre Gulma è stato accusato di complicità nell’assassinio del ministro del Turismo israeliano Rahva’am Ze’evi.

Dal 25 novembre scorso sono in sciopero della fame per porre fine all’isolamento e per avere accesso alle visite dei familiari, come disposto da leggi e procedure internazionali.

Hamas chiede il rilascio immediato di tutti i detenuti da Gerico. Da sabato scorso, 27 novembre, sei detenuti di Hamas nella prigione sotto la giurisidizione dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) hanno proclamato lo sciopero della fame contro lo stato di detenzione in cui si trovano dal 2008, senza processo e accuse.

Il Movimento di resistenza islamica ha inviato il proprio appello alle milizie al servizio di Fatah, sotto le direttive del presidente Mahmoud ‘Abbas, richiedendo il rilascio di tutti i detenuti politici.

“Tutti i prigionieri, nessuno escluso devono ricevere la solidarietà di tutte le parti palestinesi – oltreché delle realtà per i diritti umani – , ma oggi più che mai – continua Hamas nelle proprie dichiarazioni alla stampa – sono i prigionieri palestinesi di Ariha (Gerico) in sciopero della fame a dover ricevere particolare attenzione e ascolto.

La loro detenzione è in contravvenzione alla legislazione internazionale ed è funzionale agli interessi dell’occupazione sionista”.

L’Alta corte palestinese ne aveva ordinato il rilascio.

Due prigionieri della Striscia di Gaza entrano nel 25° anno di detenzione. Ieri, 28 novembre, il numero di prigionieri palestinesi che hanno trascorso oltre un quarto di secolo nelle prigioni israeliane è salito a 26.

L’Alto comitato per i prigionieri ricorda la detenzione di Nafez Haraz, di 55 anni, e Fayez al-Khour, di 49 anni, entrambi provenienti dalla Striscia di Gaza.

Haraz era stato arrestato nel 1985 e condannato all’ergastolo per omicidio, è spostato con sei figli; anche al-Khour sta scontando l’ergastolo dal 1985.

Il numero dei “Decani della pazienza”, così come sono chiamati i prigionieri di lungo corso, è destinato a salire ancora a 27 entro il mese in corso.

Seppur nell’urgenza del loro rilascio, il comitato per i prigionieri ammonisce dal procedere con scambi di prigionieri le cui conseguenze potrebbero rivelarsi fatali per lo stato il popolo palestinese.

Per la lista completa dei prigionieri palestinesi da oltre 25 anni in prigione, vedi:

‘La drammatica situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane’

Elisa Gennaro

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